Per la prima volta dal 2023, la Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse. La decisione, attesa da settimane dagli economisti, è stata annunciata oggi dalla Bce con un comunicato. L’aumento è di 25 punti base: in questo modo il tasso sui depositi passa dal 2 al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali dal 2,15% al 2,40% e quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%. La scelta avrà effetto dal 17 giugno.
L’inflazione
Sulla scelta di alzare i tassi ha inciso la volontà di contenere l’inflazione, tornata a salire dopo l’aumento dei prezzi dell’energia generato dalla crisi nello stretto di Hormuz. «Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine», si legge nella nota della Bce.
In particolare, continua il comunicato, «il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro».
Ma perché la Bce ha deciso di aumentare i tassi? Di solito, le banche centrali prendono questa decisione, appunto, per contrastare l'aumento dell’inflazione. Il meccanismo è questo: aumentando i tassi di interesse, diventa meno conveniente per il cittadino chiedere un mutuo o un prestito, perché il loro costo sale. In questo modo, l’economia dovrebbe “raffreddarsi” – con meno investimenti e consumi – e l’inflazione smettere di correre.
Nel concreto, a risentirne saranno soprattutto i mutui a tasso variabile. Dopo l’annuncio, sono cominciate a circolare le prime previsioni sugli effetti che la scelta della Bce potrebbe avere sui finanziamenti e sulla spesa delle famiglie.

Oltre il 4 per cento
Secondo un’analisi della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), il costo dei mutui potrebbe tornare a superare il 4 per cento. Come si legge nello studio, se nel 2025 il tasso medio sui finanziamenti per acquistare casa superava si poco il 3%, oggi «il confronto con un tasso che potrebbe salire fino al 4,25% evidenzia un aumento consistente delle rate mensili».
Come si configurerebbe questo aumento? Secondo la stima di Fabi, per un finanziamento da 50mila euro la maggiore spesa mensile oscillerebbe tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100mila euro, invece, l’aumento della rata andrebbe da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150mila euro la crescita sarebbe compresa tra 88 e 106 euro mensili. E così a crescere: su un mutuo da 200mila euro l’incremento della rata oscilla tra 118 e 141 euro al mese, per un finanziamento da 250.000 euro si stimano un aumento anche di 176 euro ogni mese, oltre 2.100 euro nell’arco di un anno. In generale, ricorda la Fabi, la durata del rimborso amplifica gli effetti del rialzo: più si allunga il piano di ammortamento, più gli interessi pesano sul costo del finanziamento.
«La lotta all'inflazione è un obiettivo necessario, ma occorre evitare che le misure adottate finiscano per comprimere la domanda interna e rallentare la crescita – commenta il segretario generale di Fabi, Lando Sileoni –. La casa continua a rappresentare una priorità per milioni di italiani: rendere più difficile l'accesso al credito significa incidere direttamente sulle prospettive economiche delle famiglie e del Paese».
Gli effetti sulle famiglie
Un’ulteriore stima, infine, viene dal Codacons. Secondo l’associazione di tutela dei consumatori il rialzo comporterà «un aggravio dei costi a carico delle famiglie italiane che hanno acceso un mutuo a tasso variabile».
E propone una stima: se si prende una «fascia media» di mutuo a tasso variabile, l'importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l'acquisto di una casa, con importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro per una durata di 25 anni, «la rata mensile – si legge nella nota del Codacons – è destinata a salire tra i 15 e i 25 euro per effetto della decisione della Bce». Su base annua, invece, il rialzo dei tassi potrebbe comportare un aumento di spesa tra i 180 e i 300 in più a famiglia.
Altre stime
Anche alcune piattaforme online hanno proposto alcune stime. Secondo Facile.it, dopo l’aumento di 25 punti base confermato oggi, per un finanziamento da 126mila euro a 25 anni la rata del mutuo a tasso variabile potrebbe salire subito di circa 16 euro, passando da 590 a 606 euro.
Per quanto riguarda i mutui a tasso fisso, le offerte attuali, secondo Facile.it, si attestano su un TAN (il tasso di interesse annuo “puro” applicato sul capitale preso in prestito, escluse altre spese o commissioni) del 3,20% e una rata iniziale di circa 611 euro. Il vantaggio del fisso, si legge nella nota di Facile.it, resta soprattutto la stabilità nel tempo, a fronte di un costo iniziale generalmente più alto. Con lo scenario attuale, la rata del variabile potrebbe arrivare fino a circa 626 euro entro fine 2026, riducendo in questo modo ancora di più la distanza con il mutuo a tasso fisso.
Anche MutuiOnline.it ha proposto una stima dello scenario dei finanziamenti dopo il rialzo della Bce. Prendendo ad esempio la rata mensile di un mutuo ventennale a tasso variabile da 150mila euro, questa salirebbe dagli attuali 801 a 819 euro, con un TAN al 2,83%. Nell'arco del piano di rimborso, sostiene lo studio, questo comporterebbe un extra-costo di 4.400 euro. «Il vantaggio oggi ancora favorevole al mutuo variabile rispetto al fisso è destinato a ridursi, rendendo ancora più importante una valutazione attenta del proprio profilo finanziario», ha commentato il direttore operativo di MutuiOnline.it, Matteo Favaro.
Le reazioni del mercato
In ogni caso, i prossimi giorni chiariranno meglio il quadro, osservando l’Euribor, l’indice di riferimento per calcolare i tassi di interesse e le rate dei mutui a tasso variabile, e l’Eurirs, l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso: «Attenderei i dati di domani e dei primi giorni della prossima settimana per vedere la reazione sui tassi Euribor ed Eurirs – afferma Roberto Savona, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università degli studi di Brescia –. Parte delle attese di rialzo erano già state scontate dal mercato. Tuttavia, vedremo come reagisce il mercato: Eurirs in genere reagisce meno di Euribor. È da capire cosa fanno le banche, perché con uno spread sopra Euribor/Irs come quelli attuali la differenza tra tasso fisso e variabile è relativamente contenuta e forse varrebbe la pena scegliere un tasso fisso, nell’obiettivo dí assicurarsi contro – probabili – ulteriori rialzi».
La crescita
La Bce ha anche rivisto le stime di crescita: «Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028 – spiega la nota –. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028. Rispetto all’esercizio di marzo, i nostri esperti hanno corretto al rialzo le proiezioni per l’inflazione del 2026 e del 2027 nello scenario di base, soprattutto a causa della traiettoria più elevata dei prezzi dell’energia, che in certa misura dovrebbero trasmettersi all’inflazione degli alimentari, dei beni e dei servizi. Nello scenario di base la crescita economica raggiungerebbe in media lo 0,8% nel 2026, l’1,2% nel 2027 e l’1,5% nel 2028. Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 che riflette l’impatto più pronunciato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia».




