Opinioni

Benzina, accise e carovita: la vera sfida autunnale

Il costo al litro dei carburanti, tormentone della maggioranza in campagna elettorale, è solo uno dei temi che a breve andranno affrontati
Mario Mazzoleni

Mario Mazzoleni

Editorialista

La benzina schizzata sopra 2 euro al litro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La benzina schizzata sopra 2 euro al litro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Mentre ci stiamo avvicinando alla fine dell’estate, il governo si trova a dover affrontare una sfida che, senza troppe perifrasi, tocca nel vivo uno dei temi che è stato un tormentone della maggioranza che guida il Paese in questi ultimi anni: il tema del costo del litro di benzina e delle accise.

La sollecitazione viene anche alimentata dal richiamo continuo che i media fanno della cosiddetta «barriera psicologica» dei 2 euro per un litro di benzina verde. La «barriera» in verità è stata superata già altre volte nell’ultimo quinquennio arrivando persino ai 2,20 per litro del marzo del 2022, quindi non stiamo parlando né di un record, né di una situazione mai vissuta. Certo erano tempi nei quali chi oggi chi governa poteva utilizzare questa soglia per agitare la bandiera del peso delle accise.

Che questo tema sia stato uno dei più utilizzati in campagna elettorale dai partiti ora al governo lo ricordiamo tutti. Però, al di là delle battute facili, è bene sottolineare come, ad eccezione di un minimo di 1,44 euro nel 2020 la media annua negli ultimi anni è sempre stata superiore a 1,85 euro per litro con varie oscillazioni che hanno, in un certo senso, assuefatto il mercato. Sempre per chiarezza va anche sottolineato come, indipendentemente dalla volontà di cambiare le cose espressa anche recentemente dalla premier sul fronte accise, la situazione italiana non è la peggiore laddove Paesi Bassi e Danimarca registrano una maggiore incidenza che dalle nostre parti con Finlandia, Grecia, Germania e Francia che si discostano poco da quanto si registra in Italia.

Fatta un po’ di chiarezza su questi fronti va, comunque, sottolineato che la benzina, seppur non direttamente collegata a tutti gli indicatori che danno il senso del costo della vita, nella sostanza rimane, direttamente o indirettamente, uno dei punti dolenti per il nostro portafoglio e che per questo può essere importante che la politica trovi il modo di fermarne l’ascesa (e di evitare quelle speculazioni sui mercati di altri beni che già ora possiamo verificare a partire dal cosiddetto «carrello della spesa»).

In una recente intervista, la presidente del Consiglio ha toccato marginalmente il tema (parlando di volontà di intervenire sulle accise) su questo parametro di costo della vita oggettivamente rilevante per tutti noi. In realtà, da quella intervista, la presidente ha evidenziato quali sono i reali problemi che impediscono concretamente un’azione risoluta e strutturale per sostenere la capacità di spesa degli italiani. Problemi che valgono sia che si parli di accise, sia che ci si riferisca ad altri interventi strutturalmente impegnativi come quelli che toccano la riduzione della pressione fiscale o la possibilità di individuare strumenti in grado di agevolare la vita dei cittadini, soprattutto quelli il cui reddito viene oggettivamente ridotto dal reale dato inflazionistico laddove, a fronte di un’incidenza del 2,9% ufficiale, la maggior parte degli italiani deve fare i conti con un costo della vita (fuori paniere) che ormai viene calcolato ben oltre il 4%.

Agire strutturalmente con un debito pubblico arrivato ormai ai 3.207 miliardi di euro (poco meno del 18% in più da quando si è insediato il governo) con una serie di impegni legati a scelte politiche europee soprattutto sul fronte militare, rende difficile ipotizzare azioni che non vedano in parallelo recuperi di risorse, e quindi efficienze sull’utilizzo delle stesse, o con riferimento al sempiterno tema dell’evasione fiscale e del recupero della stessa.

Detto questo, il dibattito intorno alla soglia psicologica è destinato a durare lo spazio di un mattino; il problema, semmai, sarà chiaro quando, al rientro dalle ferie, ci troveremo a fare i conti con tutta una serie di prevedibili aumenti che incideranno direttamente sul carrello della spesa e su altri fronti del consumo quotidiano dell’italiano medio. Purtroppo, un autunno che si preannuncia difficile deve fare i conti con una politica, tutta, i cui interessi paiono più orientati alle elezioni del prossimo anno e al prendere posizione su temi apparentemente più sensibili elettoralmente, che ad immaginare interventi nella legge di bilancio che possano davvero aiutare a cambiare i trend che si stanno affermando o delineando.

È questo un difetto non solo italiano. Al di là dell’oceano, ad esempio, tanta demagogia cerca di coprire i vari fallimenti dell’amministrazione Trump, oltretutto con un deficit pubblico che per gli Stati Uniti ha raggiunto un parametro (40.000 miliardi di dollari) mai immaginato soltanto pochi anni fa. È un difetto che condividiamo, ma che, in sostanza, finisce con il ridurre a una specie di carpe diem l’azione di governo, laddove crisi come quella che stiamo attraversando mettono in seria difficoltà i pilastri stessi del sistema economico e sociale. Forse, prima o poi, la politica, tutta, dovrà rendersi conto che lì batte la lingua, perché è lì che duole il dente, piuttosto che confrontarsi su conduttori di trasmissioni televisive, campi più o meno larghi o minacce, più o meno reali, di nuove invasioni migratorie.

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