A unirli il comune amore per i Beatles, che li ha tenuti connessi lungo il corso di decenni attraverso telefonate, filmati, rendez vous sul Golfo, ospitate tv e più intimi momenti di interazione umana e musicale. Così l’amicizia fra Peppino di Capri, scomparso ieri a 86 anni, e Rolando Giambelli, musicista e riferimento massimo della Beatlemania in Italia, deve la sua scintilla ai Fab Four.
Mister Champagne
Era l’inizio degli anni Sessanta e Giuseppe Faiella non era più l’imbonitore che dieci anni prima, insieme ai suoi Boys, accendeva le notti di Ischia e di Capri. S’era trasferito nel frattempo a Milano e s’era aggrappato alle sue origini, facendone il suo spot e diventando, di fatto e di nome, Peppino di Capri. Con questo marchio aveva fatto carriera insieme ai suoi Rockers, piazzando indiscutibili successi come «Champagne», «Roberta», la cover di «Let’s Twist Again» e «St. Tropez Twist».
In quella fase lo intercettò l’impresario musicale Leo Wachter che, ci racconta Rolando, «stava organizzando l’indimenticabile tournée italiana dei Beatles con tappe a Milano, Genova e Roma. Il fatto è che a quei tempi, in Italia, Peppino di Capri era più famoso di loro. Al punto che la sua casa discografica Carisch, la stessa che distribuiva i dischi dei Beatles in Italia, nel ’66 gli affidò la versione nostrana di Girl, che uscì in Italia a febbraio, mesi prima dell’originale dei Beatles».
Filmati esclusivi
Tornando al celeberrimo tour italiano di John, Paul, Ringo e George, e in particolare allo storico concerto al Vigorelli di Milano, Giambelli rammenta come la Rai avesse deciso di snobbare l’evento, di cui si conservano poche immagini di repertorio registrate all’ingresso del velodromo. Ma a farsi testimone di quella notte unica «fu proprio Peppino che con la sua telecamerina riprese degli spezzoni del concerto, dopo aver terminato la sua esibizione e aver chiesto il permesso ai Beatles, che glielo accordarono. Altri li fecero parenti dei Rockers, seduti fra il pubblico di quella serata milanese, il 24 giugno del ’65».

Scaturì lì la voglia di Giambelli di conoscere quel musicista istrionico e rockettaro che s’era ritrovato a condividere palco e camerini con le leggende di Liverpool. E s’innestò così una corrispondenza telefonica assidua e discreta, che si tradusse negli anni in alcuni incontri, pubblici e privati, e nel progetto sfumato di organizzare un Beatles Day a Capri.
Ospite sul Golfo
«Era una persona ironica, appassionata e cortese - ricordano Giambelli e la moglie -. Ci invitò anche a Napoli, nella sua bellissima casa affacciata sul mare, dove parlammo di organizzare un evento a Capri che, però, non si concretizzò mai. Non si tirava indietro quando c’era da raccontare per l’ennesima volta gli stessi aneddoti o se c’era da condividere le sue registrazioni del concerto».
Per i due ci fu occasione pure per suonare insieme, a un evento dei Beatlesiani organizzato nell’autunno nel ’97 proprio a Napoli e di cui Rolando conserva una foto che lo ritrae sul palco con un cembalo giallo mentre Peppino si adopera alla tastiera.

In un’altra occasione furono entrambi ospiti di una puntata di Taratatà dedicata ai Beatles e condotta da Vincenzo Mollica su Rai1. Era il Duemila e anche di quell’incontro resta uno scatto in cui compare anche la co-conduttrice Natasha Stefanenko.

È invece inevitabilmente un videomessaggio quello che Peppino manda ai Beatlesiani nei mesi del Covid per il loro tradizionale «Day» del 2020. Dal suo salotto, in camicia blu, invia un «abbraccio circolare» con un sorriso smagliante. Il più Beatlesiano dei napoletani verrà certo ricordato per altro, come le quindici partecipazioni a Sanremo, di cui due vittorie, il live alla Royal Albert Hall dell’87, o più di recente l’improbabile duetto con Guè e l’incursione al cinema in «Natale col Boss». Sarà celebrato come mister Champagne, l’innovatore che ha miscelato la canzone napoletana e il rock. Ma per una buona fetta d’Italia sarà quello che ha aperto i Beatles ed era pure più famoso di loro.




