In Santa Giulia tutta la fotografia italiana interpreta la Vittoria Alata

40 fotografi e fotografe espongono in via Musei i loro lavori ispirati alla statua simbolo di Brescia: c’è anche la fotografia scattata da Gabriele Basilico nel 1999, che ha dato il via al progetto
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

La mostra «La Vittoria di Brescia, 40 fotografi e un’eterna bellezza» in Santa Giulia
Fotogallery
8 foto
La mostra «La Vittoria di Brescia, 40 fotografi e un’eterna bellezza» in Santa Giulia

Tanti sguardi nuovi che si posano su uno sguardo senza tempo. Uno sguardo ancora più enigmatico di quello della Monna Lisa, perché per secoli quegli occhi velati hanno visto solo il buio. Sono gli occhi della Vittoria Alata, che ammaliò gli archeologi che se la trovarono davanti nel 1826 e che continua ad ammaliare chiunque la guardi. A osservarla, stavolta, sono addirittura 40 obiettivi di 40 fotografi contemporanei. Ad aprire i cinque giorni di festa per la statua bronzea simbolo della città – di cui il 20 luglio ricorrono i 200 anni dal ritrovamento – è una mostra fotografica allestita al Museo di Santa Giulia, che ha due capacità: raccontare in molteplici modi la Vittoria Alata e portare in un unico contenitore decine di artisti dello scatto, tutti riconoscibili anche se impegnati nello stesso compito.

A ideare originariamente questa mostra – «La Vittoria di Brescia, 40 fotografi e un’eterna bellezza» – è stato il direttore di Cavallerizza e del Brescia Photo Festival Renato Corsini, che ha concretizzato una suggestione di quando era bambino. «Ho sempre pensato che al Festival di Sanremo tutti dovrebbero cantare lo stesso brano, per percepire le differenze». Nacque così, sei anni fa, la prima mostra di questo genere sulla Vittoria Alata, oggi ampliata grazie alla curatela di Giovanna Calvenzi. «Quando Massimo Minini mi mostrò la fotografia che Gabriele Basilico aveva realizzato della Vittoria, mi tornò in mente quell’idea – racconta Corsini –. Ho poi consegnato l’intuizione nelle mani sapienti di Calvenzi».

Gli artisti

Calvenzi ha quindi aggiunto fotografi e fotografe a quel primo zoccolo di artisti, arrivando ai quaranta esposti fino all’1 novembre 2026 (la mostra è realizzata in collaborazione con Cavallerizza, Centro della Fotografia Italiana, e con Olimpia Splendid – che celebra il settantesimo anno dalla fondazione sostenendo questa particolare testimonial della brescianità – ed Emwd Brescia, che ha contribuito alla realizzazione del catalogo Skira). «Per me scoprire la Vittoria Alata è stato estremamente importante. Sapevo che Gabriele Basilico l’aveva fotografata nel 1999 all’interno di un progetto più ampio, non dedicato esclusivamente a lei. Gestisco il suo archivio e, quando Renato mi ha coinvolta, è stata una vera scoperta».

Quella fotografia originaria è esposta, ed è l’unica – particolare non da poco – che mostra la vecchia collocazione della statua all’interno del Santa Giulia, prima che partisse per l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze tornando, restaurata e splendente, nel 2020. Da quell’anno, infatti, si trova nella cella disegnata da Juan Navarro Baldeweg all’interno del parco archeologico di Brixia Romana, ovvero nel Capitolium.

Gabriele Basilico, Vittoria Alata, 1999, courtesy Archivio Gabriele Basilico
Gabriele Basilico, Vittoria Alata, 1999, courtesy Archivio Gabriele Basilico

Tutte le altre immagini la ritraggono post-restauro, ognuna con una propria interpretazione. Ci sono bianco e neri, colori, collage, rielaborazioni grafiche, ipotesi futuristiche (Bonomo Faita la immagina raggiunta da un Ufo), fotografie realistiche ed elaborazioni immaginifiche. Tra i nomi si trovano, oltre a Basilico, Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, lo stesso Corsini, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Giovanni Chiaramonte, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Carlo Mari, Paolo Ventura...

