Cronaca

«Reti vuote nel lago d'Iseo»: che fine hanno fatto le sardine?

Crollo verticale delle catture di agoni sul Sebino, con i pescatori costretti a fermarsi per salvare la specie. A mettere in crisi il pesce simbolo del lago il caldo, le alghe e la presenza sempre più aggressiva del siluro
Flavio Archetti
Sardine essiccate a Monte Isola © www.giornaledibrescia.it
Sardine essiccate a Monte Isola © www.giornaledibrescia.it

L’agone, più noto come sardina di lago, è sempre stato il pesce più numeroso presente nel Sebino. Ci sono state stagioni, anche recenti, in cui se ne sono pescati molte migliaia. Quelle stagioni però oggi sono lontane. Anche questo giugno, come quello degli ultimi tre anni, di sardine se ne sono viste pochissime.

Stando alle testimonianze di chi si è messo sulle rive del lago con la canna da pesca, o dei professionisti che hanno calato le reti, «nelle ceste ne sono finite forse un decimo delle quantità a cui si era abituati».

Le cause

Per i professionisti le catture sono state anche più difficili per i divieti, se si considera che nel periodo dal 15 al 30 giugno le regole regionali hanno concesso uscite solo il martedì e il giovedì, mentre i dilettanti hanno potuto pescare di lunedì, sabato e domenica. «Quello delle sardine è stato un anno di reti vuote - racconta il pescatore professionista, clusanese, Raffaele Barbieri -. Quantificare è difficile ma posso dire che si rientrava con 40-50 esemplari, non di più. Con queste condizioni è quasi inutile dedicarci tempo e abbiamo deciso di fermarci per preservare quel poco che rimane, e dare la possibilità alla colonia di rifarsi».

Le colpe? Per il pescatore pilzonese Marzio Danesi, «una buona parte del danno è riconducibile alla presenza sempre numerosa del pesce siluro, costantemente in agguato vicino alle rive dove avviene la deposizione delle uova, e pronto a fare stragi. A tenerle lontane potrebbe aver contribuito anche il caldo, che ne induce la migrazione verso il centro del lago dove l’acqua è più fresca».

Non va dimenticata, per completare il discorso, la pressione esercitata dalle attività umane. In questo momento di clima anomalo intanto si è fatta dura anche la pesca di altro pesce, tra cui il coregone, «perché - come osservato ancora da Barbieri - l’acqua è piena di alghe che imbrattano le reti e le rendono più visibili al pesce.

Di buono invece c’è la presenza di un’alga nuova che cresce fino alla superficie e forma un barriera in cui possono essere nascoste le uova e in cui gli avannotti possono trovare rifugio dai predatori».

Nuove regole

Quello attuale è un periodo caldo per la pesca bresciana e lombarda, partecipata da circa 80mila pescatori, anche per l’avvento di alcune modifiche al regolamento regionale approvate in settimana.

Tra le novità principali approvate dalla Commissione Agricoltura del Pirellone c’è l’introduzione del libretto segna catture digitale, che per i primi due anni sarà facoltativo e affiancherà l’attuale libretto cartaceo, e l’avvento dal 2027 di un contributo simbolico di 5 euro da destinare al miglioramento delle politiche di tutela e promozione della pesca sportiva. Le priorità di intervento saranno individuate attraverso il Tavolo Blu, composto dall’assessore regionale e dai rappresentanti delle associazioni della pesca sportiva maggiormente rappresentative.

Ritirato per il momento l’inasprimento delle sanzioni, una mossa chiesta dal gruppo di Forza Italia che la Lega ha accolto, riservandosi di aggiornarlo e approfondirlo a fine mese all’approvazione del bilancio.

«La volontà in questo caso - ha precisato il gruppo leghista - è rendere le norme più efficaci contro chi non rispetta le regole, senza penalizzare i pescatori corretti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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