È già scontro sul futuro Bilancio dell’Unione europea. Il primo confronto tra i leader dei Ventisette sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 ha confermato una distanza ancora ampia tra i Paesi cosiddetti «frugali», favorevoli a una spesa più contenuta, e gli «amici della Coesione», che difendono le politiche tradizionali dell’Ue, a partire da fondi agricoli e coesione territoriale.
Le due parti
Il negoziato è solo all’inizio, ma il confronto ha già assunto un peso politico. Da una parte ci sono i contributori netti, che chiedono di ridurre il bilancio, escludono nuovo debito comune e respingono l’ipotesi di eurobond, anche solo per rifinanziare il NextGeneration Eu in scadenza. Dall’altra, un fronte guidato da Italia e Spagna sostiene che le nuove priorità dell’Unione – difesa, competitività, sicurezza economica – non possano essere finanziate sacrificando gli strumenti storici previsti dai Trattati.
A margine del Consiglio europeo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente romeno Nicusor Dan hanno riunito diciassette Paesi per serrare i ranghi in vista del negoziato. Meloni ha poi avuto un bilaterale con il premier spagnolo Pedro Sánchez, con cui ha condiviso l’opportunità di una linea comune tra Italia e Spagna: introdurre risorse per le nuove priorità strategiche senza ridurre quelle destinate alla coesione.
A margine del Consiglio europeo ho promosso, insieme al Presidente della Romania, Nicușor Dan, una riunione informale dei Capi di Stato e di Governo degli Stati membri del gruppo “Amici della Coesione”, per rafforzare il coordinamento politico sul prossimo Quadro Finanziario… pic.twitter.com/5n1ajH9Ltu
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 18, 2026
Il fronte opposto ha chiarito subito la propria posizione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che «nuovo debito europeo non può esistere» e che l’entità del bilancio in discussione è «chiaramente troppo elevata». Anche il premier olandese Rob Jetten ha detto no all’ipotesi di eurobond per la difesa o per il rifinanziamento del Recovery. Ancora più netto il cancelliere austriaco Christian Stocker: «I contributori netti del Bilancio Ue non sono un bancomat dell’Unione europea».
La proposta della presidenza cipriota, che prevedeva una limatura del 2% rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea – pari a 32,8 miliardi in meno e a un volume complessivo di 1.730,2 miliardi di euro a prezzi 2025 – non ha convinto nessuno. È stata giudicata troppo modesta dai frugali, insufficiente dagli «amici della Coesione» e non risolutiva dalla Commissione. Sul bilancio Ue serve l’unanimità e in area frugale non manca chi evoca il veto all’ipotesi di chiudere l’intesa entro fine anno.
Finanziamenti
Il bilancio europeo oggi è finanziato in larga parte dai contributi nazionali basati sul reddito nazionale lordo, che valgono tra il 70 e il 75% del totale, oltre che dai dazi sulle importazioni da Paesi extra Ue e da una quota legata all’Iva.
Per il prossimo ciclo finanziario la Commissione ha indicato cinque nuove «risorse proprie», stimate a regime in circa 58,5 miliardi di euro all’anno: entrate dal mercato delle quote di carbonio Ets, dal meccanismo Cbam sul carbonio alle frontiere, da un prelievo sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, dall’accisa sul tabacco e da un contributo sulle grandi imprese attive nel mercato unico con fatturato netto di almeno 100 milioni di euro. Proprio quest’ultima ipotesi incontra però un’opposizione molto ampia tra i Governi.
We need an agreement on the next long-term #EUbudget by the end of this year—not because of political calendar, but because we owe certainty to the beneficiaries of the EU budget. pic.twitter.com/5vhN8mPCIL
— Piotr Serafin (@Piotr_Serafin) June 16, 2026
A complicare ulteriormente il confronto c’è il rimborso del debito contratto per finanziare il NextGeneration Eu, il programma che ha sostenuto i Pnrr nazionali: 150 miliardi di euro, a prezzi 2025, nell’arco dei sette anni. Una parte significativa dell’aumento del bilancio proposto rispetto al ciclo precedente non si tradurrebbe quindi in nuova capacità di spesa, ma servirebbe a coprire il rimborso delle obbligazioni emesse durante la pandemia. Una discussione sul rifinanziamento di quei titoli è stata aperta, ma il no della Germania e di diversi Paesi frugali resta netto.
I leader hanno dato mandato all’Irlanda, che assumerà la presidenza di turno dell’Ue dopo Cipro, di lavorare a una proposta sulle risorse proprie entro ottobre e a un nuovo schema negoziale complessivo. Il premier irlandese Micheál Martin ha riconosciuto che le trattative sono difficili e segnate da «richieste contrastanti», soprattutto sull’agricoltura, dossier sensibile per molti Stati membri.

Nel negoziato avrà un ruolo decisivo anche il Parlamento europeo, che ha già approvato una posizione definita «forte e ambiziosa», chiedendo un aumento di circa il 10% del bilancio rispetto alla proposta della Commissione.
Le tempistiche
Il confronto si annuncia lungo e complesso. C’è chi spinge per chiudere entro il 2026, prima dell’avvio di una stagione elettorale che nel 2027 toccherà Francia, Polonia, Spagna, Italia e Finlandia. Ma il nocciolo dei Paesi frugali – Svezia, Danimarca, Finlandia, Olanda e Austria – rifiuta di considerare quella scadenza un obbligo.
Intanto le ambizioni dell’Ue aumentano: difesa, competitività, transizione ecologica e digitale, sicurezza economica e risposta allo strapotere commerciale della Cina. Le risorse, però, restano limitate. Ed è proprio qui che il negoziato sul bilancio mostra la sua natura più politica che tecnica: decidere quanto l’Europa vuole fare insieme, e con quali strumenti



