La corsa ai data center in Italia ha ormai assunto dimensioni che vanno ben oltre i progetti effettivamente destinati a entrare in esercizio. È una corsa, innanzitutto, alla disponibilità di energia e di connessione alla rete. E qui la provincia di Brescia occupa una posizione tutt’altro che marginale. La fotografia più aggiornata di Terna al 21 agosto 2026, conta a livello nazionale 95,38 GW di richieste di connessione alla rete elettrica nazionale per nuovi data center, distribuite su 531 istanze. Erano circa 1 GW nel 2021, 5,4 GW nel 2023 e 31,28 GW nel 2024. Un’esplosione che fotografa la crescita attesa della domanda digitale, ma che non va letta come la previsione della potenza che sarà realmente installata.
Secondo i dati di Terna, la Lombardia è il baricentro di questo fenomeno: 290 richieste per circa 46 GW, quasi la metà dell’intero ammontare nazionale. E la provincia di Brescia, nella fotografia provinciale disponibile al 30 giugno 2026, è quarta in Lombardia con 3,22 GW, dietro Milano (18,2 GW), Pavia (8,8) e Lodi (4,94), davanti a Bergamo (2,7). Un dato che va tenuto distinto da quello nazionale del 21 agosto: non esiste, infatti, un aggiornamento provinciale ufficiale alla stessa data.
Nella nostra provincia
Nel Bresciano sono 11 i Comuni interessati dalle richieste: Travagliato con 950 MW, Ospitaletto con 800, Flero con 560, Brescia con 300, Verolanuova con 200, Castel Mella con 150, Manerbio con 80, Lograto con 60, San Zeno Naviglio e Gussago con 50 ciascuno e Lonato del Garda con 20 MW. Il dato che più colpisce è la concentrazione. Le prime tre richieste, Travagliato, Ospitaletto e Flero, valgono insieme 2.310 MW, il 71,7% del totale provinciale. Se si aggiungono Brescia e Verolanuova si arriva a 2.810 MW, pari all’87,3% dei 3,22 GW complessivi.
Rischio speculativo
Poche richieste di dimensione gigantesca. Ed è proprio qui che si apre il tema del possibile rischio speculativo. I dati messi a disposizione da Terna non consentono di andare a fondo delle singole domande (in alcuni casi presentati da veicoli societari e fondi immobiliari al solo scopo di opzionare capacità di rete) , ma è comunque assodato come ci sia una quantità enorme di potenza prenotata sulla carta, mentre soltanto una frazione dei progetti arriva alle fasi realmente operative.
I numeri nazionali sono eloquenti: delle 531 domande nazionali associate alle richieste, soltanto 15, per complessivi 1,88 GW, risultano arrivate alla fase più avanzata di analisi. I 95,38 GW, quindi, non sono 95,38 GW di data center autorizzati o in costruzione. Sono richieste di connessione. E anche i 3,22 GW bresciani devono essere letti nella stessa maniera.
I casi bresciani
Il caso di Travagliato è emblematico. Terna registra in questo Comune una richiesta da 950 MW, ma non ci sono elementi per identificarla automaticamente con East Gate: il progetto conosciuto sul territorio ha infatti un fabbisogno nell’ordine dei 120 MW, mentre alla Provincia era stato indicato un allaccio fino a 300 MW. Una differenza che rende evidente quanto possa essere fuorviante sommare le richieste Terna come se corrispondessero alla potenza effettiva degli impianti.
Ancora più significativo il caso di Ospitaletto, dove gli 800 MW risultano associati a un soggetto non identificato pubblicamente e il Comune ha dichiarato di non essere stato informato né della richiesta né della possibile localizzazione. Situazioni analoghe si incontrano a Flero, Verolanuova, Castel Mella, Manerbio, San Zeno Naviglio e Gussago, dove le richieste risultano censite, ma non sono pubblicamente riconducibili, almeno sulla base delle informazioni disponibili, a un operatore, a un sito o a un iter autorizzativo concreto.
Il nodo della rete
Il problema non è solo quello di capire quanti data center arriveranno davvero in provincia di Brescia. È anche capire quanto spazio sulla rete rimanga virtualmente occupato da progetti che potrebbero non concretizzarsi. Una saturazione di questo tipo può diventare un problema per il sistema industriale bresciano, che sta a sua volta chiedendo sempre più elettricità per elettrificare i processi produttivi e installare nuova capacità rinnovabile.

«I data center rappresentano indubbiamente un’opportunità importante per il nostro sistema, per ragioni economiche, di sviluppo ed infrastrutturali - conferma Luca Diomaiuta, manager di Fedabo -. Bisogna però evitare di cadere in un vortice speculativo con la corsa alle autorizzazioni (e alla prenotazione di capacità di connessione) che diventa l’obiettivo primario rispetto alla concretezza del progetto, con terreni che una volta autorizzati possono moltiplicare il loro valore per futuri possibili progetti, seguendo un copione già visto nel settore fotovoltaico».
Un freno allo sviluppo
La provincia presenta caratteristiche che la rendono appetibile: grandi infrastrutture elettriche nate al servizio della manifattura pesante, presenza siderurgica, disponibilità di aree industriali e vicinanza al nodo milanese. Ma proprio questa attrattività può trasformarsi in una vulnerabilità se la coda delle richieste cresce più rapidamente dei progetti realizzabili. «La prenotazione virtuale di capacità - prosegue Diomaiuta - può diventare un vincolo importante per i progetti industriali ed energetici di cui il territorio ha bisogno e che vedono in prima linea le aziende bresciane, che rischiano di non trovare più la necessaria risposta dal sistema e disponibilità nella rete».
Il punto – ci spiegano – non è se i data center siano un’opportunità. Lo sono. Il punto è distinguere rapidamente i progetti industriali dalle semplici prenotazioni di potenza. Per il Bresciano la partita, quindi, non è soltanto quella di attrarre nuovi investimenti digitali. È anche evitare che la corsa alla potenza produca un effetto paradossale: occupare la rete sulla carta e rallentare, nella realtà, gli investimenti energetici di chi produce e di chi consuma già oggi.




