Un gioco da tavolo per raccontare la Valle Camonica attraverso uno dei suoi patrimoni più identitari, ovvero il legno, i mestieri artigiani, le botteghe, i gesti tramandati e reinventati nel tempo. Si chiama «Marengù - Saperi artigianali del legno» ed è il risultato finale del progetto Modellare il tempo (Living heritage dei territori alpini), promosso dall’Archivio di etnografia e storia sociale della direzione generale Cultura della Regione.
Il debutto
Il gioco è stato presentato nei giorni scorsi al centro Ca’Mon di Monno, all’interno di un’iniziativa comunitaria che ha visto una «giocata artigiana» collettiva, affiancata da laboratori creativi e dalla mostra fotografica Venature, che restituisce «la densità umana e culturale di mestieri che ancora oggi costruiscono identità e appartenenza».

Il gioco da tavolo riesce a trasformare il patrimonio culturale immateriale in un’esperienza attiva, accessibile e condivisa. Attraverso le sue meccaniche, Marengù accompagna i partecipanti dentro la vita di bottega, nei processi di apprendimento informale, nella trasmissione dei saperi e nel valore sociale dell’artigianato. Insomma, in un modo contemporaneo per parlare di mestieri antichi, creando un ponte tra passato e futuro.
Il metodo
Il progetto ha coinvolto sei giovani provenienti da tutta Italia, affiancati dalla tutor artistica Moira Ricci e dalla facilitatrice di comunità Sandra Simonetti.
Il gruppo ha incontrato artigiani, studenti, enti e realtà del territorio camuno, entrando nei laboratori e osservando da vicino gesti, strumenti, materiali e luoghi della lavorazione del legno. Da questo percorso è nato un esito originale, edito da Officina Meningi e realizzato da Alessandro Buniotto ed Elena Mutti di Boardgames Academy, con le illustrazioni di Andrea Longhi.
A Palazzo Lombardia
Al centro c’è un sapere profondamente camuno: in Valle il legno non è infatti solo materia prima, ma è anche casa, architettura, arredo, scultura sacra, lavoro quotidiano, memoria familiare e comunitaria. È una presenza che attraversa paesi, chiese, laboratori e oggetti d’uso, resistendo anche in un tempo dominato da materiali più economici e impersonali.

«Il progetto - dicono gli organizzatori - rappresenta un esempio concreto di salvaguardia partecipata del patrimonio vivente. Questo significa non solo conservare, ma anche rendere attuali i saperi, farli incontrare con nuovi linguaggi e restituirli alla comunità». Dopo l’appuntamento in programma a Monno, una seconda tappa di presentazione è prevista il 14 luglio a Palazzo Lombardia a Milano.



