Dal primo luglio al 31 dicembre 2026 l’Irlanda assume la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, l’istituzione che riunisce i ministri dei 27 Stati membri e che, insieme al Parlamento europeo, negozia e approva gran parte della legislazione comunitaria. Per Dublino si tratta dell’ottava presidenza dal suo ingresso nella Comunità europea, in un passaggio segnato da tensioni geopolitiche, guerra in Ucraina, incertezza economica e necessità di rafforzare la capacità dell’Ue di agire in modo più rapido e coordinato.
Come funziona
Il meccanismo è quello della rotazione semestrale: ogni Stato membro, a turno, guida per sei mesi i lavori del Consiglio. La presidenza non è affidata a una singola persona, ma al Paese che in quel periodo ha il compito di organizzare e presiedere la maggior parte delle riunioni, fissare l’agenda dei lavori, cercare compromessi tra i governi e rappresentare il Consiglio nei negoziati con Parlamento europeo e Commissione. Non si tratta quindi di imprimere una linea nazionale, ma di svolgere il ruolo di «honest broker», mediatore imparziale tra gli interessi dei diversi Stati membri.
🇮🇪 🇪🇺 A new chapter starts today as Ireland takes over the Council presidency.
— EU Council (@EUCouncil) July 1, 2026
We look forward to the next six months!
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Dal Trattato di Lisbona, inoltre, le presidenze lavorano in gruppi di tre, i cosiddetti «trii», per garantire continuità all’azione europea su un arco di 18 mesi. L’Irlanda apre il trio con Lituania e Grecia, che assumeranno la guida del Consiglio rispettivamente nel primo e nel secondo semestre del 2027.
I dossier
Il motto scelto da Dublino è in gaelico: «Ní neart go cur le chéile», tradotto in inglese con «Strength with unity», cioè «Forza nell’unità». Il programma irlandese si articola attorno a tre pilastri: competitività, valori e sicurezza. Tre capitoli che il Governo irlandese presenta come intrecciati tra loro: senza una base economica solida, senza il rispetto dello Stato di diritto e senza una maggiore capacità di difesa e resilienza, l’Unione rischia di non essere all’altezza delle sfide dei prossimi anni.
Il primo dossier è quello della competitività. La presidenza irlandese punta a semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi, rafforzare il mercato unico e facilitare la crescita delle imprese europee. Tra le priorità ci sono la transizione energetica, lo sviluppo delle reti, l’intelligenza artificiale, il cloud, la connettività digitale e la protezione delle infrastrutture sottomarine, a partire dai cavi per le telecomunicazioni. Dublino intende inoltre sostenere il lavoro sulla Savings and Investments Union e sul Digital Euro, con l’obiettivo di mobilitare più risparmio europeo verso investimenti produttivi.
Un capitolo centrale sarà il bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034. La presidenza irlandese vuole portare avanti i negoziati sul nuovo Quadro finanziario pluriennale, da cui dipenderanno risorse e priorità della prossima fase europea: competitività, difesa, coesione, politica agricola comune, innovazione e strumenti per l’azione esterna. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2026 a un livello di avanzamento sufficiente per permettere ai leader europei di prendere le decisioni politiche necessarie.
Il secondo pilastro riguarda i valori europei. Nel programma irlandese trovano spazio il sostegno allo Stato di diritto, la difesa della democrazia, la lotta alla disinformazione e la tutela dei diritti fondamentali. Particolare attenzione è dedicata anche alla sicurezza dei minori online, con il riferimento alla necessità di rafforzare gli strumenti europei su verifica dell’età, protezione dei bambini negli ambienti digitali e contrasto agli abusi sessuali sui minori.
Sul piano internazionale, il sostegno all’Ucraina resta una delle priorità più nette. L’Irlanda si impegna a mantenere l’appoggio politico, finanziario e militare a Kiev, a proseguire la pressione su Mosca anche attraverso le sanzioni e a sostenere il percorso europeo dei Paesi candidati. Nel programma si cita in particolare l’allargamento come investimento in pace, sicurezza e stabilità, con l’obiettivo di fare progressi nei negoziati con Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina.
Il terzo asse è la sicurezza. In un contesto segnato dalla guerra russa contro l’Ucraina, dai conflitti in Medio Oriente e dall’aumento delle minacce ibride e cyber, la presidenza irlandese punta a rafforzare la capacità dell’Ue di proteggere cittadini, infrastrutture critiche, reti energetiche, porti e confini. Il programma prevede lavori sulla nuova strategia europea di sicurezza, sulla mobilità militare, sugli appalti nel settore della difesa, sulla sicurezza marittima e sulla cooperazione contro criminalità organizzata, traffico di armi e traffico di migranti.
Non manca il dossier migrazione. Dublino indica tra le priorità la piena attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, insieme al lavoro sui rimpatri e sulla digitalizzazione delle procedure. Anche in questo caso l’obiettivo è tenere insieme sicurezza, gestione ordinata dei flussi e rispetto dei diritti fondamentali.
Identità
La presidenza avrà infine anche un valore simbolico per l’identità irlandese. Sarà infatti la prima da quando, nel gennaio 2022, il gaelico irlandese è diventato lingua di lavoro pienamente operativa dell’Unione europea. Dublino intende valorizzarlo nelle attività del Consiglio, nelle comunicazioni ufficiali e negli eventi culturali, presentando la diversità linguistica come parte integrante del progetto europeo.
La sfida, per l’Irlanda, sarà dunque trasformare un semestre di presidenza in un passaggio concreto di avanzamento dell’agenda europea. Non una guida politica nel senso nazionale del termine, ma un ruolo di regia, mediazione e accelerazione dei dossier aperti. In un’Unione chiamata a decidere su bilancio, sicurezza, competitività e allargamento, il semestre irlandese arriva in uno dei momenti più delicati della legislatura europea.




