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Quanto consuma un data center? «Uno medio come 100mila famiglie»

Francesco Gringoli, professore all’Università degli studi di Brescia: «Entro il 2030 l’utilizzo complessivo di energia di queste infrastrutture potrebbe arrivare al 3% del consumo globale annuo di elettricità»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Un data center
Un data center

Tanto importanti quanto energivori. I data center sono infrastrutture fondamentali per l’elaborazione e la conservazione dei dati digitali, tanto più in un’epoca di incipiente evoluzione dell’AI. Per funzionare hanno però bisogno di molta energia: secondo il report «Energia e AI» dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2024 i data center hanno consumato l’1,45% dell’elettricità mondiale. Nel 2025, poi, la domanda globale di elettricità per i data center è cresciuta del 17%. Ancora di più è cresciuto il consumo di elettricità dei data center dedicati appositamente all’intelligenza artificiale, salito del 50% lo scorso anno: sono infatti infrastrutture fondamentali per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale.

Nel Bresciano sta facendo discutere in questi giorni il progetto di realizzare un data center a Travagliato, nell’area Averolda. Ma quanto può consumare un singolo data center di medie dimensioni? Qual è l’impatto di un’interazione semplice con un chatbot sul consumo energetico di un centro dati e, quando si costruisce un nuovo data center, da dove viene presa l’energia necessaria per farlo funzionare?

Il consumo di elettricità

«Se si guardano le dimensioni dei data center a livello globale, si potrebbe considerare come infrastruttura di medie dimensioni un centro da 600 megawattora all’anno, corrispondenti al consumo energetico di 100mila famiglie in una giornata», spiega Francesco Gringoli, professore del dipartimento di Ingegneria dell’informazione all’Università degli studi di Brescia. «Si tratta di un consumo alto, 100mila famiglie sono una città italiana di piccole-medie dimensioni».

Il data center di Travagliato consumerebbe 120 megawattora: «Non avendo visionato il progetto non so fare valutazioni sull’impatto energetico – dice Gringoli –. Certo se si trattasse di un consumo 120 MW istantanei corrisponderebbe a 1 terawattora all’anno, quindi al consumo di 300mila famiglie». In un territorio come il nostro, dove si prenderebbe l’energia per fare funzionare un data center di queste dimensioni? «Penso che l’energia andrebbe reperita principalmente attraverso la rete elettrica nazionale con una relazione diretta con Terna. Per un impianto da 120 MW è necessaria una connessione in alta tensione e questo penso richiederebbe interventi rilevanti su cabine, trasformatori, forse elettrodotti».

Tralicci dell'alta tensione
Tralicci dell'alta tensione

E in Italia quanto impattano oggi i data center? «Nel nostro Paese abbiamo un fabbisogno energetico di 300 terawattora annuale, di cui si stima che l’1% sia legato ai consumi dei data center. È una percentuale in linea al dato globale».

L’impatto dell’AI

E l’AI quanto sta incidendo? «Nel 2010 il consumo di energia elettrica da parte dei data center era pari all’1%. Oggi che siamo all’1,5% si può stimare che questo aumento sia legato molto allo sviluppo dell’AI». Quanto può consumare un dialogo con un chatbot? «Dipende da ciò che gli si chiede. Un ragionamento semplice, con poche interazioni, può equivalere al consumo di una lampadina led tenuta accesa per qualche minuto. Nel caso di interazioni complesse, invece, si consuma molto di più. Lo si vede bene quando l’AI impiega del tempo per risponderci: quel tempo in più equivale a maggiori consumi».

Sui data center influisce anche l’attività di addestramento dei modelli di intelligenza artificiale: «In questo caso i consumi sono più difficili da stimare, perché nella quota di energia usata per l’addestramento vanno considerate tante cose: basti pensare che Anthropic per addestrare i suoi modelli ha utilizzato anche libri cartacei, opportunamente scannerizzati. Si tratta di un impatto più sporadico, più difficile da quantificare».

Il raffreddamento dei server

Di certo c’è che le operazioni quotidiane dei data center più grandi impiegano quote consistenti di energia: «Le componenti che incidono di più sui consumi sono quella informatica, lo storage per l’immagazzinamento delle informazioni. E poi c’è la questione del raffreddamento del calore generato dai server: gli impianti per raffreddare i data center consumano molto e riscaldano anche tanto».

Ragione per cui, sostiene Gringoli, «converrà installare data center nei Paesi più freddi, appunto per semplificare la fase di raffreddamento. Di certo non nei luoghi più caldi del mondo».

Come cambieranno i data center

Nel rifornimento dell’energia necessaria per alimentare i data center una mano potrebbe venire dalle rinnovabili: «Bisogna però riuscire a creare sistemi di accumulo migliori, perché l’AI lavorerà anche di notte», aggiunge il docente dell’UniBs.

In ogni caso, ricorda, anche queste tecnologie sono in costante evoluzione: «Ci sono stime che fanno immaginare che il consumo totale dei data center da qui al 2030 possa arrivare al 3% dell’elettricità globale, raddoppiando quindi rispetto a oggi, chiaramente anche per effetto dell’aumento dell’uso dell’AI. L’intelligenza artificiale oggi è uno strumento nuovo ed consuma molto, ma è possibile che gli strumenti che utilizziamo oggi per farla funzionare divengano un giorno meno energivori. Inoltre – conclude Gringoli – si potrebbe anche sfruttare il calore prodotto dai data center per scaldare le case d’inverno: in generale, ci potranno essere molti modi per ottimizzare l’impatto di questi grandi sistemi. Siamo solo all’inizio e non dobbiamo disperare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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