Una morte che finisce sotto i riflettori della magistratura. É quella di Franco Ducci, ottantacinquenne di Chiari, dimesso dall’ospedale di Comunità di Palazzolo sull’Oglio e risultato positivo alla legionella, deceduto nella notte tra mercoledì e giovedì al Civile. A dare la notizia è stata la figlia Paola, che 15 giorni fa aveva contattato il Giornale di Brescia preoccupata per la situazione. «Sono state settimane complicate – racconta la figlia –. Papà ha lottato fino all’ultimo, ma non ce l’ha fatta». E ora la Procura vuole vederci chiaro. Il pm di turno ha infatti disposto il sequestro della salma e l’autopsia. Slittano così a data da destinarsi i funerali.
La ricostruzione
Franco Ducci aveva accusato un infarto intestinale ad agosto. Dopo il ricovero e l’operazione d’urgenza al Civile è stato trasferito nella struttura di Palazzolo e dimesso il 30 settembre. I familiari, vedendo che non accennava a miglioramenti, lo hanno portato al pronto soccorso di Chiari, con i medici che lo hanno fatto tornare a casa dopo 48 ore. L’uomo però ha continuato ad accusare dolori fortissimi ed è quindi stato ricoverato nuovamente. Ed è a quale punto che gli esami hanno rivelato la positività alla legionella. Nella notte tra mercoledì e giovedì il triste epilogo.
«Per la legionella non sappiamo ancora nulla – spiega la figlia –. Sono venuti a fare il prelievo dell’acqua anche a casa di mio padre. Le sue condizioni erano di fragilità, ma penso che il batterio abbia dato il colpo di grazia». Ora i familiari attendono l’esito degli esami per capire se il padre abbia effettivamente contratto il batterio all’interno della struttura di Palazzolo. Nel frattempo, l’Asst Franciacorta, interpellata, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
Conosciutissimo
Franco Ducci, residente a Chiari, era un uomo molto attivo nella comunità. Sui social lo hanno infatti ricordato con messaggi di affetto e cordoglio. Le sue più grandi passioni erano la musica e l’atletica.
Fu presidente onorario dell’Atletica di Chiari 1964 Libertas oltre ad essere tra gli ideatori del Palio delle Quadre, competizione internazionale di salto con l’asta in piazza, giunta nel 2026 alla sua 48esima edizione. «Sapeva parlare ai giovani – così lo ricorda la figlia Paola –. Mio papà mi ha trasmesso l’amore per la cultura, per l’arte e per i viaggi. Era molto amorevole e legato alla famiglia». Franco Ducci lascia tre figli: oltre a Paola, anche Elisabetta e Giovanni.

Il cordoglio
«Franco Ducci è una storica figura dell’atletica bresciana: in gioventù lanciatore di peso, poi colonna dirigenziale dell’Atletica Chiari 1964 Libertas, di cui è stato anche presidente. Franco, però, ha legato soprattutto il suo nome al Salto con l’Asta internazionale in piazza Zanardelli», che proprio nel 2026 ha toccato quota 40 edizioni e ancora oggi rappresenta, dentro il Palio delle Quadre, «una delle più longeve rassegne di Street Athletics al mondo, inventata dallo stesso Ducci nel 1987, assieme a Mauro Begni e Daniele Rapetti». Così la Fidal Lombardia ricorda, commossa, la figura di Ducci, salutato direttamente dal presidente regionale dell’atletica, Luca Barzaghi. Forte emozione anche per Roberto Goffi, oggi assessore comunale allo sport, già vicepresidente Fidal Lombardia e soprattutto storico speaker delle Quadre: «Chiari è orfana di un grande uomo, un amico, una persona competente con cui confrontarsi in modo schietto, un amante della cultura, dello sport e della musica. Grazie Franco, per quanto ci hai donato. Ti devo molto, tu mi hai messo in mano il microfono spronandomi a presentare ed a fare lo speaker. Tu ci hai fatto amare l’atletica leggera con la tua passione con la tua gioia di stare in mezzo ai giovani».
Per il sindaco di Chiari, Gabriele Zotti, Ducci «è stato fondamentale; attraverso il suo costante impegno civico, ha saputo indirizzare Chiari verso una strada ben chiara e definita. Gli va riconosciuta una straordinaria forza civica. Per questo motivo saremo vicini alla famiglia nel momento dell'ultimo saluto, per rendere omaggio a una persona che ha dato così tanto alla nostra città».
(Daniele Piacentini)



