Un simbolo della città. Fin da quel 20 luglio di 200 anni fa, quando fu scoperta, nascosta in un’intercapedine a ridosso di una delle sale del Capitolium e della collina. Questo è la Vittoria Alata, da sempre.
La statua romana del I secolo d.C. deve il valore che i bresciani le hanno sempre attribuito anche al periodo storico in cui avvenne il suo ritrovamento. Lo spiegano Aurora Raimondi Cominesi, conservatrice delle collezioni e delle aree archeologiche per Fondazione Brescia Musei, e Roberta D’Adda, coordinatrice del settore Collezioni e ricerca sempre per Fbm: «La statua fu scoperta durante i moti risorgimentali. Gli stessi membri dell’Ateneo, che avevano avviato gli scavi (per sostenere i quali peraltro fu attivata una sottoscrizione pubblica ndr), facevano parte di questi movimenti. Da qui la valenza che fin da subito diedero alla Vittoria Alata come simbolo identitario di una città che si vuole liberare dagli oppressori austriaci, e rappresenta l’emblema del suo riscatto».
L’immaginario
Sia contro le truppe di Francesco Giuseppe, ma anche negli altri momenti importanti, Brescia si è sempre riconosciuta nella bellissima dea alata, «anche durante la campagna vaccinale contro il Covid, ad esempio» aggiungono. Visto il valore che le è sempre stato conferito e il forte legame con i cittadini, è anche per queste ragioni che l’opera bronzea non fu mai prestata ad altri musei. Si è allontanata da Brescia solo dal 2018 al 2020 per il restauro avvenuto a Firenze, all’Opificio delle pietre dure.
Il ritrovamento
«Quando iniziarono gli scavi al Capitolium – proseguono le due esperte –, dopo il rinvenimento del capitello della colonna rimasta sotterrata sulle pendici del colle, i membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e arti cercavano vestigia che dessero lustro alla città, avevano un’aspirazione a creare un museo fin dal 1798, quando utilizzarono San Domenico e la Queriniana come spazi di raccolta dei reperti, soprattutto le epigrafi di epoca romana e anche gli oggetti del tesoro di Santa Giulia, come la Croce di Re Desiderio. Quegli scavi diedero sostegno a quest’idea, anche se l’archeologo Luigi Basiletti, in quei giorni di luglio di 200 anni fa, aveva già in tasca il progetto per realizzare il museo che a quel punto doveva ospitare la Vittoria Alata» e gli altri bronzi, tra cui le decine di cornici che proteggevano la statua, le teste degli imperatori, ma anche il pettorale di un cavallo e altri oggetti più piccoli.
Momento di sintesi
«Nel 1830 fu necessario creare il Museo Patrio che la conservò fino al 1998» proseguono D’Adda e Cominesi, non nascondendo la loro gioia per le celebrazioni in programma per festeggiare il ritrovamento. «È uno di quegli eventi che capitano una volta nella vita – conclude Roberta D’Adda –, per me è un momento di sintesi di tutti i miei anni di attività ai musei civici nei quali approdai nel 1999. Il bicentenario della Vittoria Alata sarà celebrato anche con la grande mostra a Santa Giulia, in autunno, in cui si racconteranno i 200 anni della scoperta attraverso gli oggetti conservati nelle nostre collezioni». «Per me – conclude l’ archeologa Aurora Raimondi Cominesi – è un onore immenso contribuire alla valorizzazione di quest’opera straordinaria».



