Da Monghidoro a Montichiari, con tutta la traiettoria musicale di Gianni Morandi. L’eterno golden boy della canzone italiana non delude i 3500 spettatori che hanno affollato il PalaGeorge: un pubblico eterogeneo, con coetanei del cantante bolognese (81 anni splendidamente indossati) bilanciati da qualche giovanotto e poi moltissimi esponenti dell’età di mezzo.
La serata
Il Gianni nazionale si palesa al termine di un video bucolico, imbracciando una chitarra che è stata calata dal soffitto: giacca da smoking nera (ma più tardi ne sfoggerà una bordeaux) su camicia bianca aperta e sorriso contagioso, attacca «C’era un ragazzo che come me», canzone simbolo di un’epoca «magica e coloratissima».
D’altronde il tour in corso si chiama «C’era un ragazzo» e lo stesso cantante bolognese ne ha spiegato la ragione: «Ho voluto celebrare i sessant’anni della mia canzone forse più rappresentativa tra le 608, non tutte belle, che ho interpretato». Per poi aggiungere: «Sono nato a Monghidoro alla fine della guerra e cantando questo inno di pace, mai avrei immaginato di ritrovare, molto tempo dopo, il mondo alle prese con tanti conflitti».
Il repertorio e gli omaggi
La scaletta contiene quasi tutto ciò che ci si poteva aspettare, dalla romantica «Se perdo anche te» (cover di «Solitary Man» di Neil Diamond che è persino più bella dell’originale) alle travolgenti «L’allegria» e «Apri tutte le porte» (apprezzati regali di Jovanotti), passando per «Occhi di ragazza», «Un mondo d’amore», la disneyana «Grazie perché» (il testo italiano è della brenese Nini Giacomelli), «Bella signora», «Uno su mille», «Canzoni stonate» (che genera un divertito aneddoto sull’autore, Mogol), «Se non avessi più te».
Per evitare dolorose esclusioni, Gianni – accompagnato da una band d’eccezione, in cui la bresciana Paola Zadra suona il basso da veterana – accorpa quindi in un medley smisurato schegge di canzoni che tutti cantano a squarciagola, tra cui «La fisarmonica», «Non son degno di te», «Chimera», «Fatti mandare dalla mamma», «Belinda», «Andavo a cento all’ora», «In ginocchio da te».
C’è comunque spazio per un omaggio a Mina («Tintarella di luna» e immagini di repertorio) e il tributo per un amico speciale: Lucio Dalla lo è stato anche nei momenti bui, tanto da meritarsi un ricordo filmato, corredato da gemme quali «Futura» e «Piazza Grande». Chiusura sfiziosa, dopo quasi due ore e mezzo, con «Banane e lampone», che nel tempo ha acquisito lo status di classico.