«L’idea di chiamare tutta la fotografia italiana a confrontarsi con un’immagine così importante è, per me, geniale. Io ho contribuito aggiungendo nuovi nomi e coinvolgendo persone che potessero testimoniare la loro adesione alla Vittoria», spiega Calvenzi. «La Vittoria è diventata per noi un pretesto; per le autrici e gli autori una sfida, un invito, un’occasione di complicità. Ci si accorge così di come la fotografia possa diventare qualcosa di soggettivo e oggettivo allo stesso tempo, proprio perché tutti partono dallo stesso soggetto. Ci sono opere straordinarie e altre che magari convincono meno, ma tutto nasce da lei: dalla Vittoria. Spero che il progetto possa continuare e che, sull’onda di queste prime due tappe, si possa proseguire invitando autrici e autori da tutto il mondo».

Soggetti volanti di Bonomo Faita
Soggetti volanti di Bonomo Faita

Cura e stupore

All’inaugurazione erano presenti le autorità cittadine. Per la presidente di Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli, è significativo come «la celebrazione di questi cinque giorni che ci porterà, lunedì alle 19, a celebrare il ritrovamento a duecento anni esatti dalla scoperta, si apra con questa mostra». Soprattutto, ciò che la fa riflettere non è solo la gioia infinita di chi in quel momento lo trovò, ma anche «la cura e l’attenzione che ci mise chi, 1.500 anni prima, ripose la Vittoria Alata nell’intercapedine, nascondendo il tesoro per proteggerlo e darlo ai posteri. E quei posteri siamo noi».

«È un po’ come l’operazione “We Are the World” con gli artisti che si unirono per l’Africa – ha scherzato quindi il direttore di Brescia Musei Stefano Karadjov –. Qui quaranta fotografi e fotografe sono stati posti davanti a un interrogativo: la Vittoria Alata, dopo 200 anni, può essere ancora un’ispirazione creativa?»

Secondo Laura Castelletti, sindaca di Brescia, il succo è porprio qui. «Brescia Musei in questi anni ha avuto la capacità di mettere continuamente in dialogo la Vittoria Alata con la contemporaneità e con l’antico. Pensiamo agli interventi di Vezzoli, ma anche al Pugile. La Vittoria ha ritrovato nuovo vigore e una nuova attenzione dopo il viaggio all’Opificio delle Pietre Dure. Quel restauro è stato un’occasione di scoperta, anche scientifica. Il 2020 è stato un momento importante. Si usciva da un periodo di sofferenza e la restituzione della Vittoria alla città, valorizzata e finalmente visitabile nella sua nuova collocazione, ha rappresentato un passaggio fondamentale». Che oggi si completa anche con la festa e con le mostre a lei dedicate.

Questa non è peraltro l’unica mostra fotografica sulla Vittoria Alata. In Cavallerizza sabato verranno inaugurate l’esposizione di Renato Corsini sul viaggio della Vittoria Alata all’Opificio delle Pietre Dure e quella di Mario Cresci, che non ha documentato la statua ma l’ha interpretata giocando con la luce della Pietà Rondanini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Rivista BiesseRivista Biesse

Nel numero di luglio e agosto, in primo piano, la strada per salire in Maddalena.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoRichiedei affida Instagram a due 25enni: +60% di vendite dai socialRichiedei affida Instagram a due 25enni: +60% di vendite dai social

I titolari di Richiedei e Il Laccio, storici calzaturifici a Brescia, hanno puntato su Evoluzione Imprese: «Siamo la prova che la giovane ETM è vincente»

Genius. 100 idee per essere feliciGenius. 100 idee per essere felici

Spunti e suggerimenti pratici ispirati a filosofi antichi e studiosi contemporanei.

SCOPRI DI PIÙ