«Andate ai concerti e ascoltate la musica, perché tiene lontani i pensieri negativi, quelli nella testa di Trump e di chi fa le guerre. Non ricordo un musicista che ha preso in mano un fucile e ha ucciso, soprattutto i bambini. Questo è il mio appello: viva la musica!». Probabilmente il segreto della sua eterna giovinezza è la curiosità. Enrico Intra resta tanto un musicista vorace e ricettivo, quanto un personaggio acuto e ironico. Lo scorso luglio, a Iseo, aveva festeggiato i novant’anni con un supergruppo di vecchi sodali; venerdì 26 giugno alle 21 sarà all’Auditorium civico San Giovanni Battista di Predore, accompagnato da stelle nascenti per «IN-TRA In Duo».
«In duetto c’è molta più libertà, pensieri che si congiungono diventando un flusso musicale unico – ci ha raccontato il testimonial di Lago d’Iseo Jazz-La Casa del Jazz Italiano, che suonerà a turno con i giovani talenti dell’Enrico Intra Group –. Partendo da temi già esistenti si rischia di ricordare le belle improvvisazioni dei grandi, già scritte nel pentagramma della memoria. Propongo sempre materiale originale, che nasce sul posto. È un’emozione entusiasmante, da scoprire insieme a chi ascolta».
L’album tratto dal progetto è stato pubblicato dall’etichetta Alfamusic. Sul palco con Intra ci saranno la cantante Lucia Filaci, Arabella Rustico al contrabbasso, Giacomo Serino alla tromba, Vittorio Cuculo al sassofono e Daniel Besthorn alla batteria. Come tutti gli appuntamenti della manifestazione diretta da Maurizio Franco, il concerto è a ingresso libero.
Intra, qual è la forza delle nuove generazioni di musicisti?
Hanno idee attuali e non imitano. Agiscono nell’istantaneità. Poi non esistono giovani e vecchi: il mio amico Gorni Kramer diceva che la musica è solo bella o brutta, l’una resiste nel tempo, l’altra si cancella da sola.
Cosa cerca oggi nella musica?
C’è stato un cambiamento, anche nel rapporto con le persone. Vivo ogni giorno cercando di arricchirmi con le novità e la compagnia dei giovani. Mi immergo nei loro pensieri e li faccio miei. Spero di trasmettere qualcosa anch’io.
Guardando al futuro, quale direzione intravede per il jazz in Italia?
Si fanno moltissimi concerti, molti di più che negli altri paesi europei. Ci lamentiamo sempre, ma d’estate ogni cittadina ha il suo festival. È un paese molto attento: ci sono ascoltatori preparati per un genere che ormai non viene più solo da oltreoceano. Il jazz è universale, la vera musica contemporanea che ha invaso tutto il mondo perché nasce ogni giorno, accogliendo naturalmente le cose che le succedono attorno. Un esperanto del suono.



