Musica

Gianni Morandi: «Porto in tour “C’era un ragazzo” e la musica pacifista»

A 81 anni il cantante torna da stasera nei palazzetti, e sarà anche a Montichiari il 30 aprile: l’intervista
Gianni Morandi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Gianni Morandi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

L’amicizia con Jovanotti che ha scritto una nuova canzone per lui, Sanremo, le scorribande di un tempo con Dalla, Guccini, Celentano, la Canzonissima di ieri e di oggi, i 60 anni di «C’era un ragazzo» che gli valse una medaglia per la pace in Russia, il mare visto per la prima volta a 13 anni...

Gianni Morandi è tornato a raccontarsi, nei giorni scorsi, in occasione della partenza del tour nei palasport che prenderà il via questa sera da il 15 aprile da Conegliano, per proseguire poi a Milano venerdì, a Torino domenica, e via lungo l’Italia toccando anche la nostra provincia, giovedì 30 aprile al Palageorge di Montichiari.

L’età

«A 81 anni – 81, capite? – mi fa un certo effetto poter tornare ancora nei palasport e riempirli. Quando vedo le immagini di me giovanissimo quasi non mi riconosco. Sono tutto sgangherato, non sapevo dove mettere le mani, non lo so neanche oggi. Ma guardo al futuro, a Charles Aznavour che è morto e il giorno dopo doveva fare un altro concerto. Mi piacerebbe fare così, e ad annunciare l’ultimo tour come alcuni miei colleghi non ci penso proprio» racconta tradendo una certa emozione, nonostante una forma che smentisce l’età anagrafica.

Del resto ha allenato il suo corpo a correre e a rialzarsi quando è capitato qualche inciampo sul percorso, come quando nel 1971, al Cantagiro, «tutto il pubblico aspettava i Led Zeppelin e mi fischiarono, lanciandomi di tutto. Sono scappato: ho pensato che da lì non sarei più ripartito».

Il tour e i ricordi

Ad aprire la scaletta dei live sarà il nuovo singolo scritto da Jovanotti proprio pensando a lui, «Monghidoro», il paese dove Morandi è nato. «Siamo amici da un po’ – racconta Morandi, che con Jova è stato tre giorni fa ad Affari Tuoi, dove da concorrenti vip assieme alle rispettive figlie Marianna e Teresa hanno vinto 100mila euro da devolvere in beneficenza –. Tutto è iniziato quando ho avuto l’incidente con il fuoco e mi sono bruciato la mano. In quell’occasione scrisse per me "L’allegria", per portare un po’ di gioia. Poi c’è stata "Apri tutte le porte" che dopo anni mi ha riportato al festival di Sanremo, e ancora "Evviva!". Ora ha voluto regalarmi "Monghidoro", anche se io gli dicevo che con i 60 anni di "C’era un ragazzo" e i 600 brani in repertorio non ce n’era bisogno».

Jova ha promesso di esserci nella prima data del tour, mentre al Forum di Milano potrebbe esserci il figlio Tredici Pietro. «Mi ha detto che pensa di venire, sarebbe bello. Cantiamo "Vita" insieme, e anche il suo pezzo se ne ha voglia. Però Pietro è un po’ strano, speriamo non cambi idea. In ogni caso, chiunque verrà sarò contento. A me piace improvvisare: le cose vengono meglio, e che il pubblico apprezza». Il tour è nato con l’idea di festeggiare i 60 anni di «C’era un ragazzo». «Il brano era nato nel periodo della guerra nel Vietnam. Sessant’anni dopo la guerra c’è ancora, non si spegne mai. E la canzone è ancora incredibilmente attuale. In Russia, dove feci un tour di 40 giorni, mi premiarono con una medaglia come cantante pacifista contro la guerra. E oggi è la Russia ad aggredire».

Anticipa che qualche parola sul palco la dirà, «perché vorrei raccontare qualcosa su quello che succede intorno a noi. Io non ho mai parlato tanto di politica, ma farò un accenno a Trump e Putin che vogliono decidere tutto della nostra vita. E l’Europa è frammentata, non si compatta, non riesce ad essere arbitra della situazione. Ma non voglio fare come Celentano, al quale la gente gridava di cantare invece di parlare... Lui lo sento, sta bene e mi piacerebbe che tornasse in tv per un’ultima cosa. È difficile, come Mina». Il ricordo va anche a Gino Paoli («quante avventure insieme negli anni Sessanta») e a Francesco Guccini «che una volta mi disse che C’era un ragazzo era una storiella in confronto alla sua Dio è morto».

Il discorso passa anche alla tv, a Canzonissima, per la quale anni fa aveva un progetto di recupero poi non andato in porto («quella di ora è una cosa diversa, è rimasto solo il nome rispetto a quella che io vinsi per tre volte. Era più importante del festival. La Rai ha il marchio e fa bene a sfruttarlo») e poi al prossimo Sanremo affidato a Stefano De Martino: «Non è stupido e in questo momento è l’uomo Rai, non c’è un altro forte come lui. Sono andato a trovarlo e scherzando gli ho detto che avevo una canzone da proporre. Ma ho già dato, che ci torno a fare?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...