Cinema d’estate: i migliori film da vedere all’aperto

Dalle grandi avventure ai musical, fino ai film dominati da natura e colore: undici titoli che sotto le stelle acquistano forza, grazie a immagini spettacolari, musica e compagnia
Cristiano Bolla
Una serata di cinema all'aperto nel cortile di Mo.Ca. - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Una serata di cinema all'aperto nel cortile di Mo.Ca. - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Quando il caldo estivo diventa difficile da sopportare, il cinema può essere un rifugio: una sala buia, l’aria condizionata e un paio d’ore lontano dall’afa. Ma l’estate è anche la stagione in cui il grande schermo esce dagli edifici e occupa piazze, cortili, parchi e arene, trasformando la proiezione in un’esperienza condivisa. Vedere un film all’aperto è diverso rispetto alla visione in sala. Il cielo prende il posto del soffitto, i rumori della città possono insinuarsi fra i dialoghi e le reazioni degli spettatori diventano più evidenti. Una risata attraversa la platea, una scena di suspense produce un silenzio improvviso, una canzone conosciuta invita a partecipare.

Non tutti i film, però, si adattano allo stesso modo. Funzionano bene le storie dal ritmo chiaro, sostenute da immagini spettacolari, personaggi riconoscibili e colonne sonore capaci di imporsi anche in uno spazio aperto. Aiutano inoltre il richiamo dell’estate, la presenza della natura e una componente musicale o emotiva che renda la visione realmente collettiva.

I grandi film

«Lo squalo», diretto da Steven Spielberg nel 1975, è probabilmente il film estivo per eccellenza. Nella cittadina balneare di Amity, un grande squalo bianco minaccia i bagnanti proprio mentre la comunità si prepara alla stagione turistica. Il capo della polizia vorrebbe chiudere le spiagge, ma deve fare i conti con chi teme le conseguenze economiche della decisione. Mare, vacanze e paura rendono il film perfetto per una serata sotto le stelle. Spielberg costruisce la tensione mostrando spesso meno di quanto il pubblico si aspetti, mentre il celebre tema musicale di John Williams annuncia il pericolo prima ancora che lo squalo appaia. Il successo dell’opera contribuì inoltre ad affermare il modello del grande spettacolo hollywoodiano distribuito durante l’estate.

Lo stesso regista torna con «Jurassic Park», uscito nel 1993. Un gruppo di scienziati e visitatori viene invitato su un’isola dove un imprenditore ha creato un parco popolato da dinosauri ottenuti attraverso l’ingegneria genetica. Quello che dovrebbe essere un sistema perfettamente controllato mostra presto tutte le proprie fragilità. La meraviglia dell’apparizione dei dinosauri, alternata alla paura e all’avventura, conserva una forza immediata sul grande schermo. Il film rappresentò anche un passaggio decisivo nell’evoluzione degli effetti visivi, grazie all’integrazione fra immagini digitali, animatronica e riprese dal vero.

«Ritorno al futuro» di Robert Zemeckis, del 1985, è invece una delle scelte più sicure per un pubblico intergenerazionale. Marty McFly viene trasportato accidentalmente dal 1985 al 1955 grazie alla macchina del tempo costruita dallo scienziato Emmett Brown. Nel passato incontra i propri genitori da giovani e rischia di impedire il loro innamoramento. La trama è ingegnosa ma sempre comprensibile, il ritmo resta sostenuto e ogni elemento introdotto trova uno sviluppo. Comicità, fantascienza, romanticismo e avventura convivono in un racconto ideale per un’arena, soprattutto grazie a un finale costruito come una corsa contro il tempo.

Con «I Goonies», diretto nello stesso anno da Richard Donner, il cinema all’aperto incontra invece l’immaginario delle vacanze e dell’avventura infantile. Un gruppo di ragazzi trova una vecchia mappa e parte alla ricerca del tesoro di un pirata, sperando di salvare le proprie case. Il film trasforma il gioco in una vera impresa, fra passaggi sotterranei, trappole e inseguimenti. Visto d’estate, richiama la libertà delle giornate trascorse fuori casa e la possibilità che un luogo abbandonato diventi il punto di partenza per un’avventura. La nostalgia degli adulti e l’immediatezza per i più giovani ne fanno un titolo particolarmente adatto alle famiglie.

Più intimo, ma perfetto per il significato stesso della proiezione collettiva, è «Nuovo Cinema Paradiso» di Giuseppe Tornatore. Salvatore, diventato un regista affermato, ripensa alla propria infanzia in un paese siciliano e all’amicizia con Alfredo, il proiezionista del cinema locale. Proiettato in una piazza, il film produce un suggestivo gioco di specchi: sullo schermo si vede una comunità che ride, commenta e si commuove davanti alle immagini, mentre davanti allo schermo un altro pubblico vive la stessa esperienza. È uno dei titoli che meglio ricordano come il cinema non sia soltanto un’opera, ma anche un luogo di incontro.

