Cronaca

Buja non dimentica nomi e volti dei bresciani che corsero in aiuto

A 50 anni dal terremoto del Friuli la commemorazione: «Il vero dolore era nascosto, per pudore. Il grande terremoto ha portato via tanto, non la dignità»
Giorgio Bardaglio

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A Buja la commemorazione a 50 anni dal terremoto

«Il vero dolore era nascosto, per pudore. Il grande terremoto ha portato via tanto, non la dignità».
Parole lette in dialetto friulano, scritte da Silvia Maria Pezzetta, sindaca di Buja, il paese distrutto cinquant’anni fa e che anche grazie alla generosità dei lettori del Giornale di Brescia è stato ricostruito.
Nel vasto auditorium colmo di autorità e di comuni cittadini, chiamati a raccolta per commemorare la tragedia e la rinascita di una comunità, si alternano filmati e testimonianze, comprese quelle che annodano ad asola il comune friulano alla comunità bresciana.

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L'articolo di Renato Berti letto in sala

Il legame con Brescia

E alla fine della parte ufficiale, uno ad uno, i primi abitanti del Villaggio Brescia, l’insediamento creato nella frazione di Ursinins Piccolo, si fanno avanti, vogliono stringere mani, restituire sorrisi, raccontare di nomi e di volti di gente bresciana incontrata allora e mai dimenticata. Sono uomini e donne per lo più di mezza età, ragazzi allora, la cui storia sulle pagine del giornale è stata raccontata, e che ora tengono a ribadire come il bene fatto non è stato vano, come esista una riconoscenza profonda, tenace, imperitura.

Giuseppe Tonino

E poi c’è lui, Giuseppe Tonino, novantanove anni compiuti lo scorso gennaio, che del legame tra il Friuli e Brescia è il sacerdote, nel senso che ne custodisce la sacralità, quel seme di purezza che odora di bucato e splende fulgido, tuttora.

Il vicedirettore del GdB, Giorgio Bardaglio, con Giuseppe Tonino © www.giornaledibrescia.it
Il vicedirettore del GdB, Giorgio Bardaglio, con Giuseppe Tonino © www.giornaledibrescia.it

Non è voluto mancare Giuseppe, accompagnato dalla figlia Sandra, e di buon ora s’è messo il vestito e la cravatta, poi, giunta il momento, con passo lento ma sicuro ha raggiunto la sala e si è seduto in terza fila. Le orecchie, considerata l’età, fanno fatica, gli occhi invece guizzano, restando a ciglio asciutto pure quando sulle schermo in bianco e nero scorrono le immagini terribili della devastazione di allora. Tutti si commuovono, non lui. Il dolore, quand’è temprato, lascia una cicatrice dura.

Sandra Tonino si riconosce bambina in una foto scattata nel 1976 e pubblicata nello speciale del GdB
Sandra Tonino si riconosce bambina in una foto scattata nel 1976 e pubblicata nello speciale del GdB

In più Giuseppe si è abituato fin da giovane a guardare avanti, a rimboccarsi le maniche, preferisce ricordare i molti momenti di ricostruzione e gli episodi che sono stati per lui come una luce, ancora accesa. Compresa la volta che con padre Marcolini girò in lungo e in largo per trovare aiuto, dagli alpini. Soltanto una parola ha a cuore: «Brescia». Non importa s’è trascorso mezzo secolo e molti che c’erano sono andati avanti e pochi ricordano di persona e meno ancora hanno memoria viva di ciò che furono quei giorni. Sul palco un professore sottolinea come chi portò aiuto «pagò la ricostruzione in anticipo, cioè in fiducia».

Fiducia è la lezione più bella appresa nel corso della mattinata. Fiducia, reciproca. L’unico pilastro di cui il terremoto, invece di intaccare, ha posto fondamenta.

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