«Con Centrale Elettronica Brescia guarda all’Europa dei maxi festival»

I retroscena del festival che il 27 e 28 giugno porterà a Brescia Tita Lau, A-Trak, Goodboys, Estremo e tanti altri
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Brescia punta a ritagliarsi uno spazio nella scena internazionale
Brescia punta a ritagliarsi uno spazio nella scena internazionale

Le aspettative sono altissime; l’hype alle stelle e il countdown a meno dieci per l’evento che promette di scuotere le fondamenta industriali di Brescia. La prima edizione di Centrale Elettronica approda all’Area Feste di Sant’Eufemia il 27 e 28 giugno, sempre dalle 14.30 alle 2 di notte, promettendo scintille grazie ad un parterre internazionale di dj e una visione quanto mai attuale, se non addirittura in anticipo sui tempi. Abbiamo intervistato Andrea De Matteo di Barley Arts ed Edoardo Bonfadini di This is World, le due realtà alla regia dell’evento insieme al Comune di Brescia, per farci raccontare i retroscena di un festival che, alla sua prima edizione, vedrà sui palchi nomi come Tita Lau, A-Trak Goodboys, Ferreck Dawn, Estremo e tanti altri. Info e biglietti su www.centraleelettronica.com.

La producer britannica Tita Lau
La producer britannica Tita Lau

Come è nata l’idea di organizzare a Brescia un grande festival dedicato alla musica elettronica?

Brescia ha una scena elettronica sotterranea che esiste da anni; crew solide, collettivi che lavorano con serietà, un pubblico che sa cosa ascolta. Quello che mancava era una cornice all’altezza. L'idea è nata da una domanda semplice: perché una città con questa energia, con questo tessuto industriale e culturale, non aveva ancora un festival elettronico outdoor degno di quel nome? Brescia è una città che ha una sua identità precisa, e la musica elettronica è parte di quella identità da molto tempo. Noi abbiamo solo deciso di renderla visibile.

Quali sono le difficoltà principali e gli ostacoli che avete incontrato?

Abbiamo trovato fin da subito grande disponibilità da parte delle istituzioni e degli enti coinvolti, e questo ci ha molto motivato; la chiusura mentale che temevamo era meno diffusa di quanto ci aspettassimo. Gli ostacoli pratici, quelli li conosce chiunque abbia organizzato un evento outdoor di questa dimensione: burocrazia, permessi, logistica, tempistiche che si comprimono sempre. Ma quando c’è credibilità dietro un progetto si superano sempre; Barley Arts è una delle realtà più storiche e rispettate del live italiano. Poi c'è This Is World, una struttura che conosce il pubblico giovane, sa come muoversi con gli artisti e ha le competenze logistiche per gestire un evento di questa scala. A questo si aggiunge il tessuto locale: collettivi che da anni costruiscono la scena elettronica bresciana con serietà e coerenza, e che portano con sé una comunità reale, che si fida di loro. A completare la direzione del festival ci sono anche due figure radicate profondamente nella scena bresciana: Lorenzo Terazzi, attualmente direttore artistico dello storico locale Number One, e Walter Di Costanzo, dj storico della scena elettronica bresciana e organizzatore di eventi da oltre un decennio. Infine è stata una bella sfida trovare una venue coerente con l'identità del progetto, non un parco qualsiasi, ma uno spazio con carattere industriale e con storia.

Qual è stato il colpo (o i colpi) più difficile da mettere a segno nella lineup di quest'anno?

La difficoltà principale nel curare la direzione artistica di un festival alla prima edizione è trovare il giusto compromesso tra il sogno e la realtà sostenibile. Ci sono voluti mesi per scremare l'enorme lista di artisti stilata in fase di brainstorming, mesi di contatti e trattative condotti con grande professionalità ed esperienza. Se dovessimo indicare il colpo più difficile, la risposta è A-Trak. È un nome che ha un peso specifico enorme nella cultura del DJ set internazionale. Non è il tipo di artista che accetta qualsiasi invito, e la sua presenza in Italia è rara. Convincerlo per un festival alla prima edizione è stata la sfida più difficile e probabilmente la soddisfazione più grande. Siamo comunque orgogliosi dell'intera lineup.

A-Trak, già dj di Kanye West
A-Trak, già dj di Kanye West

La sindaca Silvia Salis ha fatto il botto a Genova portando Charlotte de Witte in piazza. Qual è la risposta di Centrale Elettronica su Brescia?

