Considerata uno dei massimi capolavori di Giacomo Ceruti, la Donna che fa la Calza non è firmata né datata. Anonima anche in questo. È un’anima sommessa che, in una stanza triste, produce calze di lana per l’inverno. Che, a dirlo adesso che il clima è torrido pare assurdo, ma la brutta stagione arriva sempre.
Intenti come siamo a cercare svaghi non così spassosi, a inventare pretesti non così credibili per fingere che tutto vada per il meglio, a sfuggire al caldo di un’estate impietosa, a ricoprirci di creme solari e di nulla, balbettiamo fanfaluche per giustificare il nostro disinteresse per chi sta male, per chi è trafitto da miseria e disgrazia.
Lo sguardo dell’umile Penelope
Ignorare questa umile Penelope non è una buona idea, perché, come dimostra la Regina di Itaca, a chiunque di noi la vita potrebbe riservare una sorte crudele, volerci seduti di lato, curvi e arresi, logori e logorati. Lei ha lo sguardo attento al lavoro che sta facendo e allo stesso tempo rivolto in avanti, forse in attesa che arrivi qualcuno a spezzare la sua solitudine.
È di profilo e il suo volto, come se per pudore l’artista volesse velare la sua disperazione, è quasi nascosto dal fazzoletto bianco che le copre la testa. E questo suo essere così modesta da non avere nemmeno una faccia riconoscibile non la rende assimilabile a chiunque? Non è forse una metafora della sofferenza che a ciascuno di noi potrebbe riservare l’esistenza e di quella che già riserva a molti? E non è infine un severo monito nei confronti di chi sostiene che le donne debbano tornare a fare la calza, come a fargli intendere che anche lui potrebbe ritrovarsi in una situazione analoga e che, se sei vinto e affranto, indossare pantaloni o gonna fa poca differenza?
Il privilegio della villeggiatura
Insomma, ora che è tempo di vacanza è proprio necessario pensare a queste cose brutte? A chi è vecchio o povero o solo o affranto? Sì, per capire quanto è grande la fortuna di partire per la villeggiatura, per non diventare indifferenti di fronte a chi non può per qualsivoglia motivo concedersi tale privilegio, perché essere abbronzati ma aridi avvizzisce pelle e spirito.
Imparare a non ignorare chi è solo nel suo angoletto torrido senza spiaggia né passeggiate né ristorantini non può farci che bene.
Non smettere di pensare
Se invece decidiamo di prenderci una pausa non solo da lavoro e quotidianità ma anche dai problemi altrui (sempre che prima ci fossero interessati), in caso accadesse a noi di essere simili a questa creatura, chiusi in un antro senza sdraio né ombrellone, non ci resterà che accettare in silenzio una malasorte che in passato non abbiamo ritenuto degna di nota.
In momenti prosperi trascurare il dolore altrui è facile, ma, fosse solo perché nella vita non si sa mai, è più saggio sforzarsi di tenere sempre a mente questa umile Penelope e coloro che condividono il suo destino. Divertirsi e riposarsi non equivale a smettere di pensare.




