Opinioni

AI, se l’etica diventa un abito utile a camuffare il profitto

Nessun imprenditore manifatturiero si sognerebbe di trasformare i propri errori di fabbrica in una campagna pubblicitaria. Eppure nel settore tecnologico accade l’opposto
Lorenzo Maternini
Alcune app di AI generativa
Alcune app di AI generativa

Avete mai sentito parlare di un’azienda che si fa pubblicità raccontando di aver fabbricato e messo in commercio pezzi difettosi? Chi lavora nell’industria sa quanto sia rigoroso e capillare il controllo di qualità necessario a garantire l’affidabilità di un prodotto. Nessun imprenditore manifatturiero si sognerebbe di trasformare i propri errori di fabbrica in una campagna pubblicitaria.

Eppure nel settore tecnologico accade l’opposto: i grandi player dell’intelligenza artificiale fanno a gara nell’annunciare dove il proprio prodotto si è comportato in modo imprevisto, quasi «fuori controllo». E «fuori controllo» suona meglio di «difettoso», perché attribuisce alla macchina un margine di autonomia e di giudizio proprio: è il consueto tentativo di antropomorfizzarla per scaricare silenziosamente su di essa la responsabilità dell’errore, assolvendo chi l’ha programmata e chi l’ha immessa sul mercato.

È esattamente quanto accaduto in questi giorni, quando OpenAI ha pubblicato un report che descrive sei episodi in cui i propri modelli hanno agito al di fuori dei parametri previsti. Questo è marketing e bisogna esserne coscienti. Dichiarare che il proprio prodotto rappresenta un pericolo per l’umanità, e che per questo occorre rallentarne lo sviluppo, risponde a una logica precisa.

L’indebitamento accumulato da OpenAI, Anthropic e dagli altri grandi laboratori per finanziare la costruzione dei nuovi modelli ha raggiunto un livello non più sostenibile. Ma nessuna di queste aziende può permettersi di dire, come farebbe qualunque altra impresa in difficoltà, «non reggiamo più il passo finanziariamente». Devono fermarsi vendendo al mercato un pericolo: ci si ferma perché si è buoni, non perché si è incapaci.

A conferma di questa lettura arrivano i proclami di segno opposto di Nvidia e Meta, che insistono sulla necessità di non rallentare in alcun modo la corsa ai nuovi modelli. Anche in questo caso l’abito è l’etica, il motivo è il profitto. Nvidia guadagna direttamente dallo sviluppo dei nuovi modelli, perché gli investimenti a debito fatti dai grandi dell’intelligenza artificiale, traducono in acquisti della potenza di calcolo le GPU che Nvidia progetta e vende.

Meta ha scelto fin dall’inizio una strategia diversa, per certi versi vicina a quella cinese: modelli aperti, scaricabili ed eseguibili senza dover passare dai server altrui. Una scelta che la colloca su un piano di interessi differente da quello di OpenAI e Anthropic, pur restando anch’essa una scelta strategica e non filantropica. Ma se c’è un punto su cui questi attori convergono davvero è la tutela dei propri interessi economici.

Il pericolo reale per l’umanità, se mai dovesse concretizzarsi, non è mai stato al centro delle loro preoccupazioni. Lo dimostra il danno già arrecato a noi e ai nostri figli dall’uso improprio dei social network e delle piattaforme digitali: un danno che queste stesse aziende non hanno mai affrontato per iniziativa propria, ma solo quando la legge le ha costrette a farlo.

Ceo Perspective AI - Direttore Fondazione Randstad AI & Humanities

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Tecnologia & Ambiente

Il futuro è già qui: tutto quello che c’è da sapere su Tecnologia e Ambiente.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Rivista BiesseRivista Biesse

Nel numero di settembre e ottobre, in primo piano, la demolizione delle mura venete della città.

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
Il nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdBIl nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdB

Un’inchiesta sulla diffusione dei ritocchi estetici e sui cambiamenti nel rapporto con il corpo, l’identità e l’idea di bellezza.

SCOPRI DI PIÙ