«Ma insomma, Piergiorgio…non la vuoi proprio fare una canzone sul varano di Montichiari?!?». Ha provato a resistere alle sollecitazioni dei tanti che lo invitavano a cimentarsi con una delle sue folgoranti istant-song in dialetto bresciano, il più giovane dei fratelli Cinelli, anche perché la materia non lo sfruculiava più di tanto; ma alla fine ha ceduto al (pur resistibile) fascino del rettilesco tormentone provinciale di questa torrida estate, buttandosi su liriche e musica.
Ha dunque cercato sonorità frizzanti che ben si prestassero all’esigenza, individuandole nel pop latino della performer messicana Paulina Rubio e nel suo «Vive el verano» (Vivi l’estate), che fu davvero un tormentone (musicale, però) in principio di millennio. Un brano che offre anche ulteriori impulsi per la curiosa assonanza tra «verano» e «varano», ovvero il misterioso lucertolone che, secondo una narrazione sorretta da foto di incerta provenienza, starebbe vagando indisturbato tra la campagna monteclarense e quella contigua di Calcinato.
Leggende rural-urbane
Il risultato è «El varano de Munticìar», pezzo di poco inferiore ai due minuti, che rimanda indirettamente ad altre storie (o leggende) rural-urbane del nostro territorio, che non può certo vantare «l’abominevole uomo delle nevi», ma si difende comunque con la fantomatica «pantera delle Torbiere d’Iseo» o con il toro in tangenziale, che in passato impaurirono (ovvero rallegrarono, a seconda dell’approccio e della vicinanza) i bresciani.
Nel testo, come di consueto irriverente, Piergiorgio Cinelli offre anche piccoli contributi animalisti ed ambientalisti, immaginando la nostalgia canaglia del gigantesco sauro per giungle e savane che ne rappresentano l’habitat, alla vista e al naso certamente più graditi di terreni concimati a letame, in cui imperversano le nutrie.
Al brano è associato un simpatico video, dai cromatismi caldi, che Cinelli ha realizzato con l’intelligenza artificiale.



