È stata soprattutto la giornata di Kaja Kallas al Parlamento europeo. Mentre a Evian la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si confrontava con i capi di Stato e di Governo del G7, a Strasburgo l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha chiarito in aula le posizioni dell’Europa su due temi esteri che continuano a essere molto caldi: la guerra tra Russia e Ucraina e la situazione in Medio Oriente.
Partiamo da quello che succede nel Continente e da una dichiarazione di Kallas che non lascia spazio alle interpretazioni. «Gli attacchi di droni russi sul territorio europeo non sono incidenti isolati». Nessun errore dunque. Per Kallas non ci sono « mappe errate o piloti che deviano per errore dal loro piano di volo». Anzi, è «un test coordinato e organizzato per valutare la nostra capacità di reagire e dobbiamo rispondere con unità, maggiore deterrenza, risolutezza e inviare un messaggio chiaro a Mosca: l'Europa è unita per difendere la sicurezza, la stabilità e i nostri valori».
Parole necessarie dopo l’attacco russo in Romania del 29 maggio, quando un drone colpì un edificio a Galati ferendo alcune persone. Ultimo episodio di una lista di cui fanno parte anche gli Stati baltici e la Finlandia. Tutti attaccati da Mosca. Ma parole che «non bastano», ammette l’alta rappresentate Ue.
«Servono anche i fatti – prosegue –: il bilancio dovrebbe dimostrare che prendiamo la questione sul serio. Voi, in quanto membri del Parlamento, potreste anche valutare la possibilità di includere nel bilancio le spese utili per gestire questi eventi».
Per Kallas la questione è comunque più ampia, perché «l’Europa è da anni alle prese con attacchi cybernetici, di sabotaggio e di disinformazione». Si tratta di una «guerra cognitiva e intellettuale». Insomma, c’è anche la dialettica da contrastare e «l’Unione europea ha gli strumenti giusti per farlo».
La chiosa finale è poi un richiamo all’unità dell’Europa: «Dobbiamo lottare per i nostri cittadini».
Il Medio Oriente
Prima, in ordine temporale, in aula aveva trovato posto la questione mediorientale, che si è chiusa con una provocazione canora nei confronti dell’Alta rappresentate Ue. Ma andiamo con ordine. Kallas ha dichiarato «cauto ottimismo» per l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran che potrebbe porre fine alla guerra e riaprire lo stretto di Hormuz. Una svolta utile anche «per aprire colloqui più approfonditi su altre questioni, come il programma nucleare iraniano e l’instabilità della regione».
Dichiarazioni che non sono piaciute particolarmente a Irene Montero, di Podemos, partito di sinistra radicale spagnolo. «Cosa deve festeggiare l'Europa? E lei signora Kallas deve festeggiare l’accordo con l’Iran o il compleanno del presidente Trump? Allora cantiamo tutti insieme». E così Montero ha intonato «tanti auguri mister Trump, tanti auguri mister genocidio».
Il Libano
Si è chiuso così un dibattito vivace, in cui era emersa anche la difficile posizione del Libano. «C’è bisogno di una grande attenzione internazionale: le popolazioni civili meritano pace», ha dichiarato Kallas.
Attenzione che chiede anche l’eurodeputato bresciano Paolo Inselvini (FdI/Ecr). «Il tanto agognato accordo tra Stati Uniti e Iran sembra finalmente arrivare, ma le vittime continuano ad essere i civili e l’economia europea – spiega –. Lunedì Israele ha bombardato rischiando di mandare in area gli sforzi diplomatici. Netanyahu non vuole fermarsi. Basta. Non può esserci pace se il Libano continua a bruciare».

Sull’intervento del bresciano ha avuto qualcosa da dire il tedesco Lukas Sieper (Renew), che ha chiesto quali possono essere le conseguenze se non si dovesse trovare la pace. «Serve uno sforzo di umanità – la replica di Inselvini –. Dobbiamo sederci al tavolo in maniera unita, cauta e pragmatica. Solo così possiamo aiutare la popolazione che è vittima del fuoco incrociato». Ma Inselvini precisa subito: «Questo non vuol dire sdoganare l’immigrazione incontrollata. Dobbiamo garantire ai popoli di vivere in pace nelle loro terre».




