Economia

Imposta di successione, come funziona l’imposta sui beni ereditati

Con il dibattito sulla patrimoniale, si tornati a parlare anche di riforma del prelievo sulle eredità: come funziona la legislazione in Italia e negli altri Paesi Ue
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

L'imposta di successione si applica sui beni ricevuti in eredità
L'imposta di successione si applica sui beni ricevuti in eredità

Nella proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre la patrimoniale in Italia, depositata a maggio dal comitato «1% Equo» in Corte di Cassazione, oltre all’imposta sulle grandi ricchezze c’è un altro progetto di cui si chiede l’attuazione: la riforma dell’imposta di successione. Si tratta di un prelievo fiscale che, come la patrimoniale, si applica su una base diversa dal reddito da lavoro: in questo caso l’imposta si applica sulle eredità. Come per la patrimoniale, anche qui il dibattito si polarizza tra chi la ritiene una misura di equità fiscale, per effettuare prelievi diversi da quelli sul lavoro, e chi invece una soluzione che tassa il risparmio. Ma come funziona oggi in Italia? Ed è prevista ovunque?

Come funziona oggi

Oggi in Italia chi riceve in eredità beni immobili e diritti reali immobiliari deve presentare una dichiarazione di successione e pagare un’imposta. Per il calcolo del tributo sulle successioni e sulle donazioni si applicano delle aliquote che vanno dal 4 al 8%:

  • L’aliquota del 4% si applica sui trasferimenti in favore del coniuge o di parenti in linea retta (cioè quelli che discendono l’uno dall’altro, come, ad esempio, i genitori e i figli). C’è però una franchigia, cioè una soglia di quanto si eredita oltre la quale non si paga l’imposta: in questo caso è di un milione di euro
  • Sui trasferimenti in favore di fratelli o sorelle si applica invece un’aliquota del 6% sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, i 100mila euro
  • Per i trasferimenti in favore di altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea collaterale fino al terzo grado, l’aliquota che si applica è ancora del 6%, senza nessuna franchigia
  • Infine, sui trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti, viene applicata un’aliquota dell’8% sul valore complessivo netto trasferito, senza franchigie

Se la persona che beneficia dell’eredità è una persona con disabilità grave, il valore della franchigia sale a 1,5 milioni di euro: significa che l’imposta di successione si applica solo ai valori che superano questa cifra.

L'esterno della sede dell'Agenzia delle Entrate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'esterno della sede dell'Agenzia delle Entrate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La proposta di legge

Il 7 maggio il comitato «1% Equo» ha depositato alla Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare in cui si chiede l’introduzione di un’imposta annuale sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, con aliquote che vanno dall’1% – per la quota tra i 2 e i 5 milioni di euro – e il 3,5%, per la quota di patrimonio superiore ai 20 milioni di euro. Assieme all’introduzione del prelievo sulle grandi ricchezze, però, la proposta di legge chiede anche che si riformi l’imposta di successione, istituendo delle nuove aliquote progressive

Le aliquote per i parenti in linea retta, secondo l’iniziativa di «1% Equo», andrebbero rimodulate in questo modo:

  • Fino a 500mila euro, un’aliquota dell’8%
  • Tra 500mila euro e un milione di euro, un’aliquota del 12%
  • Oltre un milione di euro, un’aliquota del 15%

Per ciascun beneficiario, nella proposta di legge rimarrebbero le franchigie di un milione di euro per ogni beneficiario, mentre verrebbero abrogate le agevolazioni per il trasferimento di aziende e partecipazioni familiari. 

Negli altri Paesi

Nel testo della proposta depositata in Cassazione si legge che la riforma dell’imposta di successione è motivata dallo scopo di garantire «maggiore equità nella distribuzione intergenerazionale della ricchezza» e di adeguare l’Italia «al livello medio europeo di imposizione». 

Per quanto riguarda l’Europa, la Commissione Ue ha fatto riferimento all’imposta di successione nelle raccomandazioni che ha inviato all’Italia a inizio giugno. Dove si legge che, nel nostro Paese, ci sarebbe «margine per spostare parte del carico fiscale che grava sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente sottoutilizzate, tra cui il patrimonio e – appunto – le successioni».

Ma quali prelievi sono in vigore negli altri Paesi europei sulle eredità? La situazione è varia: ci sono Stati in cui l’imposta di successione è ancora più alta che in Italia e altri, invece, in cui è stata abolita. In Francia, per esempio, le aliquote progressive vanno dal 5%, per i primi 8mila euro ereditati, fino al 60%, in caso di eredità senza parentela. In mezzo, anche a fratelli e sorelle si applicano aliquote del 45% oltre i 24.400 euro di eredità, ma ne sono esenti le successioni tra coniugi. Altri Paesi invece non applicano imposte di successione: tra questi il Portogallo e Malta.

Quanto vale in rapporto al Pil

Ma quanto vale questo prelievo fiscale sul prodotto interno lordo? Eurostat aggrega per i Paesi Ue sotto la voce «capital taxes» i dati su imposte di successione, imposte sulle donazioni e imposte sul capitale occasionali o eccezionali. Non tutte ovviamente hanno corrispondenti in ogni Paese: per l’Italia nel 2024 questi prelievi hanno rappresentato lo 0,083% del Pil, in Francia – il Paese con il valore più alto, lo 0,7%.

La media dei 27 Stati dell’Unione è di 0,3%. Dopo la Francia, per peso delle imposte di successione e sulla donazioni rispetto al pil, seguono Belgio (0,6%), Finlandia (0,4%) e Spagna (0,35%). Sopra l’Italia ci sono anche Paesi Bassi (0,3%) e Germania (0,2%). Molti stati dell’Ue, comunque, non hanno imposte di questo tipo oppure hanno dati sotto lo 0,1%.

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