Economia

Irpef, nel Bresciano versati 800 milioni di euro in più in cinque anni

Il gettito cresce del 21,1% dal 2019, sfiorando nel 2024 i 4,6 miliardi di euro. Pesano più contribuenti e redditi nominali, e c’entra l’inflazione
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Il gettito Irpef totale del Bresciano è cresciuto in cinque anni del 21,1%
Il gettito Irpef totale del Bresciano è cresciuto in cinque anni del 21,1%

Quasi 25 milioni di italiani non versano un euro di Irpef. È il dato che emerge dal rapporto di Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024 e che, nei giorni scorsi, ha riaperto il tema di chi paga questa imposta in Italia.

Quel numero va però letto con attenzione: non significa che ci siano 24,8 milioni di contribuenti che non versano l’imposta sul reddito. Nel conto rientra infatti l’intera popolazione italiana, compresi bambini, studenti e persone che non lavorano. Su 58,9 milioni di residenti, i contribuenti – cioè le persone fisiche che risultano al Fisco con almeno un reddito rilevante ai fini delle statistiche Irpef, attraverso una dichiarazione dei redditi o una Certificazione unica – sono 42,8 milioni e quelli che versano almeno un euro di Irpef poco più di 34,1 milioni. Sono invece circa 9 milioni i contribuenti per i quali non risulta un versamento dell’imposta.

All’interno della fotografia nazionale, vediamo qual è il contesto bresciano. La domanda è duplice: in quanti pagano l’Irpef e quanto è cresciuto il totale versato tra il 2019 e il 2024.

Nel Bresciano

Partiamo proprio da qui. In cinque anni l’Irpef netta complessiva in provincia è aumentata di oltre 800 milioni di euro. Nel 2019 il gettito era di 3,79 miliardi, nel 2024 ha raggiunto i 4,59 miliardi: +21,1%. Eppure il numero di occupati non è cresciuto così tanto, anzi: rispetto al 2019 il Bresciano ha guadagnato appena 2mila occupati, da 553mila a 555mila.

Vediamo allora come si spiegano allora 800 milioni di imposta in più.

La risposta è il risultato della combinazione di due fattori. Da un lato sono aumentati i contribuenti che versano almeno un euro di Irpef: da 715.171 a 785.498, oltre 70mila in più (+9,8%). Ma è aumentata anche l’imposta media che questa platea paga, da 5.299 a 5.845 euro (+10,3%, senza tener conto della rivalutazione dell'indice monetario). I due incrementi, combinati, spiegano quasi tutto il +21,1% dell’Irpef complessiva.

Questo non significa che ogni contribuente bresciano paghi oggi il 21% in più. E neppure che l’aumento della platea possa essere spiegato direttamente da un tasso di occupazione più elevato. Dopo la caduta del 2020, quando gli occupati erano scesi a 533mila, il mercato del lavoro ha recuperato, ma il saldo rispetto al 2019 è solo del +0,4%, da 553mila a 555mila. Occupati e contribuenti Irpef, inoltre, non coincidono: tra chi versa l’imposta sono compresi anche pensionati, autonomi e altri percettori di reddito.

Una parte della spiegazione passa invece dai redditi.

In un’analisi che abbiamo pubblicato a fine aprile, i dati di Istat del ministero dell’Economia aveva mostrato come il reddito medio dichiarato in provincia sia salito dai 21.231 euro del 2019 ai 24.970 del 2024 (+17,6%), ma anche come crescita sia quasi interamente maturata negli anni dell’impennata dei prezzi: nello stesso periodo l’indice generale dell’inflazione è salito del 15,4%. Guadagniamo di più, insomma, ma abbiamo meno potere d’acquisto.

Fiscal drag

È qui che entra in gioco anche il fiscal drag, il meccanismo per cui più aumentato i redditi per stare dietro all’inflazione, più cresce anche l’Irpef che si versa: si finisce così per pagare più tasse senza essere diventati davvero più ricchi.

L’Irpef è infatti progressiva e viene calcolata sui redditi nominali. Se aumentano, può crescere anche il prelievo senza che aumenti però di pari passo il potere d’acquisto. Parte degli aumenti salariali viene insomma assorbita dalle imposte, rendendo più difficile il recupero rispetto all’incremento dei prezzi.

I dati disponibili non consentono di stabilire quanto dei 545 euro di incremento dell’Irpef media bresciana sia dovuto a questo meccanismo, dal momento che nel quinquennio sono cambiati anche aliquote, scaglioni e detrazioni.

Resta però una sequenza significativa di dati: tra il 2019 e il 2024 gli occupati sono aumentati dello +0,4%, i contribuenti con Irpef positiva del +9,8%, il reddito medio nominale del +17,6%, l’Irpef media del  +10,3% e il gettito complessivo del +21,1%.

Nei Comuni

La media provinciale nasconde poi distanze molto ampie tra un Comune e l’altro. Nel 2024 a Padenghe sul Garda l’Irpef netta media per contribuente con imposta positiva raggiunge i 11.650 euro, seguita da Soiano del Lago con 9.925 euro e Gardone Riviera con 8.661. All’estremo opposto si trovano Tremosine sul Garda, con 3.524 euro, Lozio con 3.531 e Monno con 3.542. Tra i due estremi l’Irpef media cambia quindi di oltre tre volte: a Padenghe è circa 3,3 volte quella di Tremosine. Non significa però che nel primo Comune le aliquote siano più alte: la distanza altro non è che lo specchio dei redditi di chi vive in quei paesi.

Nel Bresciano, infine, nel 2024 i contribuenti complessivi erano 951.028 e quelli con Irpef netta positiva 785.498: l’82,6%. Restano 165.530 contribuenti, il 17,4%, senza un’Irpef superiore a zero. Anche qui, però, attenzione: non significa che siano persone che non hanno un reddito imponibile. L’Irpef netta è soltanto una delle componenti del prelievo fiscale e non coincide con l’insieme delle imposte e dei contributi versati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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