Portare Charlotte de Witte in piazza è un atto culturale significativo, e il fatto che lo abbia voluto un'amministrazione pubblica dice qualcosa di importante su come sta cambiando la percezione della musica elettronica in Italia.La nostra risposta è diversa per natura, non per ambizione. Noi non siamo un concerto in piazza finanziato dal Comune — siamo un festival costruito dal basso, da chi questa scena la vive ogni giorno, con una lineup che copre più generi e più generazioni in due giornate. Tita Lau, Goodboys, A-Trak, Ferreck Dawn: artisti internazionali di primissimo piano, in un contesto pensato per durare nel tempo; non una sola volta, noi vogliamo essere l'appuntamento fisso di questa città per i prossimi anni.

I grandi festival elettronici sono sempre più eventi anche di moda e costume. Quali sono i vostri riferimenti?

Guardiamo al Dekmantel di Amsterdam, al Sónar di Barcellona, al Junction 2 di Londra: tutti festival che hanno capito che l'estetica è parte del messaggio, non un accessorio. Il pubblico che viene a questi eventi non separa la musica dal modo in cui si veste, da come fotografa, da come vive lo spazio. Centrale Elettronica nasce con questa consapevolezza. L'identità visiva del festival, i colori nero e arancio, il carattere industriale, i riferimenti all'estetica manifatturiera bresciana, non è stato un esercizio di stile: è un linguaggio coerente che deve attraversare ogni touchpoint, dal poster al braccialetto fino ad arrivare al design del palco; ill festival è un oggetto culturale totale.

In questo genere di eventi l'occhio vuole la sua parte: che tipo di allestimenti visivi e scenografici dovrà aspettarsi il pubblico all'Area Feste?

Non possiamo ancora svelare tutto, ma qualcosa possiamo anticiparlo: il Main Stage sarà una struttura imponente, larga più di 30 metri, con pannelli inclinati, truss esposte e schermi LED integrati nell'architettura del palco. Non sarà un palco che fa da sfondo: è una macchina visiva, con forti richiami all'immaginario industriale a cui il festival fa riferimento, impreziosita da impianti audio, video e luci di altissima qualità. Durante la notte, con il light design in funzione, diventerà qualcosa di molto più vicino a un'installazione che ad un palco tradizionale.

Il secondo palco sarà una piccola sorpresa, mentre la terza area vedrà protagonista il Technobus, un vero e proprio pullman trasformato in discoteca, pronto ad aprire le porte ai fan della techno più spinta. Oltre ai palchi, abbiamo lavorato sull'esperienza complessiva: ristorazione di alto livello, aree chill ombreggiate, punti di acqua gratuita . Vogliamo che ogni angolo del festival abbia una sua identità visiva riconoscibile, non ci devono essere zone grigie nell'esperienza del pubblico.

L'evento ha generato grande interesse fra il pubblico più giovane. Ne avete avuto riscontro diretto nelle vendite dei biglietti?

Sì, e i dati social lo confermano in modo molto chiaro. Tra aprile e maggio il profilo Instagram di Centrale Elettronica ha registrato oltre 1 milione e mezzo di visualizzazioni, raggiunto quasi 400mila account. Il pubblico principale è nella fascia 25-34 anni, che rappresenta il 44% del nostro audience, seguita dalla fascia 18-24. Le vendite nelle fasi Early Bird hanno risposto in modo coerente con questi numeri. I Regular ticket nella loro prima fase sono in veloce esaurimento.

Qual è il cliché sulla musica elettronica che sperate di abbattere con questa edizione?

Fortunatamente, i pregiudizi sulla musica elettronica e su chi la ascolta sono stati fortemente ridimensionati negli ultimi anni: l’elettronica di oggi, anche in Italia, abbraccia un pubblico vastissimo in termini di età, dai ventenni agli over 40, ed è un genere che fin dalle sue origini è sempre stato inclusivo per definizione. In città forse è un po’ diffusa la percezione che sia musica per pochi, per iniziati, per chi frequenta certi ambienti. Una parte del pubblico la sente come qualcosa di elitario o di difficile accesso, con una forte dicotomia tra l’underground più duro e puro e un certo tipo di clubbing costoso e ostentativo. Noi vogliamo dimostrare che un festival elettronico può essere popolare nel senso più nobile del termine: accessibile nei prezzi, aperto nei generi, radicato nel territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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