«Viviamo nella paura, l’AI non ci aiuta e c’è qualcuno questo fa comodo»

Il giornalista Gianni Riotta presenta sabato il suo romanzo «Generose anime di eroi»
Francesco Mannoni
Gianni Riotta
Gianni Riotta

«Anche se sono un appassionato di thriller, il mio romanzo non è un giallo ma una storia geopolitica (neppure tanto fantasiosa) con la quale cerco di portare all’estremo la realtà del nostro mondo in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale rischiano di prendere il sopravvento sul genere umano». Il giornalista e scrittore Gianni Riotta, per molti anni inviato in Usa, Russia, Medio Oriente, America Latina e Paesi europei, nel suo sesto romanzo, «Generose anime di eroi» (Mondadori, 468 pp., 22 euro) abbina politica, conflitti e amori immaginari, fatti che spesso hanno riscontri incredibili nella realtà.

«La storia che racconto – precisa l’autore, che presenterà l’opera a Librixia domani, sabato, alle 17.30 all’auditorium San Barnaba – riguarda il nostro tempo: la guerra, il dominio della tecnologia, le storie d’amore, lo spionaggio, l’avventura con sprazzi di comicità su un mondo romano che mi sembrava di fantasia, finché non ho letto delle cene di Sigfrido Ranucci e Lavitola al ristorante Cefalù, e mi sono detto che nella realtà capita di peggio».

Riotta, perché ha voluto precisare che il suo non è un thriller anche se lo sembra?

Perché non lo è. È un romanzo di geopolitica: c’è una spia, Meredith, che ha divorziato, vorrebbe tornare ad innamorarsi, invece deve occuparsi di guerre in Ucraina, assassinii politici a Roma e a Brooklyn; suo padre, una grande spia americana, vorrebbe ragionare di guerra fredda e invece viene costantemente coinvolto in altre vicende; nel primo capitolo combatte una strana setta di gladiatori. Ma esiste davvero questa setta? O è una leggenda urbana? C’è un messaggio da decifrare, ci sono l’ispettore Joey Dallera e il detective Steve Ernst alle prese con il cadavere di un uomo dalla stazza enorme, rinvenuto davanti a un topless bar di Brooklyn, e c’è la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America, alla quale i consiglieri dicono che l’unica cosa che deve fare per prendere le sue decisioni politiche è ascoltare la IA: bisogna tornare a parlare con la gente. Il consiglio del libro è: non perdete il contatto con gli esseri umani, combattete la paura.

Perché nel mondo aumenta la paura?

Viviamo in una stagione di grigio perenne, per cui se tu sei puro come un giglio di campo con l’IA ti cambiano completamente, e non è facile distinguere la verità dal falso. L’IA, che avevamo progettato per chiarire meglio cosa fosse la verità, sta diventando una minaccia e ci sta confondendo ancora di più: come facciamo a giudicare quello che sta succedendo nel nostro mondo se non abbiamo né la realtà né la tecnologia ad aiutarci?

E questo è allarmante?

Sin da quando, dieci anni fa, formarono la prima commissione europea e le strutture per studiare la disinformazione, la situazione in Europa è diventata sempre più aggressiva. Ma dieci anni fa la disinformazione la facevano due ragazzi da un’agenzia di ricerca Internet che sta a San Pietroburgo pagati dal cuoco di Putin, Yevgeny Prigozhin, che dopo aver litigato con Putin ha guidato una rivolta (fallita) contro di lui, e poco dopo è morto in un incidente aereo. Anche nel mio libro tante persone scomode spariscono in questo modo. Nel frattempo tanti governi legittimi hanno discusso di informazione vera e stanno all’erta con tutti i loro apparati perché la menzogna non dilaghi.

Cosa c’è secondo lei dietro le tante guerre in corso?

Molti interessi. Nel romanzo un rivale segreto di Putin dice che in America, Europa, Russia e Cina c’è un partito della guerra di uomini e donne decisi a sciogliere lo stallo che c’è tra le grandi potenze e andare al conflitto aperto. Il presidente Trump in Iran ha cercato di sollevare la paura. Non si aspettava che lo stesso giorno gli iraniani chiudendo lo stretto di Hormuz avrebbero prodotto uno sgomento internazionale con l’aumento dei prezzi petroliferi. Perché Putin all’ombra del Cremlino manda i droni in Polonia e sui Paesi Baltici, perché dice agli Houthi di sfiorare l’aereo del Ministro Crosetto? Per dire agli europei state in campana e allarmarli? Il nostro è il tempo della paura, e quando ha paura, la gente come reagisce? Votando AfD in Germania, Trump in America, Meloni in Italia e Marine Le Pen in Francia. Se la gente ha paura, quando vota agisce di conseguenza.

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