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Stanze in affitto, a Brescia prezzi saliti del 47% in cinque anni

Il canone medio per una singola è di 478 euro al mese: la nostra città resta nella Top10 delle più care d’Italia
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

Una studentessa sul tetto di un alloggio
Una studentessa sul tetto di un alloggio

Per gli studenti fuorisede in cerca di una stanza c’è una buona e una cattiva notizia. Quella buona è che, dopo anni di aumenti, gli affitti a Brescia hanno finalmente tirato il freno. Quella cattiva è che la frenata arriva quando i prezzi sono già molto in alto. Nella seconda puntata che dedichiamo a un tema particolarmente sentito, allarghiamo lo sguardo agli ultimi cinque anni: la città resta saldamente nella Top 10 italiana delle più care. Per una camera singola servono oggi in media 478 euro al mese, 41 in meno rispetto ai 519 dello scorso anno. Ma ben 152 in più rispetto ai 326 euro del 2022, primo anno in cui Brescia è stata inclusa nella rilevazione.

Da sesta a ottava

A fotografare il mercato alla vigilia del nuovo anno accademico è l’Osservatorio annuale di Immobiliare.it Insights sulle stanze in affitto. E per Brescia il dato che balza all’occhio è il -7,9% registrato dai canoni nell’arco di dodici mesi. Un calo netto, che fa scendere la città dal sesto all’ottavo posto nella graduatoria nazionale. Non abbastanza, però, per trasformarla in una piazza a buon mercato. Davanti ci sono Milano, Firenze, Roma, Bologna, Bergamo, Padova e Torino. Subito dietro, a soli cinque euro di distanza, c’è Verona.

Il conto resta quindi salato. Soprattutto se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque rilevamenti. Nel 2022 per una singola a Brescia bastavano, si fa per dire, 326 euro al mese e la città era 14esima tra le più costose d’Italia. Nel 2023 il prezzo era già salito a 385 euro e Brescia aveva guadagnato quattro posizioni, entrando nella Top 10. Nel 2024 nuovo ritocco, a 399 euro, con l’11esimo posto. Poi l’impennata: 519 euro nel 2025, che avevano proiettato Brescia fino alla sesta posizione. Oggi il termometro scende a 478 euro e la città arretra all’ottavo posto.

La curva, insomma, piega verso il basso nell’ultimo tratto, ma vista da lontano racconta tutt’altra storia. Tra il 2022 e il 2026 il canone medio richiesto per una stanza singola è cresciuto di circa il 47%. Significa 152 euro al mese in più, che su dodici mensilità fanno oltre 1.800 euro. Un aggravio tutt’altro che marginale per il bilancio di uno studente e della sua famiglia, al quale vanno poi aggiunti bollette, spesa, trasporti e tutte le altre voci legate alla vita lontano da casa.

Domanda e offerta

Il raffreddamento bresciano si inserisce comunque in un mercato che quest’anno mostra i primi segnali di stabilizzazione dopo una lunga corsa. A livello nazionale il prezzo medio di una singola è di 575 euro, in calo del 6,2% in dodici mesi. La flessione viene ricondotta dall’Osservatorio soprattutto a una domanda meno vivace: i contatti medi per annuncio sono diminuiti del 19,8%, mentre quelli complessivi arretrano di quasi il 22%.

Brescia accentua questa tendenza. Nell’arco di un anno la pressione della domanda sulle singole è calata del 24,5%. Ma contemporaneamente si è ristretta in maniera molto marcata anche l’offerta: gli annunci disponibili sono diminuiti del 38%. Un dato che colloca la città tra quelle in cui lo stock di camere sul mercato si è contratto maggiormente. Meno aspiranti inquilini, dunque, ma anche molte meno stanze tra cui scegliere. È dentro questo doppio movimento che matura il calo dei prezzi registrato nel 2026.

«I dati sulle stanze confermano un progressivo riequilibrio del comparto dopo anni caratterizzati da una crescita sostenuta, sia sul fronte della domanda sia su quello dei prezzi – spiega Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it –. Si tratta di una tendenza che aveva già iniziato a manifestarsi la scorsa estate, ma che oggi emerge con maggiore chiarezza». Il quadro, avverte però Giabardo, rimane molto diverso da città a città: accanto ai grandi centri nei quali il mercato si sta stabilizzando ce ne sono altri dove i canoni continuano a correre.

Le altre città

La geografia italiana degli affitti per studenti resta infatti molto frastagliata. Milano conserva senza sorprese il primato: una singola costa mediamente 704 euro al mese, nonostante una diminuzione del 3,8% rispetto al 2025. Seguono Firenze con 627 euro e Roma con 615. Bologna, dopo un calo del 7,5%, scende a 585 euro e perde due posizioni. Al quinto posto c’è Bergamo, che con un aumento dell’8,3% arriva a 504 euro e guadagna ben sei gradini. Poi Padova, 496 euro, e Torino, 479: appena un euro più di Brescia.

Alle spalle della Leonessa si trova invece Verona, con 473 euro. Seguono Venezia a 456, Napoli a 447 e Trento a 444. Quest’ultima rappresenta uno dei casi più vistosi dell’anno: nel 2025 era quinta, mentre oggi è 12esima dopo una diminuzione dei canoni del 18,3%. Ancora più marcato, tra le città analizzate, il calo di Modena, dove il prezzo scende del 19,3% a 408 euro.

Altrove la corsa non si è affatto fermata. A Pescara le richieste sono aumentate del 28,6% in un anno, a Trieste del 16,7%, a Palermo del 13,6%, a Bari del 12,2%, a Genova dell’11,9%. Agli estremi della classifica, il divario resta enorme: dai 704 euro di Milano si scende ai 259 di Foggia, ai 251 di Catanzaro e ai 240 di Chieti. In altre parole, una camera nel capoluogo lombardo costa quasi tre volte quanto nella città abruzzese.

Brescia rimane nel mezzo solo sulla carta. È sotto la media nazionale di 575 euro, condizionata dai valori delle città più costose, ma continua a stare nel gruppo di testa. E il confronto storico pesa più della piccola boccata d’ossigeno arrivata quest’anno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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