A metà della prossima settimana, in linea con l’avvio della campagna olivicola 2026, il nuovo frantoio pubblico di Marone aprirà e inizierà a lavorare. Lo farà all’interno dell’ex opificio Cittadini in ristrutturazione e proprio all’avvio di una stagione promettente per frantoiani e raccoglitori sebini, in cui la produzione di olio è prevista abbondante e le olive sono particolarmente sane, perché, probabilmente per la prima volta negli ultimi trent’anni, sia i patogeni che nelle ultime stagioni avevano messo in crisi piante e frutti, sia la terribile mosca olearia, non si sono visti, tenuti alla larga da un’estate molto calda e secca.
A rodare il nuovo frantoio saranno da lunedì 12 ottobre i due frantoiani addetti al collaudo dell’impianto e al suo utilizzo, uno a Marone per insegnarne l’uso corretto e l’altro che poi nelle settimane seguenti sarà l’addetto alla conduzione, con la collaborazione di due operai. Come raccontato dal sindaco Alessio Rinaldi, «A essere molite per prime nel collaudo saranno le olive comunali, quelle raccolte in questi giorni dagli ulivi che si trovano nei parchi pubblici e nelle aiole. Terminato il primo breve periodo, il frantoio aprirà e inizierà ad accettare le prenotazioni per le macinature dei clienti».
Il percorso
Per Marone la presenza del nuovo frantoio ha un valore anche collettivo che va al di là delle singole produzioni private, perché – come spiegato più volte dal vicesindaco Mauro Zanotti – esserne dotati è indispensabile per il lavoro di coinvolgimento delle aziende agricole del territorio (Marone conta 17mila ulivi) e per la crescita del prodotto rispetto al mercato, come richiesto da tutti i disciplinari, in un percorso che dovrebbe portare gli olivicoltori a qualificare il loro olio con una Deco.
Il laboratorio di molitura ha lo scivolo di ingresso su via Roma ed è ospitato in uno spazio di 500 metri quadri nell’ex Cittadini. È un impianto a ciclo automatico e continuo con una potenzialità di 1200-1300 chili di olive macinabili l’ora. Conta sulla possibilità di compiere tre carichi contemporaneamente di quattro quintali ognuno, e tra una macinatura e l’altra auto-lava gli ingranaggi per evitare che i diversi prodotti lavorati si contaminino tra loro, una caratteristica sempre più richiesta da chi produce extravergine. L’investimento per l’impianto è stato di 200mila euro, finanziati dall’assessorato all’Agricoltura di Regione Lombardia.



