Proprio in questi giorni la memoria collettiva è tornata al maggio di 50 anni fa, quando il Friuli venne colpito da uno dei terremoti più devastanti della storia del Paese. Quasi un migliaio di morti, più di 100mila sfollati. A dimostrazione di come l’Italia sia un territorio fortemente soggetto a eventi calamitosi. E non parliamo soltanto di terremoti. E un territorio come quello della provincia di Brescia, caratterizzato dalla presenza di fiumi, laghi e montagne sicuramente non è immune a questo tipo di fenomeni. Per questo il fatto che soltanto il 26% dei Comuni bresciani abbia aggiornato il proprio Piano di Protezione civile ha sollevato più di una riflessione. Ma anche delle precisazioni da parte di alcuni sindaci, che hanno smentito per certi versi i dati forniti dal Broletto.
Berlingo
(di Daniele Piacentini)
Un documento vecchio di 30 anni? Non del tutto. Berlingo è uno dei Comuni che, carte alla mano, risulta avere un Piano decisamente datato, approvato dal Consiglio comunale nel 1996. «In realtà – spiega il sindaco Fausto Conforti – abbiamo portato l’anno scorso, nel 2025, il nuovo Piano in approvazione nel Consiglio comunale che ha dato il proprio assenso. Il documento, quindi, è stato aggiornato e varato, dopo aver affidato un incarico tecnico a una società esterna, durante l’attuale Amministrazione comunale. Ora stiamo attendendo i vari passaggi tecnici e burocratici, che coinvolgono la Provincia di Brescia, per l’adozione anche materiale».
Il Piano, quindi, c’è, anche Conforti non nasconde le difficoltà «per i Comuni come il nostro, di dimensioni inferiori rispetto a realtà più strutturate (poco meno di 3mila, ndr) a fare fronte ai tanti adempimenti per rispondere alle esigenze dei cittadini. Il nostro Comune conta 8 dipendenti in totale, ma tra mobilità e trasferimenti siamo spesso ben al di sotto di quella cifra. Impegno e buona volontà non possono bastare, ci sono procedure burocratiche da rispettare. È un tema che supera i confini del nostro territorio ma oggettivamente è qualcosa di impattante sull'attività amministrativa in tutti gli enti locali, soprattutto quelli medio-piccoli».
Niardo
(di Giuliana Mossoni)
Dopo l’alluvione dell’estate di quattro anni fa, Niardo ha fatto tesoro della negativa esperienza e, dal 2025, ha un nuovo Piano. La novità di rilievo riguarda il sistema di allarme e allerta, per avvisare la popolazione del pericolo imminente e predisporre le operazioni di messa in sicurezza. Tramite un sistema di sensori posati sulle pendici della montagna che sovrasta il paese, e che nel luglio del 2022 ha scaricato fango e detriti sull’abitato, invadendo i torrenti Re e Cobello, in caso di necessità viene azionata in automatico una sirena, posizionata in paese. Non solo, oltre alle sirene, si attivano in automatico anche dei segnali luminosi a ridosso dei torrenti, vengono inviati alla Protezione civile e alle autorità dei messaggi e, in ultimo avviso, parte una telefonata e un messaggio vocale registrato. Si tratta di avvisi che la popolazione deve saper cogliere, mettendo in atto una serie determinata di prescrizioni, dal radunarsi nei centri di raccolta al non uscire di casa.
L’allerta scatta nel caso in cui dai pendii montani dovesse scendere più materiale del previsto, strappando i sensori. Il periodo critico va da giugno a settembre, i mesi più rischiosi legati ai fenomeni atmosferici intensi, in particolare nei mesi di luglio e agosto, anche se i recenti cambiamenti climatici potrebbero variare il paradigma. Il Piano di Protezione civile prevede anche delle esercitazioni nel corso dell’anno, per preparare la popolazione in caso di allarme.
Villa Carcina
(di Barbara Fenotti)
Avere un Piano comunale di Protezione civile aggiornato significa sapere prima che cosa fare quando l’emergenza arriva: chi attivare, quali aree presidiare, quali procedure seguire in caso di calamità naturali, alluvioni, frane o eventi improvvisi. È uno strumento tecnico, ma anche una garanzia concreta per la sicurezza dei cittadini. Il Comune di Villa Carcina guidato dal sindaco Moris Cadei ha provveduto nel 2025 ad aggiornare il proprio Piano con il lavoro dell’ufficio Tecnico e dell’assessore delegato Gianmaria Giraudini.
Un passaggio legato anche alla revisione del Pgt, il Piano di governo del territorio, che l’Amministrazione punta ad approvare tra il 2026 e il 2027. «L’aggiornamento era necessario - spiega Cadei -, perché la revisione dello strumento urbanistico comporta anche la verifica del piano inondazioni, del reticolo idrico minore e delle aree più esposte al rischio». Villa Carcina, come gli altri Comuni della Valtrompia, è attraversata dal Mella: un elemento identitario del territorio, ma anche un corso d’acqua da monitorare con attenzione. Il Piano consente dunque di individuare le zone potenzialmente più fragili e di organizzare con chiarezza le risposte operative.
«Non è stato un lavoro semplice - aggiunge il primo cittadino -, perché il documento viene predisposto con il supporto di tecnici ed esperti, anche in materia idraulica. Inoltre la Regione ha fornito disposizioni e cartografie aggiornate, che ci hanno imposto di rivedere alcune valutazioni sulle aree a rischio». Il risultato è un Piano «in linea con le indicazioni regionali», pronto ad accompagnare anche il percorso di approvazione del nuovo Pgt.
Verolanuova
(di Viviana Filippini)
«Non risale al 1995, ma al 2019 l’ultimo aggiornamento del Piano di Protezione civile comunale di Verolanuova» così hanno precisato il sindaco Stefano Dotti il vice Gianmaria Tomasoni. Il documento aggiornato sette anni fa, individua i rischi presenti sul territorio comunale, le aree di attesa, le procedure operative di intervento con le quali fronteggiare un eventuale evento calamitoso. Esso contiene anche le informazioni utili ai cittadini per affrontare con consapevolezza eventuali situazioni di emergenza. Gli amministratori sono inoltre consapevoli che dopo l’ultimo aggiornamento del 2019, sarà necessario rivedere il piano in adozione ed eventualmente riaggiornarlo nel caso fosse necessario.



