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Quanto consuma un data center? Quello di Travagliato come 300mila famiglie

L’impianto ha una potenza da 120 megawatt: se in anno avesse un consumo costante, arriverebbe a un terawattora, che equivale all’energia usata da una città di medie dimensioni
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Un data center
Un data center

Tanto importanti quanto energivori. I data center sono infrastrutture fondamentali per l’elaborazione e la conservazione dei dati digitali, tanto più in un’epoca di incipiente evoluzione dell’AI. Per funzionare hanno però bisogno di molta energia: secondo il report «Energia e AI» dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2024 i data center hanno consumato complessivamente circa 415 terawattora, pari all’1,5% della domanda mondiale di elettricità. Nel 2025, poi, la domanda globale di elettricità per i data center è cresciuta del 17%, arrivando a 485 terawattora. Ancora di più è cresciuto il consumo di elettricità dei data center dedicati appositamente all’intelligenza artificiale, salito del 50% lo scorso anno: sono infatti infrastrutture fondamentali per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale.

I data center sono infatti necessari sia per addestrare i modelli di intelligenza artificiale sia per eseguirli quando gli utenti utilizzano chatbot, generatori di immagini e altri servizi digitali.

Nel Bresciano sta facendo discutere in questi giorni il progetto di realizzare un data center a Travagliato, nell’area Averolda. Ma quanto può consumare un singolo data center di medie dimensioni? Qual è l’impatto di un’interazione semplice con un chatbot sul consumo energetico di un centro dati e, quando si costruisce un nuovo data center, da dove viene presa l’energia necessaria per farlo funzionare?

Il consumo di elettricità

Per capire quanto consuma un data center, una prima distinzione da fare è quella tra potenza e energia: la prima si misura in watt, la seconda in wattora. «La potenza è una misura dell’energia che viene consumata in un certo momento – spiega Francesco Gringoli, professore del dipartimento di Ingegneria dell’informazione all’Università degli studi di Brescia –. In casa tutti noi abbiamo un impianto che ha una fornitura di default di 3 kilowatt: significa che in un qualsiasi momento della giornata noi non possiamo consumare più di 3 kilowatt».

L’energia misura invece quanto si è consumato in un certo periodo di tempo. In Italia nel 2025, secondo i dati dell’ultima relazione di Arera, il consumo di energia elettrica è stato di 312,4 terawattora. Il data center di Travagliato avrebbe una potenza di 120 megawatt: quanto consumerebbe all’anno? ««Non avendo visionato il progetto non so fare valutazioni sull’impatto energetico più approfondite – dice Gringoli –. Se però avesse un consumo di 120 megawatt costantemente, per ottenere il consumo totale in un anno si dovrebbe moltiplicare questi 120 megawatt per il numero delle ore che ci sono in un anno – circa 9mila: si otterrebbe quasi un terawattora, che è tantissimo». In altre parole, 1 TWh di energia elettrica corrisponde al consumo annuo di circa 357 mila famiglie italiane medie, assumendo un consumo di 2.800 kWh/anno per famiglia.

In un territorio come il nostro, dove si prenderebbe l’energia per fare funzionare un data center di queste dimensioni? «Penso che l’energia andrebbe reperita principalmente attraverso la rete elettrica nazionale con un potenziale coinvolgimento di Terna. Per un impianto da 120 MW è necessaria una connessione in alta tensione e questo penso richiederebbe interventi rilevanti su cabine, trasformatori, forse elettrodotti».

Tralicci dell'alta tensione
Tralicci dell'alta tensione

L’impatto dell’AI

E l’AI quanto sta incidendo? «Nel 2010 il consumo di energia elettrica da parte dei data center era pari all’1%. Oggi che siamo all’1,5% si può stimare che questo aumento sia legato molto allo sviluppo dell’AI». Quanto può consumare un dialogo con un chatbot? «Dipende da ciò che gli si chiede. Un ragionamento semplice, con poche interazioni, può equivalere al consumo di una lampadina led tenuta accesa per qualche minuto. Nel caso di interazioni complesse, invece, si consuma molto di più. Lo si vede bene quando l’AI impiega del tempo per risponderci: quel tempo in più equivale a maggiori consumi».

Sui data center influisce anche l’attività di addestramento dei modelli di intelligenza artificiale: «In questo caso i consumi sono più difficili da stimare, perché nella quota di energia usata per l’addestramento vanno considerate tante cose: basti pensare che Anthropic per addestrare i suoi modelli ha utilizzato anche libri cartacei, opportunamente scannerizzati. Si tratta di un impatto più sporadico, più difficile da quantificare».

Il raffreddamento dei server

Di certo c’è che le operazioni quotidiane dei data center più grandi impiegano quote consistenti di energia: «La componente principale del consumo è normalmente costituita dai server e dagli acceleratori che eseguono i calcoli. Storage e apparati di rete incidono in misura inferiore. E poi c’è la questione del raffreddamento del calore generato dai server: i sistemi di raffreddamento devono trasferire questo calore all’esterno e richiedono a loro volta ulteriore energia».

Ragione per cui, sostiene Gringoli, «converrà installare data center nei Paesi più freddi, appunto per semplificare la fase di raffreddamento. Di certo non nei luoghi più caldi del mondo».

Come cambieranno i data center

Nel rifornimento dell’energia necessaria per alimentare i data center una mano potrebbe venire dalle rinnovabili: «Bisogna però riuscire a creare sistemi di accumulo migliori, perché l’AI lavorerà anche di notte», aggiunge il docente dell’UniBs.

In ogni caso, ricorda, anche queste tecnologie sono in costante evoluzione: «Ci sono stime che fanno immaginare che il consumo totale dei data center da qui al 2030 possa arrivare al 3% dell’elettricità globale, raddoppiando quindi rispetto a oggi, chiaramente anche per effetto dell’aumento dell’uso dell’AI. L’intelligenza artificiale oggi è uno strumento nuovo ed consuma molto, ma è possibile che gli strumenti che utilizziamo oggi per farla funzionare divengano un giorno meno energivori. Inoltre – conclude Gringoli – si potrebbe anche sfruttare il calore prodotto dai data center per scaldare le case d’inverno: in generale, ci potranno essere molti modi per ottimizzare l’impatto di questi grandi sistemi. Siamo solo all’inizio e non dobbiamo disperare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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