Dal viaggio d’élite all’overtourism, fino alla sfida della sostenibilità. Oggi il più grande lago italiano richiama ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo, ma tutto ebbe inizio oltre due secoli fa, quando il Benaco era ancora una meta riservata a pochi viaggiatori.
Le origini
Nell’Ottocento furono gli intellettuali, gli artisti e gli aristocratici europei a scoprire le rive gardesane: attratti dal clima mite, dalla vegetazione quasi mediterranea e da un paesaggio unico, inserirono il lago tra le tappe più suggestive dei loro viaggi in Italia.
A contribuire alla sua fama furono anche le pagine di Johann Wolfgang von Goethe, che nel suo «Viaggio in Italia» descrisse con entusiasmo la bellezza del Garda, trasformandolo nell’immaginario europeo in un luogo di armonia e luce.
La svolta
La vera svolta arrivò però nella seconda metà dell’Ottocento, con la costruzione della ferrovia Milano-Venezia. Le stazioni di Desenzano e Peschiera resero il lago facilmente raggiungibile, favorendo la nascita dei primi grandi alberghi, delle pensioni e delle ville per la villeggiatura.
Località come Gardone Riviera, Sirmione, Limone e Riva del Garda divennero sinonimo di soggiorni eleganti, benessere e cure climatiche, frequentate soprattutto da ospiti tedeschi e austriaci.
Dopo la Seconda guerra mondiale il Garda cambiò nuovamente volto. Il boom economico, la motorizzazione di massa e la crescita del turismo internazionale portarono sulle sue rive un numero sempre maggiore di visitatori.
Accanto agli hotel sorsero campeggi, residence e villaggi turistici, mentre il lago ampliava la propria offerta con la vela, il windsurf, la mountain bike, i parchi divertimento e un calendario sempre più ricco di eventi.
La sfida del futuro
Negli ultimi decenni il turismo gardesano ha saputo evolversi ancora, puntando sulla qualità dell’accoglienza, sull’enogastronomia, sull’outdoor e sulla valorizzazione dei borghi storici e del patrimonio culturale.
Oggi resta aperta la sfida più importante: conciliare il successo turistico con la tutela di un ecosistema fragile e di un paesaggio che rappresenta la vera ricchezza del lago. Perché il futuro del Garda passa dalla capacità di preservare quell’equilibrio tra natura, storia e ospitalità che, dall’Ottocento a oggi, continua a renderlo una delle destinazioni più amate d’Europa.



