Presenti, certo. Sicuramente ben confezionati. Ma irrimediabilmente datati. Con tutto ciò che ne potrebbe conseguire. Parliamo dei Piani comunali di Protezione civile, documenti essenziali che, nel Bresciano (terra purtroppo non immune a dissesti ed altre emergenze ambientali) vivono una situazione piuttosto particolare: solo il 26% dei Comuni (53 su 205 per la precisione) lo hanno aggiornato secondo il codice di Protezione civile. E gli altri? Sono in ritardo. In alcuni casi anche ci circa 30 anni.
Scenari
In un Paese come l’Italia, fortemente soggetto a molteplici fenomeni calamitosi, anche di grave entità, poter disporre di una pianificazione delle emergenze, con procedure codificate e testate, è uno degli elementi chiave che fanno la differenza tra una gestione efficace e una deficitaria delle calamità. Ma c’è di più: da tempo si è compreso che la prevenzione ha la medesima importanza della gestione dell’emergenza. In questo senso, i Piani comunali hanno il compito – in aggiunta ad altri strumenti di enti sovraccomunali - di mappare le situazioni a rischio presenti sul territorio.
Nel Bresciano
Ma veniamo al territorio di casa nostra: dati forniti dalla Provincia di Brescia indicano che la totalità dei Comuni bresciani ha provveduto ad adottare un Piano di Protezione civile. Tuttavia, la vera chiave di volta del sistema risiede nel continuo aggiornamento dei Piani stessi, adattandoli nel tempo alle nuove criticità che via via emergono, e integrandoli pienamente con gli strumenti di pianificazione urbanistica del territorio. Questo elemento, che è anche un preciso obbligo normativo, è probabilmente la vera criticità del sistema.
La normativa
In Italia il Codice della Protezione civile è diventato legge nel 2018; in seguito, nel 2021, Regione Lombardia ha adottato una normativa integrativa valida sul territorio regionale, resa pienamente operativa con una successiva delibera di Giunta del novembre 2022. In seguito a questa data, vero «spartiacque» nel settore della Protezione civile in Lombardia, i Comuni bresciani che hanno provveduto ad aggiornare il proprio Piano di Protezione Civile sono stati 53 su 205, solo circa il 26%.
A fronte di Amministrazioni locali più virtuose, che hanno recentemente revisionato il proprio Piano, ve ne sono altre i cui Documenti di Protezione Civile risalgono a oltre due decenni fa. E la situazione non è più rosea se si considera il livello provinciale: il vigente Piano di Emergenza e Programma di Previsione e Prevenzione Provinciale di Protezione civile risale infatti al lontano 2006, e, sebbene affiancato da altri Documenti pianificatori specifici e più recenti, non è ancora stato integrato con gli aggiornamenti normativi che si sono susseguiti negli ultimi anni.
Comunicazione
C’è poi la questione della comunicazione. Alcuni Comuni li pubblicano sui propri siti internet, rendendoli in questo modo facilmente accessibili ai cittadini; in altri casi, oltre ad essere difficilmente rintracciabili, sono pressoché sconosciuti alla popolazione.
Sono queste le due situazioni estreme quando si tratta dei Piani di Protezione civile comunali. Questi strumenti, che devono essere obbligatoriamente adottati dagli enti locali, stabiliscono quali soggetti devono agire - e in che modo - durante e dopo il verificarsi di situazioni di emergenza.
Va naturalmente sottolineato che l’aggiornamento di un Piano di Protezione civile non è un’operazione banale; è anzi un percorso lungo, complesso e - soprattutto - piuttosto costoso, che richiede risorse economiche e strumentali che gli Enti locali spesso faticano a garantire.
Di contro, i fatti di cronaca che raccontano di continui fenomeni calamitosi nel nostro Paese impongono una rinnovata e maggiore sensibilità per questa tematica, che richiede studi dettagliati, Piani precisi e - non ultima - una comunicazione costante indirizzata ai cittadini.



