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Cultura e spettacoli

In Castello la fragile meraviglia di un pianeta a rischio, in 80 foto

A Brescia fino al 10 gennaio sarà visibile la mostra «La Grande Saggezza» con gli scatti della biologa messicana Cristina Mittermeier, curata da Lauren Johnston e nata in seno alla National Geographic Society
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Volunteer Point, East Falklands, 2016 di Cristina Mittermeier
Volunteer Point, East Falklands, 2016 di Cristina Mittermeier

È una denuncia che non pone in primo piano discariche tracimanti o rifiuti alla deriva negli oceani; ma che per contro trae forza dalla scelta inevitabile di mettere al centro dello scatto una natura non corrotta, ma esattamente uguale a come appare quando è lasciata a se stessa: rigogliosa e prospera; grandiosa ed eterea.

Tramanda «La Grande Saggezza» degli animali e dei popoli originari la bellissima mostra di Cristina Mittermeier, aperta da oggi al 10 gennaio 2027, con ingresso libero, negli spazi espositivi del Museo del Risorgimento in Castello.

Il senso dell’abbastanza

Quella della biologa e artista sudamericana, nata a Città del Messico nel 1966, è una fotografia che utilizza l’immensa bellezza del pianeta per trasmettere il suo messaggio universale di tutela. Un richiamo potentissimo all’enoughness (il senso dell’abbastanza), che si leva dalle profondità nere degli abissi popolati dagli squali come dalle banchise artiche dove una selva di pinguini galleggia alla deriva.

Galapagos Islands, 2021, di Cristina Mittermeier
Galapagos Islands, 2021, di Cristina Mittermeier

«La Grande Saggezza», curata da Lauren Johnston e nata in seno alla National Geographic Society, è stata allestita in prima istanza da Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo, che ha rinnovato il patto di collaborazione con Fondazione Brescia Musei proprio attraverso questa mostra, che si sostanzia di 80 spettacolari scatti di una delle più influenti fotografe naturaliste viventi.

Arte, scienza e poesia

Ricercatrice e artista. Mittermeier, formatasi come biologa marina, è in primis donna di ricerca e di scienza. Ed è attraverso questa lente che, successivamente alla specializzazione in fotografia a Washington, ha iniziato a immortalare ciò che la circondava, rivelandone l’innata poesia e l’innegabile fragilità.

Protagonista nella sua carriera di numerose spedizioni per studiare l’impoverimento della fauna marina, ha unito alla propensione artistica una dimensione militante, facendosi paladina delle specie e delle popolazioni in bilico del nostro pianeta.

Proprio dall’unione di questi tre elementi - la competenza scientifica, l’ispirazione artistica e la volontà etica - è nata quella fotografia di conservazione che è la cifra della sua produzione e che l’ha portata, nel 2005, a fondare la International League of Conservation Photographers.

«La Grande Saggezza», come ha richiamato la presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli, «è un riferimento ai saperi innati degli elementi naturali e dei popoli, ma è soprattutto un imperativo allo spettatore, richiamato a ritrovare il senno di fronte allo scempio di cui si fa spesso autore e o complice».

Sua maestà la natura

Nelle sale all’ultimo piano del Museo del Risorgimento, le fotografie di Cristina «Mitty» Mittermeier giganteggiano seguendo tre filoni tematici, a cominciare dalle immagini antropologiche - un ventaglio di ritratti che raccontano riti tribali ed etnie indigene -, per proseguire coi grandi affreschi dedicati al mondo terrestre, dai ghiacci polari ai sentieri fangosi del Madagascar, e chiudere infine con la serie di immagini dedicate all’ecosistema marino.

Qaanaaq, Greenland, Last Ice, 2015 di Cristina Mittermeier
Qaanaaq, Greenland, Last Ice, 2015 di Cristina Mittermeier

Un incredibile dispiego di maestosità naturale, a colori come in bianco e nero, che racchiude tutta la potenza del messaggio fotografico che Mittermeier convoglia, attraverso il verde immutabile delle foreste canadesi o in quello quasi fluorescente dell’aurora boreale che sovrasta i boschi dello Yukon. Ci interrogano gli occhi dei lupi di Groenlandia e delle donne etiopi della Valle dell’Omo, pretendendo di continuare ad esserci, di essere abbastanza. È questa la missione che Mittermeier affida ai visitatori, mostrando loro la precaria meraviglia di un mondo a rischio estinzione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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