Uva, coraggio, visione e – se vogliamo – incoscienza. Quella dell’appassionato vero. O più semplicemente, riducendo i fattori, possiamo anche parlare di amore sconfinato per il vino. Ingrediente fondamentale per costruire un percorso ambizioso: ritagliarsi una nicchia (piccola, ma non piccolissima) nel mercato vitivinicolo bresciano e non solo.
La scommessa
Si chiama Adoréa la nuova scommessa fatta, a suon di grappoli, da Fabio Engheben ed Edoardo Gallina, una (piccola) confraternita del vino che probabilmente sarebbe piaciuta anche a John Fante. Sono loro i creatori di questa etichetta che vuole shakerare l’area della Valtenesi con bottiglie fuori dagli schemi, «non omologate», rispettose dei cicli e della qualità della produzione. E, soprattutto, capaci di coniugare bevibilità e innovazione.
La storia di Fabio ed Edoardo come appassionati del nettare di Bacco inizia parecchie lune fa, ma – imprenditorialmente – ha avuto il «battesimo del vino» solo nel 2024. Fabio è un enologo-sommelier, che ha maturato esperienze sul campo, tra vendemmie e altri incarichi in Franciacorta. Accanto a lui, appunto, Edoardo, che pur mantenendo il suo lavoro principale, sta mettendo quante più energie possibili nel progetto Adoréa, facendo fruttare anche le proprie esperienze di vendemmia fatta sul campo.

L’evoluzione
«Una volta deciso di intraprendere questa strada – spiegano –, abbiamo iniziato a produrre le prime bottiglie a nostro nome, lavorando su uve conferiteci da altri. Piccole quantità, giusto per iniziare ad aggiustare il tiro, vinificando per amici e parenti. Parliamo di circa 700 bottiglie».
Poi è stato il momento di alzare il livello, migliorando la qualità della produzione e cercando i vigneti da cui far nascere i vini Adoréa (nome «preso in prestito» da una divinità romana). Il primo è stato a Mocasina (già attivo), seguito da uno ad Astore (nel territorio di Castiglione delle Siviere), che entrerà in produzione nel 2027.
«Tendenzialmente – sottolinea Fabio – abbiamo uno stile in controtendenza rispetto al resto della Valtenesi. L’obiettivo principale è arrivare a produrre bollicine, ma è un traguardo da raggiungere con calma. Intanto ci siamo concentrati su tre tipologie di vini: un sauvignon, un riviera del Garda rosso chiamato Echo e un bianco fermo che abbiamo battezzato Giolaria».
Le etichette
Nomi, scelte, idee: sono le strade poco battute a intrigare Fabio ed Edoardo, che anche per le etichette hanno fatto una scelta inconsueta: «Ci siamo affidati a Sylvie Luccisano, artista francese che ha disegnato delle etichette per alcune delle cantine emergenti più interessanti della Borgogna. Di lei ci ha colpito lo stile astratto e sognante». Dai primi contatti all’incontro il passo è stato breve: «Siamo la prima cantina in Italia con cui ha collaborato: le abbiamo mandato le foto dei vigneti e di Mocasina e lei si è fatta ispirare dalle immagini».

La cantina
Dopo aver presentato nelle scorse settimane il loro progetto negli spazi di Aspro, a Montichiari, Fabio ed Edoardo continuano a pensare a come plasmare la loro creatura, cui manca solo... una cantina. «Quella è una spesa molto impegnativa quindi, per ora, ci appoggiamo a Manerba, sfruttando la disponibilità di alcuni produttori-amici per la vinificazione. Un domani, chissà, potremmo anche valutare se trovare una sede tutta nostra». Le ispirazioni sono molteplici, con scelte quali la fermentazione spontanea in barrique esauste o l’opzione di creare un bianco in Borgogna style, da oltre 14 gradi. Legno, grappolo e fantasia. Sembra una favola, da sorseggiare con cura.




