Olimpia Zagnoli: «Il mio stile trovato per strada e l’amore per le case»

L’illustratrice si racconta in occasione della mostra da Mutty Gallery che celebra i dieci anni da «La Grande Estate»: le radici, la famiglia, il rapporto con la moda e quello con chi, spudoratamente, ha copiato il suo tratto così riconoscibile
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

L'illustratrice Olimpia Zagnoli
L'illustratrice Olimpia Zagnoli

Olimpia Zagnoli è quell’illustratrice che molti conoscono senza sapere di conoscerla. È quella del manifesto delle Olimpiadi di Milano Cortina, delle copertine del New Yorker e di quelle dei romanzi di Henry Miller per Feltrinelli, delle figure piatte e delle campiture di colori definite, delle figure geometriche che diventano antropomorfe. Ha disegnato accessori per Prada e Fendi, illustrato le tazzine Illy, firmato capsule collection per Marella, decorato con un’opera d’arte il Mapei Stadium...

Dieci anni fa, dopo una residenza artistica in Toscana, nacque «La Grande Estate», un progetto presentato da Mutty a Castiglione delle Stiviere (composto da una mostra e da un volume edito da Lazy Dog Press, oggi esaurito, curato dalla bresciana Melania Gazzotti). In quell’occasione Zagnoli si confrontò con il paesaggio, lasciando per un attimo da parte la figura umana che è così centrale nella sua ricerca artistica. Dopo un decennio, ecco tornare «La Grande Estate». Stavolta la mostra si sposta a Brescia, nei nuovi spazi di Mutty Gallery in via Trieste 32, e si intitola «È ancora una Grande Estate» (sarà visitabile dal 19 giugno all’1 agosto). Stavolta al verde di Castagneto Carducci si sostituisce il blu del mare, con la galleria che si trasformerà – durante il vernissage di venerdì 19 giugno alle 18 – in un piccolo stabilimento balneare con musica, ghiaccioli e Vermentino.

Olimpia Zagnoli, poster per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, 2026
Olimpia Zagnoli, poster per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, 2026

Olimpia, la tua è una famiglia creativa: quanto incide sulla professione artistica il fatto di avere respirato sin da piccola l’aria di un certo ambiente?

Non so quanto abbia inciso, non ho un metro o un termine di paragone per misurarlo. Posso però provare a quantificare la fortuna di crescere in una famiglia che intende l’arte e la bellezza come cose molto serie: corrisponde circa a 27 campi di calcio.

Tu hai un tratto molto, molto riconoscibile: quando l’hai trovato e definito? Quando hai capito che quella saresti stata tu?

L’ho trovato per strada. La stessa strada sulla quale ho capito che sarebbe stato meglio comprare scarpe di un numero in più, che si mette prima il sale e poi l’aceto, che per non arrivare in ritardo sarei dovuta partire un po’ prima. Tentativo dopo tentativo, si arriva ad una specie di equilibrio dove ci si sente di potersi fermare per un po’ prima di ripartire.

Il tuo stile negli anni è stato anche molto copiato, più o meno velatamente. Come ti fa sentire?

Da un lato incredula, ci sono state occasioni in cui sono partita per vacanze finanziate con i rimborsi delle cause per plagio e non ho dovuto neanche alzare una matita. Da un lato dispiaciuta per chi ha pensato che copiare un mio lavoro fosse una buona idea. È probabile che quella persona stia ancora cercando una sua voce e conosco la frustrazione di non averla ancora trovata.

Olimpia Zagnoli, Three women, 2023
Olimpia Zagnoli, Three women, 2023

Qual è il tuo rapporto con la moda? Sia dal punto di vista espressivo, che da quello stilistico.

Trovo interessante che esista la possibilità di esprimersi anche attraverso i vestiti che scegliamo di indossare. Ma quando in un negozio la commessa mi dice: «Adesso è molto di moda», di solito scappo.

E con il design e l’architettura?

Sono appassionata di case. Le osservo da fuori, mi infilo negli androni, passo ore sui siti immobiliari. Faccio foto dei pomelli delle porte, mi segno un motivo da usare per qualche disegno futuro, leggo i nomi sui citofoni. Con il design è simile, e a volte riesco anche a farci il caffè.

Olimpia Zagnoli, Breakfast in bed, 2023
Olimpia Zagnoli, Breakfast in bed, 2023

In Italia non c’è ancora una cultura dell’illustrazione editoriale al pari di quella anglosassone, se non per le copertine dei libri. Quanto riesci a lavorare con riviste, giornali, prodotti giornalistici? E cosa ti piacerebbe cambiasse, in questo senso?

L’altro giorno sono andata a rinnovare il passaporto e il commissario di polizia mi ha chiesto quale fosse la mia professione. Quando ho risposto «illustratrice» mi ha guardata con sospetto. Nonostante questo, in Italia ho avuto l’opportunità di lavorare non solo nell’editoria ma di collaborare con aziende, artigiani, gallerie, istituzioni e musei. Si potrebbe dire che ho approfittato di questa confusione.

Qual è il libro la cui copertina sogni di illustrare? Oppure hai già illustrato il tuo libro preferito?

Sogno di illustrare la copertina di un libro del mio compagno di scuola e scrittore Vincenzo Latronico. Sarebbe bellissimo ritrovarsi tra le pagine dello stesso libro dopo tanti anni.

Olimpia Zagnoli, Cocomero, The New Yorker cover, 2023
Olimpia Zagnoli, Cocomero, The New Yorker cover, 2023

A Brescia cosa porterai?

La galleria Mutty mi ha proposto di festeggiare i dieci anni del mio progetto «La Grande Estate», cominciato con una settimana di osservazione e illustrazione a Castagneto Carducci nell’estate del 2016 e conclusosi lo stesso anno con una mostra e un libro pubblicato da Lazy Dog Press. In questa occasione bresciana, sarà esposta una selezione di opere in edizione limitata e una serie di disegni originali di vario formato realizzati all’epoca e mai visti prima.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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