Sta facendo bisbigliare (e parecchio) i corridoi museali e i salotti dei collezionisti, la notizia che sarebbero in corso trattative per aggiudicarsi l’ultimo Pitocchetto reperibile al momento sul mercato. Stando ai beninformati l’Accademia Carrara avrebbe messo sul piatto un milione di euro non negoziabili per i «Portaroli che giocano a carte sulle ceste di vimini», noto anche semplicemente come «Giocatori di carte», un olio su tela dipinto fra il 1730 e il 1733 e iscritto nel cosiddetto Ciclo di Padernello.
La caccia al finanziatore
La proposta d’acquisto – riferiscono le voci di corridoio – avrebbe già ricevuto il via libera preliminare del Cda e del Comitato scientifico della pinacoteca bergamasca, ma a conti fatti nessuna risorsa sarebbe stata appostata e nessun finanziatore privato si sarebbe ancora fatto avanti per sostenere il prestigioso (e oneroso) acquisto. Interpellato dai quotidiani orobici il general manager della Fondazione Accademia Carrara Gianpietro Bonaldi ha limitato gli entusiasmi, senza però negare del tutto gli aneliti: «Al momento ci limitiamo al “sarebbe bello”. Siamo nell’ambito dei desideri, dobbiamo confrontarci con la realtà dei fatti». Non è quindi del tutto escluso che questo tesoro a lungo considerato patrimonio bresciano passi in mano bergamasca, per andare ad affiancare il celebre «Ritratto di fanciulla con ventaglio» che domina la 12esima sala del museo.

Il luminoso dipinto di Giacomo Ceruti (1698-1767), di proprietà di un collezionista privato, non si trova in ogni caso più nel Bresciano. Almeno secondo le recenti informazioni a disposizione degli addetti ai lavori. Non era neppure fra le opere esposte al Museo d’Arte Sorlini di Calvagese, dove si è da poco conclusa la mostra «Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto». L’esposizione, infatti, pur vantando numerosi prestiti d’eccezione, non includeva i due «Portaroli» in questione. Il medesimo dipinto era stato peraltro tenuto sotto chiave dal proprietario anche in occasione della grande mostra «Miseria & Nobiltà. Giacomo Ceruti nell’Europa del Settecento» allestita a Brescia nel 2023 anche grazie agli eccezionali prestiti provenienti da Parigi, Vienna, Madrid, Göteborg e da numerose collezioni pubbliche e private italiane. In quell’occasione al Museo di Santa Giulia era stata esposta un’altra versione dei «Portaroli che giocano a carte», insieme ai «Portaroli che rissano» e al «Portarolo con un cane», tutti afferenti al Ciclo di Padernello e tutti in prestito da collezioni private, ma non attualmente sul mercato.
All’assalto a Firenze
Tornando invece all’unico quadro in vendita dell’artista milanese attivo a Brescia tra gli anni Venti e Trenta del ‘700, era stato acquistato nel 1882 dal conte Bernardo Salvadego e conservato, insieme ad altri dipinti di analoga provenienza proprio nelle sale del Castello di Padernello. Qui, nel 1931, li scovò lo storico dell’arte Giuseppe De Logu che battezzò di conseguenza il ciclo. Quando la collezione venne smembrata, i «Due portaroli che giocano a carte» non finì in un museo, bensì passò nelle mani di privati.
Il quadro è riemerso alle cronache solamente nell’autunno del 2024, quando è stato presentato alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze dalla galleria milanese Matteo Salamon, che l’ha quotato un milione e cento mila euro. In quell’occasione il dipinto suscitò non poco interesse: lo stand della Galleria Salamon a Palazzo Corsini venne letteralmente preso d’assalto da consulenti di fondazioni bancarie e advisor di grandi patrimoni privati (italiani e svizzeri), attirati dal fatto che un quadro di tale importanza non comparisse sul mercato da decenni. All’epoca i rumors si conclusero con un inspiegabile nulla di fatto. Che per i «Portaroli» la strada bergamasca sia quella buona?




