Economia

Scontro sul futuro bilancio dell’Ue, l’Italia guida il fronte della coesione

I «frugali» (Germania, Olanda e Austria) chiudono agli eurobond e a un nuovo debito comune
Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea
Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea

È già scontro sul futuro Bilancio dell’Unione europea. Il primo confronto tra i leader dei Ventisette sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 ha confermato una distanza ancora ampia tra i Paesi cosiddetti «frugali», favorevoli a una spesa più contenuta, e gli «amici della Coesione», che difendono le politiche tradizionali dell’Ue, a partire da fondi agricoli e coesione territoriale.

Le due parti

Il negoziato è solo all’inizio, ma il confronto ha già assunto un peso politico. Da una parte ci sono i contributori netti, che chiedono di ridurre il bilancio, escludono nuovo debito comune e respingono l’ipotesi di eurobond, anche solo per rifinanziare il NextGeneration Eu in scadenza. Dall’altra, un fronte guidato da Italia e Spagna sostiene che le nuove priorità dell’Unione – difesa, competitività, sicurezza economica – non possano essere finanziate sacrificando gli strumenti storici previsti dai Trattati.

A margine del Consiglio europeo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente romeno Nicusor Dan hanno riunito diciassette Paesi per serrare i ranghi in vista del negoziato. Meloni ha poi avuto un bilaterale con il premier spagnolo Pedro Sánchez, con cui ha condiviso l’opportunità di una linea comune tra Italia e Spagna: introdurre risorse per le nuove priorità strategiche senza ridurre quelle destinate alla coesione.

Il fronte opposto ha chiarito subito la propria posizione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che «nuovo debito europeo non può esistere» e che l’entità del bilancio in discussione è «chiaramente troppo elevata». Anche il premier olandese Rob Jetten ha detto no all’ipotesi di eurobond per la difesa o per il rifinanziamento del Recovery. Ancora più netto il cancelliere austriaco Christian Stocker: «I contributori netti del Bilancio Ue non sono un bancomat dell’Unione europea».

La proposta della presidenza cipriota, che prevedeva una limatura del 2% rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea – pari a 32,8 miliardi in meno e a un volume complessivo di 1.730,2 miliardi di euro a prezzi 2025 – non ha convinto nessuno. È stata giudicata troppo modesta dai frugali, insufficiente dagli «amici della Coesione» e non risolutiva dalla Commissione. Sul bilancio Ue serve l’unanimità e in area frugale non manca chi evoca il veto all’ipotesi di chiudere l’intesa entro fine anno.

Finanziamenti

Il bilancio europeo oggi è finanziato in larga parte dai contributi nazionali basati sul reddito nazionale lordo, che valgono tra il 70 e il 75% del totale, oltre che dai dazi sulle importazioni da Paesi extra Ue e da una quota legata all’Iva.

Per il prossimo ciclo finanziario la Commissione ha indicato cinque nuove «risorse proprie», stimate a regime in circa 58,5 miliardi di euro all’anno: entrate dal mercato delle quote di carbonio Ets, dal meccanismo Cbam sul carbonio alle frontiere, da un prelievo sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, dall’accisa sul tabacco e da un contributo sulle grandi imprese attive nel mercato unico con fatturato netto di almeno 100 milioni di euro. Proprio quest’ultima ipotesi incontra però un’opposizione molto ampia tra i Governi.

A complicare ulteriormente il confronto c’è il rimborso del debito contratto per finanziare il NextGeneration Eu, il programma che ha sostenuto i Pnrr nazionali: 150 miliardi di euro, a prezzi 2025, nell’arco dei sette anni. Una parte significativa dell’aumento del bilancio proposto rispetto al ciclo precedente non si tradurrebbe quindi in nuova capacità di spesa, ma servirebbe a coprire il rimborso delle obbligazioni emesse durante la pandemia. Una discussione sul rifinanziamento di quei titoli è stata aperta, ma il no della Germania e di diversi Paesi frugali resta netto.

I leader hanno dato mandato all’Irlanda, che assumerà la presidenza di turno dell’Ue dopo Cipro, di lavorare a una proposta sulle risorse proprie entro ottobre e a un nuovo schema negoziale complessivo. Il premier irlandese Micheál Martin ha riconosciuto che le trattative sono difficili e segnate da «richieste contrastanti», soprattutto sull’agricoltura, dossier sensibile per molti Stati membri.

Il Consiglio europeo a Bruxelles - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il Consiglio europeo a Bruxelles - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Nel negoziato avrà un ruolo decisivo anche il Parlamento europeo, che ha già approvato una posizione definita «forte e ambiziosa», chiedendo un aumento di circa il 10% del bilancio rispetto alla proposta della Commissione.

Le tempistiche

Il confronto si annuncia lungo e complesso. C’è chi spinge per chiudere entro il 2026, prima dell’avvio di una stagione elettorale che nel 2027 toccherà Francia, Polonia, Spagna, Italia e Finlandia. Ma il nocciolo dei Paesi frugali – Svezia, Danimarca, Finlandia, Olanda e Austria – rifiuta di considerare quella scadenza un obbligo.

Intanto le ambizioni dell’Ue aumentano: difesa, competitività, transizione ecologica e digitale, sicurezza economica e risposta allo strapotere commerciale della Cina. Le risorse, però, restano limitate. Ed è proprio qui che il negoziato sul bilancio mostra la sua natura più politica che tecnica: decidere quanto l’Europa vuole fare insieme, e con quali strumenti

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