Pontedilegno Poesia: versi e riflessioni per capire il nostro tempo

Entra nel vivo il concorso dell’associazione culturale Mirella Cultura. I primi tre finalisti — Bellini, Di Felice e Fo — si raccontano tra ambiente, intelligenza artificiale e sociale
Elisabetta Nicoli
Marco Bellini, Valeria Di Felice e Alessandro Fo
Marco Bellini, Valeria Di Felice e Alessandro Fo

Voci poetiche come tracce sul cammino dentro la complessità del nostro mondo. Voci in dialogo, secondo la felice formula del Premio Pontedilegno Poesia che ha riunito ieri, venerdì, nella sala polivalente del Comune, tre degli autori finalisti al concorso nazionale di poesia edita, giunto alla diciassettesima edizione per iniziativa dell’associazione culturale Mirella Cultura, con il supporto della Pro Loco e della Biblioteca Civica.

Oggi, sabato, sempre con inizio alle 18, seguirà l’incontro con la seconda terzina di concorrenti, introdotti dai critici della giuria che ha vagliato, con la presidenza di Giuseppe Grattacaso, le 71 opere in concorso. Domani alle 11 nella sala consiliare del Comune si terrà la cerimonia conclusiva, per la consegna del primo premio e degli altri riconoscimenti.

Destino

In «L’orizzonte che ci spetta», delle edizioni Ronzani, il brianzolo Marco Bellini parla al tempo stesso del destino che ci è assegnato nello spazio e nel tempo e del destino che noi definiamo attraverso le nostre scelte.

«L’affermazione contenuta nel titolo - spiega l’autore - implica sguardi diversi. La parte centrale del libro esprime un pensiero di fondo: la natura comprende tutto, energia e materia e anche ciò che sta perseguendo attraverso l’essere umano. La trama dei temi attraversa aspetti diversi: lo sviluppo delle relazioni umane, la relazione con la natura nel senso più classico e negli aspetti che la trama di fondo suggerisce. Ciò che racconto e descrivo dell’esistente con naturalismo indagatore suggerisce la presenza di un mistero e del sacro: ogni cosa assume una valenza simbolica che allude al mistero. C’è un sentire profondo che guida la mia vita e si traduce in pensiero. Credo che la poesia abbia il potere di rendere le persone più consapevoli della complessità, della responsabilità che abbiamo verso il mondo di cui facciamo parte. Offre uno sguardo più attento alle meraviglie di ciò che siamo e del mondo che ci circonda; può essere d’aiuto a compiere le scelte giuste, così da guidare la nostra vita con l’orizzonte che ci spetta».

Responsabilità

Dall’Abruzzo, Valeria Di Felice porta «Il giallo del semaforo», pubblicato dalla Società editrice fiorentina.

«Le 43 poesie di questa mia quarta raccolta - ricorda - sono tutte nate lungo l’attraversamento di strade emotive e di pensiero nel nostro tempo. Il titolo gioca sull’immagine del semaforo, che guida il nostro cammino con il rosso e il verde, mentre il giallo sospendendo questi automatismi richiede all’uomo di scegliere la strada responsabilmente. La poesia invita a fermarsi, a ripensare le priorità, a interrogarsi sul proprio senso esistenziale. C’è nel libro il grande tema del rapporto con la percezione della realtà attraverso l’avvento dell’intelligenza artificiale, di quanto cambia la nostra percezione e di quanto la poesia possa contribuire ad attrezzarci interiormente, a fronte di una grande rivoluzione, con l’avvento sempre più prepotente delle novità nella quotidianità delle nostre vite. Guardiamo forse troppo al potenziamento umano per via tecnologica, l’intelligenza artificiale punta molto sulla grande illusione della perfezione dell’uomo, ma la finitezza è una delle sue caratteristiche. Dalla poesia viene l’invito a immergersi in una riflessione più profonda: cerca di riportare alla luce ciò che resta ai margini della coscienza, di alimentare la domanda esistenziale».

Dolore

Luci e ombre nella vita del mondo e di ogni uomo. Per «Luci e eclissi», Giulio Einaudi editore, Alessandro Fo riprende nella poesia in copertina l’immagine dell’ombra della terra proiettata sulla luna, con richiamo al poeta vittoriano Thomas Hardy: «L’ombra sembra vuota, ma è piena di dolori la terra - osserva -. Così nel caso mio l’ombra sul marciapiede contiene pensieri, passioni, dolori. In tre sezioni il libro racconta il nascere, il vivere e il doversi eclissare. Le luci sono i momenti felici, le ombre purtroppo si presentano per tutti: tra guerre, migrazioni, sventure emergono anche storie minori. Uno dei microcosmi su cui mi soffermo è il carcere, per l’attività di volontariato che mi impegna da anni. A noi umanisti viene chiesto a volte a cosa serve il nostro lavoro: là dove c’è la maggior privazione, si scopre che più viva è la ricerca di nutrimenti per l’individualità e che le nostre cose aiutano. Lì si fa più evidente l’importanza di questo lavoro, per la crescita interiore e la ricerca di una propria collocazione nel mondo. La poesia è una cosa fragile, non possiamo incaricarla di sforzi eccessivi, ma versare una piccola goccia nell’oceano contagia di bene, aiuta a far crescere compassione e valori. La buona poesia trova una funzione sociale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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