Compie settant’anni il Museo archeologico della Vallesabbia. Correva infatti il 1956 quando, il 30 settembre, la struttura veniva inaugurata a Gavardo per iniziativa degli appassionati volontari del locale Gruppo Grotte. Oggi il Mavs è una riconosciuta realtà di riferimento per un vasto territorio della provincia, alla cui guida c’è Marco Baioni, a cui abbiamo chiesto di introdurci al museo.
Direttore, prima di tutto, come intendete celebrare l’anniversario?
Quello del settantesimo di fondazione, in effetti, è un bel traguardo, che va festeggiato a dovere. Abbiamo pensato a due mostre tematiche, che si terranno nei prossimi mesi. La prima sarà la riproposta nelle nostre sale de «Il bosco del Sacro», un evento che già era stato allestito in valle, dedicato ai siti dell’Età del ferro di Bione e Sabbio Chiese; la seconda mostra illustrerà invece le risultanze degli scavi della necropoli dell’Età del rame di Corna Nibbia. Stiamo inoltre predisponendo la pubblicazione di un volume che ripercorrerà le tappe salienti della storia del museo.

Un museo che, anche dal punto di vista strutturale, è molto cresciuto negli ultimi tempi...
Proprio così. Basti pensare all’apertura, nel 2024, della sezione che espone i materiali provenienti dal Lucone di Polpenazze, il sito palafitticolo patrimonio Unesco, o alla sala immersiva, creata nel 2025, che accoglie il pubblico all’inizio della visita, calandolo in una realtà virtuale all’insegna di immagini, suoni e voci, con un effetto di grande suggestione. Sempre l’anno scorso si è poi concluso il recupero di un immobile, trasformato in foresteria con una decina di posti letto, cucina, servizi e una sala riunioni. In un prossimo futuro è previsto un ulteriore ampliamento, con l’acquisizione, da parte del Comune e con il cofinanziamento del Gruppo Grotte, di un secondo edificio, che sarà adibito a magazzino e a laboratorio. Ciò consentirà tra l’altro di liberare nella sede museale spazi da destinare a una nuova sala paleontologica.
Il Mavs può essere considerato un caso esemplare di museo dinamico, in continua evoluzione. Questo perché affianca alla tradizionale mission di conservazione ed esposizione dei reperti un’intensa attività di ricerca.
Abbiamo la fortuna di poter operare su più fronti, e con ottimi risultati. Gli scavi al Lucone hanno portato negli anni passati a scoperte di straordinario interesse scientifico. Penso alla porta in legno trovata nel 2020, l’unica di età preistorica esistente in Italia; come pure è un unicum la gerla che attualmente è in fase di restauro e che contiamo di esporre a breve. Alla campagna del Lucone si è aggiunta quella del monte Budellone, non meno ricca di scoperte, relative in questo caso a insediamenti del Neanderthal: sensazionale è risultato il recupero di un dente e di una falange umani, per i quali è prevista una sessione di analisi in Germania volta a consentire l’individuazione del Dna. Entrambe le campagne proseguiranno anche quest’anno: al Lucone tra luglio e settembre, sul Budellone in ottobre.
Di recente, abbiamo assistito a un’operazione che sembra suggerire l’idea di un museo meno centralizzato, un museo diffuso sul territorio. Il riferimento è allo scheletro di orso delle caverne in mostra permanente a Prevalle, nel palazzo Morani.
Si tratta di un secondo scheletro, che fa il paio con quello esposto a Gavardo. Un omaggio a Prevalle e al suo Buco del Frate, la grotta dove nel secolo scorso erano stati trovati i resti di orsi e di altri animali, conservati in quantità nei nostri magazzini. Lo scheletro è stato assemblato e messo a disposizione dei prevallesi, determinando un’interazione davvero positiva.
Fiore all’occhiello del Mavs è il settore della didattica. Le iniziative in questo ambito sono numerose.
C’è, per quel che ci riguarda, una grande attenzione nei confronti dei giovani. Le visite delle scuole, qui, sono quotidiane. Ogni anno viene poi definito un articolato programma di incontri e laboratori per i ragazzi, con il supporto di educatori specializzati. Da qualche tempo abbiamo aperto anche a esperienze rivolte ai più piccini, in sinergia con Edu-Care, la rete che raccoglie le scuole dell’infanzia gavardesi. E sono sempre di più gli studenti delle superiori e quelli universitari, italiani e stranieri, che chiedono di collaborare con noi, in attività formative o, quando possibile, partecipando direttamente alle campagne di scavo.



