Cronaca

Tentato omicidio alla Cavifer, chieste pene fino a 11 anni e 4 mesi

Le richieste del pubblico ministero per l’agguato dell’1 marzo del 2024 al titolare dell’azienda di Montichiari
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

I rilievi fuori dalla Cavifer nel 2024 - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
I rilievi fuori dalla Cavifer nel 2024 - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Undici anni e quattro mesi per Denis Sinani, il 38enne di origini albanesi con residenza in Danimarca ritenuto dall’accusa l’esecutore materiale. Sei anni e otto mesi per Giulio Badini, il 74enne di Novara che avrebbe messo a disposizione le armi da utilizzare nell’agguato. Sette anni e 4 mesi per Giuseppe Colicchio, ex agente della Polizia locale di Desenzano pescato dall’inchiesta per il tentato omicidio a Montichiari, al vertice di un giro di droga. Sono queste le richieste di pena più pesanti formulate dal sostituto Francesco Carlo Milanesi nel corso del processo che si sta celebrando in abbreviato davanti al gup Andrea Guerrerio per il blitz portato a segno la sera dell’1 marzo del 2024 ai danni di Angelo Ferandi. Richieste più contenute, attorno ai 3 anni, per gli altri imputati, accusati a vario titolo, di spaccio di droga, ma anche di una frode fiscale da poco meno di 500mila euro.

I carabinieri mentre effettuano i rilievi all'ingresso della Cavifer © www.giornaledibrescia.it
I carabinieri mentre effettuano i rilievi all'ingresso della Cavifer © www.giornaledibrescia.it

L’agguato

Quella sera, lasciando il capannone della sua azienda a Montichiari, Angelo Ferandi, che temeva per la sua incolumità ed evitava di ritrovarsi da solo, fu accerchiato da un comando arrivato sul posto a bordo di un furgone e di un’automobile, poi risultate rubate. Dai veicoli uscirono diverse persone e spararono al suo indirizzo una pioggia di proiettili. Ferandi cadde a terra, centrato ad una gamba. Fu soccorso in tempo, portato in ospedale e tratto in salvo. Partendo dalle telecamere di videosorveglianza i carabinieri del Nucleo investigativo riuscirono a risalire alle auto e dalle auto ad alcuni dei loro occupanti e al potenziale movente: un debito da mezzo milione di euro che l’imprenditore finito nel bersaglio avrebbe dovuto restituire. Sinani, sentito in aula a settembre, ha negato ogni coinvolgimento. «Sono vittima della giustizia» aveva detto.

Verso la sentenza

Dopo la requisitoria del pm il processo è stato aggiornato al 10 novembre. In programma gli interventi dei difensori degli imputati. La sentenza potrebbe slittare però al 2027: non è da escludere infatti che il giudice dell’udienza preliminare fissi un’altra udienza per le repliche e la decisione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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