Musical sotto le stelle

Se l’obiettivo è trasformare la proiezione in una serata festosa, i musical rappresentano una scelta naturale. La musica supera facilmente le distrazioni di uno spazio aperto e favorisce una partecipazione spontanea. «Mamma Mia!», diretto da Phyllida Lloyd nel 2008, riunisce molti degli ingredienti ideali. Alla vigilia del proprio matrimonio su un’isola greca, Sophie invita tre uomini che potrebbero essere suo padre, senza avvertire la madre. Equivoci, ricordi e confronti si sviluppano attraverso le canzoni degli ABBA. Il mare, la luce mediterranea, gli abiti colorati e l’energia dei numeri musicali sembrano prolungare l’atmosfera di una vacanza. Il film invita a sorridere, riconoscere le melodie e lasciarsi coinvolgere, trasformando facilmente l’arena in una festa.

Anche «Grease», diretto da Randal Kleiser nel 1978, nasce da un amore estivo. Danny e Sandy, convinti di non rivedersi dopo le vacanze, si ritrovano invece nella stessa scuola e devono fare i conti con le aspettative dei rispettivi gruppi di amici. Le canzoni, le coreografie e le interpretazioni di John Travolta e Olivia Newton-John hanno reso il film uno dei musical più riconoscibili della cultura popolare. Alcune rappresentazioni dei rapporti fra ragazzi e ragazze appaiono oggi datate, ma la sua efficacia musicale e spettacolare rimane evidente.

Più malinconico è «La La Land» di Damien Chazelle. Mia cerca di diventare attrice, mentre Sebastian sogna di aprire un locale dedicato al jazz. I due si innamorano a Los Angeles, ma devono confrontarsi con il costo personale delle rispettive ambizioni. Il film, che ha ottenuto un successo clamoroso anche agli Oscar, riprende la tradizione del musical classico e la porta nel presente attraverso colori saturi, scenografie urbane, danza e improvvise aperture fantastiche. Le vedute di Los Angeles e le scene al tramonto dialogano in modo naturale con il passaggio dalla sera alla notte che accompagna molte proiezioni all’aperto.

Natura, paesaggi e colore

Alcuni film sembrano richiedere uno spazio più ampio della sala. Come ad esempio «Into the Wild», diretto da Sean Penn e tratto dal libro di Jon Krakauer, Christopher McCandless abbandona molti dei propri beni e parte per un viaggio attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere l’Alaska. Deserti, fiumi, montagne e strade diventano parte essenziale del racconto. La natura appare come fonte di libertà e meraviglia, ma anche come ambiente indifferente, che non si piega ai desideri umani. Guardarlo all’aperto rafforza il richiamo del viaggio, mentre le canzoni interpretate da Eddie Vedder accompagnano il desiderio di fuga senza cancellarne le contraddizioni.

Ancora più spettacolare è «La vita di Pi» di Ang Lee. Pi Patel sopravvive a un naufragio e si ritrova su una scialuppa nell’oceano insieme a una tigre del Bengala. La lotta per la sopravvivenza si intreccia con interrogativi sulla fede, sul racconto e sul significato attribuito alle esperienze. Il mare può essere calmo o minaccioso, luminoso o completamente buio. Cieli stellati, tempeste e animali marini trasformano il viaggio in uno spettacolo nel quale realismo e immaginazione diventano difficili da separare. Sotto un cielo reale, le immagini dell’oceano acquistano una suggestione ulteriore.

Chiude la selezione «Grand Budapest Hotel» di Wes Anderson, titolo meno legato alla natura ma forse il più riconoscibile dal punto di vista cromatico. In un immaginario Paese europeo, il giovane Zero diventa il collaboratore del raffinato concierge Gustave H., coinvolto in un intrigo familiare dopo aver ricevuto in eredità un dipinto. Il film procede come un’avventura comica fra inseguimenti, evasioni e società segrete di albergatori. Anderson costruisce ogni inquadratura attraverso simmetrie, scenografie minuziose e colori che cambiano insieme alle epoche raccontate. In un’arena, i rosa, i viola e i rossi dell’albergo risaltano come le illustrazioni di un grande libro.

Dalle acque minacciose di «Lo squalo» ai cieli di «La vita di Pi», dalle canzoni di «Mamma Mia!» alle sale affollate di «Nuovo Cinema Paradiso», questi film sfruttano in modi diversi le qualità della visione sotto le stelle. Alcuni amplificano la paura e la meraviglia, altri invitano a cantare, altri ancora mettono lo spettatore davanti a paesaggi che sembrano continuare oltre i confini dello schermo. È questa, in fondo, la particolarità del cinema all’aperto: le condizioni non perfette diventano parte dello spettacolo. Una folata di vento può accompagnare una scena di viaggio, il cielo può confondersi con quello proiettato e una risata può attraversare tutta la platea. Per qualche ora, il cinema smette di essere soltanto un rifugio dal caldo e diventa uno dei modi più piacevoli per vivere l’estate.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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