Politica

Broletto, nel primo consiglio il piano provinciale della mobilità

In Aula la prova generale del nuovo assetto politico. Tra tormentoni e scivoloni c’è il «sì» a bilancio e Dup
La squadra di governo della Provincia - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
La squadra di governo della Provincia - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it

Per chi osservava fuori campo, la battuta è stata semplice: «In quest’Aula non si vedeva una mozione dai tempi di Samuele Alghisi». E in effetti l’ex presidente del Broletto non è mai stato evocato tanto come ieri: per le procedure (appunto), per la ritrovata dinamica maggioranza-opposizione e anche per tirare qualche stoccata edulcorata da toni pacati. L’appuntamento era di quelli con l’hype del momento, specie per l’attesa che – seppur in modo involontario – si è alimentata in quattro mesi e passa di «preparativi» (alias: negoziati politici naufragati insieme alle larghe intese): il primo Consiglio provinciale con il nuovo assetto politico, che vede il centrodestra al governo nella formula classica, ossia in solitaria. Tra scaramucce, smorfie e qualche sorrisino a bocca stretta, il clima non era certo dei più rilassati, ma a livello operativo – tutto sommato – non è andata male.

Battibecchi

Sulla modifica dello statuto di Autostrade Padane (di cui la Provincia detiene il 23%), così come sul programma dell’Ufficio d’ambito di Brescia tutto è filato liscio, con voto all’unanimità. La situazione è scivolata un po’ in un mood da «gruppo d’ascolto» quando si è aperto il dibattito sul Dup (Documento unico di programmazione) e sul Bilancio.

Non sono mancati i grandi must: da le Province non sono più quelle di una volta (letteralmente: «bisogna tornare all’elezione diretta»), fino a «ci sono sempre meno soldi, bisognerà recuperarli in qualche modo», un po’ in stile festival della scoperta dell’acqua calda, considerando che la legge Delrio che ha declassato gli enti a un secondo livello, confiscando fondi e competenze, è in vigore ormai da undici anni.

Sono state condivise al microfono le ferite aperte, che Fabio Capra ha addolcito ironizzandoci su e citando una delle canzoni più note di Battisti («seduto in quel caffè... guardavo il mondo che girava intorno a me»): «Forse tutto è naufragato proprio perché ne sono stati bevuti troppi di quei caffè». C’è stato spazio anche per qualche scivolone: da «visto che sono state date le deleghe solo a una parte politica, oggi in quest’Aula si pone fine all’idea che la Provincia sia la Casa dei Comuni» (copyright Maurizio Libretti), fino a Riccardo Canini (Azione) che non si è accorto che il suo partito, negli ultimi anni, in Consiglio provinciale era rappresentato: «Noi prima non c’eravamo, per Azione questa è la prima volta» ha detto, cancellando i ruoli ricoperti da Massimo Vizzardi (entrato in Azione nel 2023) prima e da Suela Plaka poi.

E a chi, dai banchi del centrosinistra, ha messo in dubbio l’appoggio sui conti pubblici («il bilancio è quello di sempre, lo conosco, ma non essendo al governo non siamo in grado di avere certezze sulla gestione dei fondi in conto capitale» ha specificato Diletta Scaglia) e sui provvedimenti futuri per via delle larghe intese sfumate, Caterina Lovo Gagliardi (Forza Italia) ha ribattuto: «Vi rinfresco la memoria: con Alghisi avete governato da soli nonostante i consiglieri fossero pari. Noi siamo stati in grado di collaborare, dimostrate di esserlo anche voi». In tutto ciò, il presidente Emanuele Moraschini, che per natura è ermetico, è rimasto zen e si è concesso giusto qualche alzata di sopracciglio.

Il provvedimento

Ad entrare nel merito del confronto su Dup e Bilancio (dossier che hanno visto il centrosinistra astenersi), oltre al consigliere Sergio Aurora (lista Bene comune) che ha sollecitato la Provincia a «non fare da spettatrice» sull’emergenza qualità dell’aria, è stato Andrea Curcio (Pd): tutti suoi i sei emendamenti al Dup. Uno, in particolare, è stato accolto all’unanimità e metterà in moto la macchina politica a stretto giro: il Broletto realizzerà un Piano provinciale della mobilità pubblica.

Sulla destra il consigliere del Pd, Andrea Curcio: sua la proposta di lavorare a un Piano della mobilità pubblica - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
Sulla destra il consigliere del Pd, Andrea Curcio: sua la proposta di lavorare a un Piano della mobilità pubblica - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it

«Il trasporto pubblico locale verso la provincia oggi è in forte sofferenza – ha spiegato il consigliere dem –. Per questo serve lavorare a uno studio approfondito: per mettere poi successivamente a terra un piano che, sulla base dell’analisi dei flussi del traffico in ingresso e in uscita dalla provincia, punti al prolungamento delle linee del trasporto pubblico dal capoluogo agli altri Comuni».

Un input che il centrodestra accoglie con favore, per voce del vicepresidente e delegato alla Mobilità Fabio Rolfi, che premette: «Il trasporto pubblico è in difficoltà non solo per un problema di risorse, ma anche per la mancanza di autisti». Ma l’idea della programmazione è condivisa: «Vorrei raccogliere positivamente la sfida – conferma il vicepresidente –. Realizzare ex novo il Piano provinciale della mobilità sostenibile è un obiettivo molto ambizioso, un orizzonte di cui questa Amministrazione si vuole fare carico, anche sulla scia del piano di bacino e dei Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) in vigore nei Comuni, a partire da quello della città di Brescia. Sappiamo che è una sfida complicata e vogliamo lavorarci insieme».

Non sarà un lavoro snello: l’arco temporale sarà quello dell’intero mandato. Ma alla fine anche la Provincia, come il capoluogo e la Regione, avrà il suo Piano della mobilità. Grazie a quelle larghe intese sfumate sì politicamente, ma – almeno in questa prima prova generale a tratti stravagante – tradotte in pratica con il «sì» bipartisan a scrivere il Piano.

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