Brescia sta cambiando pelle, orientandosi sempre più verso un futuro turistico. Le iniziative volte ad accrescere tale dimensione si moltiplicano e trovano conferma sia nei numeri sia nei fatti. C’è però un aspetto sul quale, elenchi alla mano, il capoluogo continua a rincorrere la Provincia, e con essa si intende principalmente il Garda: il lusso. In città non ci sono infatti né ristoranti insigniti della stella Michelin né hotel o relais del segmento luxury, sebbene esista un cinque stelle e cioè l’Hotel Vittoria in via X Giornate.
Sia chiaro, ciò non significa che manchino offerte di livello in città. La già citata Guida Michelin – che per onor di cronaca non è certo l’unico metro di giudizio quando si parla di alta ristorazione – per esempio segnala tra i luoghi consigliati locali quali Forme, Il Rivale in Città, Trattoria Porteri, Il Labirinto e Carne e Spirito, Lanzani Bottega & Bistrot, Castello Malvezzi, La Porta Antica, Carlo Magno. Oltretutto a due passi c’è lo stellato Miramonti l’Altro guidato dallo chef Philippe Léveillé.
I numeri
Se però si amplia lo sguardo alla provincia, il confronto col Benaco è impietoso. Solo sulla sponda bresciana del lago si contano 10 stellati sui 15 totali della provincia, compagine guidata dal due stelle Villa Feltrinelli di Stefano Baiocco (l’unico con tale riconoscimento nel Bresciano). Sono invece ben 17 le strutture ricettive di lusso che si affacciano sulle acque del Garda: alberghi storici, boutique hotel e grandi resort, con l’offerta che anno dopo anno continua ad ampliarsi (ultima inaugurazione il Falkensteiner Park Resort a Salò).
Perché il Garda

La domanda perciò sorge spontanea: perché il lusso è prerogativa del Garda e non della città? Ovviamente la risposta è sfaccettata ma poggia le sue basi sulla diversa domanda turistica tra lago e capoluogo. Nel primo caso la componente internazionale dei turisti è più ampia, e con essa la capacità di spesa, e la stagione è più estesa nell’arco dell’anno. Imprenditorialmente parlando risulta perciò più sostenibile economicamente investire in resort, benessere e ristorazione di alto livello: in parole povere metto i soldi dove so che ne farò.
Si innesta quindi un altro elemento complementare. Sul lago alberghi e alta cucina possono sostenersi reciprocamente, come accade col già citato Villa Feltrinelli, che trova casa nel Grand hotel Villa Feltrinelli, o col Fagiano legato al Grand Hotel Fasano. Tradotto: ospito un cliente con elevata capacità di spesa, va da sé che garantirgli una ristorazione di lusso è quasi una conseguenza logica.
C’è poi una componente che in questo caso riguarda direttamente gli stili di consumo dei bresciani, tradizionalmente legati all’esperienza del «fuori città», che molto spesso scelgono di spostarsi in provincia per mangiare.
Non solo hotel e ristoranti

Detto questo, a Brescia spiccano eccellenze che sono tranquillamente collegabili al mondo del luxury. Esempi sono la Pasticceria Veneto della famiglia Massari, Bedussi, le pizzerie Inedito e La cascina dei sapori (è però a Rezzato) dello chef Antonio Pappalardo, rappresentano vette di ospitalità, servizio e arte pasticcera e culinaria. E si profila anche una svolta. In piazza Loggia sorgerà Casa Fasoli, struttura ricettiva che ha annunciato di voler ottenere la classificazione 5 stelle lusso, il massimo previsto dal sistema nazionale. Una novità per il capoluogo, quasi a voler dire che ora anche Brescia è pronta a dire la sua quando si parla di segmento luxury.




