Musica

Maiolini: «Brescia mi snobba, ma io non le direi di no»

Enrico Danesi
Per il producer, patron della pluripremiata Time Records, ultima puntata di Canzonissima: «Ci tornerei»
Giacomo Maiolini
Giacomo Maiolini
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A Canzonissima si è guadagnato la fama del «signor no» della discografia italiana. Ma il no più grande, se non sulla carta almeno di fatto, Giacomo Maiolini l’ha ricevuto dalla sua città. Almeno stando a quanto ha dichiarato all’Ansa ieri, alla vigilia della puntata finale dello show musicale condotto da Milly Carlucci su Rai 1.

«Quella di Canzonissima è stata un’esperienza bellissima, che rifarei. Mi sono divertito davvero tanto» ha confermato il discografico, patron della pluripremiata Time Records, che su precisa sollecitazione del GdB conferma il «gran rifiuto» della terra bresciana, minimizzandone però gli effetti su di lui.

«Sono i media nazionali a domandarmi – dice – del mio rapporto con Brescia e allora sono costretto a riconoscere che nel mio caso vale più che mai l’antico proverbio Nemo propheta in patria. Non posso neanche dire che la cosa mi interessi più di tanto, i miei orizzonti sono spesso stati Milano e Roma in Italia, la Germania, il Giappone e l’Inghilterra nel mondo, ma a domanda precisa non posso che rispondere...».

L’ultimo episodio andato di traverso a Maiolini è il festival Centrale Elettronica annunciato qualche settimana fa, che coinvolge parecchie realtà bresciane, sia dietro il palco che in consolle: «Ed è una bella cosa. Io non sono mai stato chiamato per niente del genere. Anche quando c’è stato l’anno di Brescia Capitale della Cultura, ho visto girare tanta gente dell’ambiente musicale nazionale e anche figure non esattamente di primo piano; ma allora non ho detto nulla, perché Brescia viveva una bella opportunità, un bel momento e non aveva senso fare polemiche.

Però mi domando: è mai possibile che uno che in quarant’anni di carriera, con la sua etichetta, ha prodotto e venduto 120 milioni di dischi, realizzato 7 miliardi di stream, ottenuto oltre 400 riconoscimenti tra dischi di diamante, platino e oro (con artisti in scuderia che hanno vinto Grammy Awards) non venga mai preso in considerazione per qualcosa dalle sue parti?».

Per Maiolini è plausibile, ma neppure troppo, che all’origine ci sia un diversa considerazione per la musica dance, che è il suo pane quotidiano, rispetto pop, al rock, al jazz o al rap... «Può essere – anche se questa musica fa divertire la gente in tutto il mondo e porta felicità – che sia un po’ ghettizzata, come talvolta lo è il mondo delle discoteche, penalizzato da una brutta e perlopiù ingiustificata fama, alimentata dai media. Ma la mia è musica che si ascolta molto in radio...». Come testimoniano le collaborazioni con artisti del calibro di Bob Sinclair e altri. Nomi che richiamano subito alla mente compensi stellari e capricci da star.

E allora gli domandiamo se forse non stia proprio qui l’inghippo: nel timore che il brand Maiolini sia «fuori budget». Secca la replica: «Se fosse così sarebbe un errore davvero grosso. Prima ci si siede e si vedono le carte, poi si può dire che qualcosa costa troppo. Ma non credo che possa esserci un problema in tal senso: quando è capitato che organizzassi di mia iniziativa qualcosa per la città, ho sempre sostenuto i costi. E anche con le iniziative private, ho sempre cercato di aprire al pubblico bresciano, quando gli spazi lo rendevano possibile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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