«Fotografi nella strage»: la memoria visiva come condizione del futuro

In Sala Libretti la presentazione del volume che raccoglie i primi scatti del 28 maggio 1974 e le testimonianze dei loro autori
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

Il punto dello scoppio, sotto i portici in uno scatto di Pierre Putelli - Foto Archivio Eden/GdB © www.giornaledibrescia.it
Il punto dello scoppio, sotto i portici in uno scatto di Pierre Putelli - Foto Archivio Eden/GdB © www.giornaledibrescia.it

Ci sono immagini tra le più note e ricorrenti della Strage di piazza della Loggia. Ci sono scatti inediti. Tutti nell’incisività del loro bianco e nero, di lacerante potenza documentale. In essi lo strazio dei corpi e dei volti, le lacrime che rigano i volti nella pioggia, il sangue che si insinua sotto bandiere e striscioni tramutati in sudari feriscono lo sguardo e attivano le coscienze di chi osserva. Sono il contenuto del volume «Fotografi nella Strage», che viene presentato in Sala Libretti al Giornale di Brescia (via Solferino 22, in città) domani, vigilia del 52esimo anniversario dell’attentato fascista che dal 1974 segna una cesura nella storia di Brescia. E non solo.

Il progetto

Il libro, edito da Fondazione Negri, nasce dall’intento di alcuni degli autori degli scatti di quel terribile 28 maggio e dei loro eredi, che hanno inteso ricostruire in modo, ci si passi l’espressione, filologico la genesi di quelle immagini che costituiscono la base imprescindibile su cui si fonda la memoria visiva collettiva di cosa fu la strage bresciana. La più politica tra quelle della «strategia della tensione», come ricorda nel suo contributo Paolo Corsini, storico e già sindaco della città ferita, perchè ideata per colpire una manifestazione sindacale antifascista. Le immagini e i loro negativi - prova analogica documentale degli avvenuti scatti, carichi di suggestione in un tempo ormai aduso all’immaterialità del digitale - sono stati affidati all’Archivio di Stato di Brescia, così che - come ricorda la direttrice Debora Piroli - ne siano garantite la salvaguardia, la valorizzazione e la conservazione», scongiurando al contempo «scorpori e dispersioni».

Non solo reporter

Un deposito, di cui il libro è traduzione editoriale, a tutela di una «testimonianza incarnata» di cosa avvenne negli istanti dello scoppio della bomba e in quelli immediatamente successivi, che vuole assicurare uno strumento prezioso di conoscenza anche alle future generazioni. Ma che è pure e inevitabilmente restituzione di un vissuto fondamentale: quello di Pietro Gino Barbieri, Silvano Cinelli, Eugenio Ferrari, Pierre Putelli e Nicola Notario (accanto ad altri autori di cui è certa la presenza in piazza e la relativa produzione, che pur tuttavia non è stato possibile integrare).

Sono loro i «fotografi nella strage», immersi umanamente nel dramma che stravolse quella mattinata di pioggia: uno studente, un operaio e tre fotoreporter che al pari di tutti i manifestanti furono investiti dall’onda d’urto dell’esplosione. Fisicamente ed emotivamente. Come ricorda Carla Cinelli, fotografa e tra i promotori del progetto in quanto figlia di Silvano, gigante del fotogiornalismo bresciano, «mio padre quella mattina non era solo un reporter; era un uomo atterrito, smarrito, incredulo».

Il libro «Fotografi nella strage»: in copertina la Leicaflex con cui Silvano Cinelli immortalò lo scoppio della bomba
Il libro «Fotografi nella strage»: in copertina la Leicaflex con cui Silvano Cinelli immortalò lo scoppio della bomba

Antidoto

In queste condizioni - più d’uno degli autori racconta nelle toccanti testimonianze incluse nel volume di essere scampato alla bomba solo per aver scelto, complice la pioggia, di allontanarsi da fontana, cestino e portici per avere una miglior prospettiva di ripresa della manifestazione in corso - è scaturito quello che, in certa misura, costituisce persino il primo antidoto democratico alla brutale e vile logica terroristica: invece di fuggire, come molti legittimamente e istintivamente fecero dopo lo scoppio, nel timore della presenza di altri ordigni, questi «uomini nella strage» iniziarono a documentarla e a fotografarla, garantendone una restituzione a chi era altrove, a chi doveva ancora nascere e persino alle generazioni che sono di là da venire. Lo evidenza Nunzia Vallini, direttrice del nostro quotidiano - che al progetto ha contribuito con le fotografie conservate nell’Archivio Eden GdB, scattate quel giorno da Putelli e Notario - ricordando come «ogni fotografia è un atto di testimonianza, di memoria, di orrore di fronte alla violenza e di invocazione alla giustizia, alla pace».

E se come sottolinea Nino Dolfo citando Walter Benjamin, «non c’è documento di civiltà che non sia anche, allo stesso tempo, documento della barbarie», nel volume «Fotografi nella strage» abbiamo anche frammenti di una pagina storica che solo in tempi recenti ha conosciuto una prima composizione giudiziaria. Anche grazie proprio ad alcune delle immagini scattate nella piazza. Che ad oltre mezzo secolo costituiscono un richiamo alle nostre coscienze, alla responsabilità collettiva e contro l’oblio. «Perchè la storia si scrive solo - ribadiscono gli autori nella presentazione - sulle ali nitide, e a volte graffiate, della verità».

L’appuntamento

«Fotografi nella strage» sarà presentato domani, mercoledì 27 maggio, alle 17.30 in Sala Libretti, nella sede del Giornale di Brescia (via Solferino 22, in città). Accesso gratuito, previa prenotazione (fino a esaurimento posti) all’indirizzo sala-libretti.giornaledibrescia.it .
Diretta streaming sulla stessa pagina. Info: 0303790212 / salalibretti@giornaledibrescia.it
Ai saluti di Nunzia Vallini, direttrice del GdB, seguiranno gli interventi di Mauro Negri (Fondazione Negri) e Carla Cinelli, ideatrice e co-curatrice del progetto, oltre che figlia di Silvano Cinelli. Con loro la studiosa Silvia Mazzucchelli e gli autori delle foto del volume.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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