Ambiente

Sardine quasi sparite dal lago d’Iseo: grido d’allarme dei pescatori

Dopo l’alborella, i gamberi, le tinche e le anguille, un’altra specie ridotta al lumicino: la colpa sarebbe dei troppi predatori come il pesce siluro
Flavio Archetti
Sardine pescate
Sardine pescate

Chi non ricorda il numero enorme di sardine – nome scientifico agone – che si sono pescate per anni sul Sebino? Se ne trovavano ovunque e riempivano le ceste anche i dilettanti meno abili, tanto erano abbondanti. Due anni fa qualcuno (e non era l’unico) dopo averne pescate in eccesso le aveva addirittura sparse al limitare del bosco, sopra Marone, dando luogo a uno spreco che tra noi negli ultimi anni era diventato una cosa normale.

Il fenomeno

L’abbondanza però oggi sembra essere finita. Le prime avvisaglie si sono avute l’anno scorso, quando per la prima volta dopo un lungo periodo di presenza a bizzeffe si era iniziato a sentire dire sia ai pescatori dilettanti assiepati lungo le sponde del lago, sia ai professionisti delle reti, «de sardene chest’an ghe n’è de meno». La spia d’allarme, per lo più inascoltata, si è trasformata quest’estate in allarme vero e proprio, perché come ci hanno raccontato i pescatori di professione iseani Marzio Danesi (di Pilzone) e Raffaele Barbieri (di Clusane), «quest’anno non ce ne sono».

Il fenomeno non è nuovo per il lago d’Iseo, e probabilmente per gli altri laghi. Una cosa simile, anche se la riprova si potrà avere solo nei prossimi anni, si è già vista nel recente passato con l’alborella, i gamberi, le tinche, le anguille e le scardole, tutte specie un tempo abbondanti e oggi ridotte al lumicino.

La situazione

Cosa sta succedendo? «La pesca è aperta solo dal 15 giugno ma è già bastato per rendersi conto che le pescate si sono fatte misere – racconta Raffaele Barbieri, pescatore con un passato da consigliere comunale delegato alla pesca –. Quest’anno per gli agoni sono uscito poco ma quando getti le reti e ne trovi 20-30 vuol dire che qualcosa non va. L’altra sera avevo davanti a me otto barche, tutte senza pescato. Un altro brutto segno è il fatto che quelle che si pescano sono tutte di taglia grossa e mancano i piccoli».

Cosa fare

Le cause? Per Marzio Danesi i motivi sono più di uno ma il principale sarebbero «i predatori d’acqua, sopra tutti il siluro, ma anche gli uccelli acquatici, come gli svassi, le anatre e i cormorani, presenti sull’Iseo a migliaia, che non solo si mangiano le sardine ma fanno incetta delle loro uova già depositate vicino alle rive».

Per rimediare a questo drastico calo si sta già pensando di incubare anche le uova di agone. Due anni fa, diretto dall’ittiologo Marco Mancini, si è già compiuto un esperimento che ha dato risultati incoraggianti, con buone percentuali di schiusa e crescita. Speriamo però che non rimanga l’unica via percorribile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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