La realizzazione di ciascuno dei 634 fogli della Carta Geologica d’Italia è il risultato di una vera e propria ricerca scientifica, condotta secondo metodologie riconosciute e condivise a livello nazionale. Ogni ricerca è affidata a un gruppo di lavoro composto da esperti delle Scienze della Terra, provenienti da università e istituzioni scientifiche e coordinati da Ispra. È un lavoro lungo circa un quinquennio e complesso, che merita di essere raccontato.
Metodo
«Il geologo deve battere a tappeto le zone: si lavora in inverno, in montagna e con lo zaino», dichiara Paolo Schirolli, conservatore della sezione di Scienze della Terra presso il Museo di Scienze Naturali di Brescia e componente dei gruppi di lavoro dei vari fogli bresciani della Carta. «Sul campo, nell’arco di circa due anni, vengono effettuati decine di migliaia di rilievi puntuali, ognuno dei quali viene geolocalizzato in una cartografia digitale, registrando posizione e caratteristiche dell’affioramento» prosegue Schirolli.
La somma dei punti rilevati permette di tracciare i limiti tra le diverse formazioni rocciose; la ricerca ricostruisce inoltre l’andamento in profondità delle formazioni, al fine di elaborare un modello tridimensionale.
I dati ottenuti, unitamente alle conoscenze teoriche pregresse e ad altre informazioni reperibili presso specifici enti, vengono poi analizzati in una successiva fase e – sulla base delle caratteristiche geologiche che emergono - vengono coinvolti ulteriori esperti per valutazioni di dettaglio. Il tutto per elaborare il contenuto finale di ogni foglio della Carta Geologica, che si costituisce di tre elementi.
Elementi
Innanzitutto, la mappa vera e propria, che riporta in due dimensioni e in 3D le formazioni rocciose del substrato, dei sedimenti e dei depositi superficiali accumulatisi nel corso dei milioni di anni. Viene poi fornito un ampio insieme di dati, ottenuti con le rilevazioni e le misurazioni. Infine, vengono redatte le note illustrative: un vero e proprio «diario di bordo scientifico», in cui ognuno dei collaboratori che hanno partecipato alla ricerca fornisce un dettagliato resoconto del lavoro svolto.
Le fonti
Oltre ai rilevamenti direttamente svolti sul campo e allo studio della letteratura scientifica disponibile, i gruppi di lavoro incaricati di redigere i fogli della Carta Geologica d’Italia utilizzano anche altri dati geologici, raccolti sul territorio da enti o organizzazioni per finalità anche molto diverse. Innanzitutto, una delle fonti è rappresentata dai profili sismici acquisiti nell’ambito delle attività di ricerca petrolifera.
Ponendo delle piccole cariche lungo un tracciato sul terreno e facendole detonare, dei sensori rilevano l’andata e il ritorno dell’onda sonora: con questa procedura è possibile determinare la densità del sottosuolo, e quindi la diversa tipologia di rocce presenti. Il risultato è un profilo del sottosuolo, in grado di rilevare ondulazioni ed eventuali faglie.
Un’altra fonte è costituita dai dati acquisiti mediante la tecnica elettromagnetica aviotrasportata Aem, attraverso rilievi effettuati in elicottero da aziende che operano nel settore idrico. Questa tecnologia consente di ricostruire la distribuzione e l’andamento delle falde acquifere, individuando le formazioni geologiche le cui caratteristiche permettono di ospitare e immagazzinare l’acqua nel sottosuolo.
Infine, un apporto importante è dato dalle informazioni riguardanti i pozzi per l’acqua realizzati sul territorio. Per ognuna di queste trivellazioni la Regione dispone di dati riguardanti gli strati di rocce e di terreno attraversati dalla perforazione, che vengono messi a disposizione del gruppo di ricerca.



