Tra identità storica e nuove etnie: la sfida culturale di Fiumicello
Si chiamava Borgo Milano e la sua vita sociale ruotava intorno all’asse principale che gli dava nome, via Milano. Un piccolo villaggio in cui i legami si costruivano nelle osterie di un tempo: luoghi di ritrovo di pescatori, viandanti e lavoratori di passaggio. Quel borgo era attraversato dalla roggia Fiumicella, un corso d’acqua scomparso, di cui oggi ne rimane solo il nome di un quartiere: Fiumicello.
Identità
Siamo in un rione in cui il tessuto sociale appare diviso in due: da una parte gli over 70 e dall’altra famiglie di origine straniera. Su un totale di circa 6.800 abitanti, oltre 1000 hanno età pari o superiore a 65: «La presenza di anziani è significativa – sottolinea il presidente del Consiglio di Quartiere Alberto Di Martino –. Attualmente gli unici spazi di aggregazione sono l’oratorio e la parrocchia di Santa Maria Nascente, che svolgono un ruolo prezioso, ma non sufficiente a rispondere ai loro bisogni».

Per favorire la permanenza e sostenere l’autonomia della popolazione più fragile sono stati realizzati anche degli appartamenti. Tuttavia, ribadisce Di Martino, «le soluzioni non bastano. Per questo motivo, tra le proposte avanzate dal Cdq nell’ambito del bilancio partecipativo, c’è anche la realizzazione di un centro anziani».
Sul fronte opposto cresce il numero di persone con background migratorio. Con una percentuale pari al 38,7% sul totale della popolazione, Fiumicello si classifica al primo posto per numero di residenti stranieri. Una presenza che si riflette in primis nelle scuole del territorio: nella primaria Alessandro Volta e nella secondaria di primo grado Romanino.
«In quest’ultima la percentuale di stranieri sfiora il 100% – prosegue il membro del Consiglio –. È lo specchio del quartiere, in cui si parlano circa 70 lingue». Una ricchezza culturale che comporta tuttavia complessità nei percorsi di integrazione e apprendimento: «Difficoltà di integrazione, dispersione scolastica e rallentamento nei programmi. Così sempre più famiglie italiane, ma anche straniere ben integrate, scelgono di iscrivere i propri figli in altre zone della città». Per far fronte alle nuove sfide il Cdq ha proposto di rendere la secondaria di primo grado una scuola internazionale con lezioni in lingua inglese per facilitare l’apprendimento e abbattere le barriere linguistiche.
Accanto ai poli formativi sopra citati, ci sono poi la scuola materna Fiumicello, l’asilo nido privato Il Mondo del Colore e l’Istituto tecnico-professionale Mariano Fortuny (mentre il distaccamento, il Mariano Fortuny-Moretto, si trova in via Luigi Apollonio, 21). Completano il quadro alcune classi della Scuola Bottega Artigiani che hanno sede all'interno dell’oratorio.
Associazioni e socialità
Proprio questo, insieme alla parrocchia Santa Maria Nascente, propone attività ludiche, formativo-sociali e servizi doposcuola, anche se negli anni ha perso parte della sua vocazione: «Molti dei bambini che abitano il nostro quartiere non solo frequentano altri istituti, ma vivono persino i luoghi di aggregazione altrove. Il risultato? Oratori vuoti e grest assenti».
Accanto alle due realtà opera la cooperativa San Giuseppe, fondata nel 1980 dal parroco Don Roberto Fè, che offre vitto e alloggio a persone con disabilità fisiche e mentali. Il dormitorio San Vincenzo invece dà alloggio per i senza fissa dimora e le famiglie in difficoltà. Molto attivo anche il Punto di Comunità che accoglie gli extracomunitari, ascoltando i loro bisogni e li orienta verso istituzioni competenti.

Di integrazione e promozione sociale se ne occupano invece tre realtà che hanno sede in via Milano: la biblioteca sociale Porto delle Culture, la Casa del Quartiere e la cooperativa ManoLibera. Quest’ultima è promotrice del progetto «Camper Randagio», rivolto a giovani in situazione di disagio sociale: «La scorsa estate i volontari hanno organizzati momenti di aggregazione con musica, cibo e divertimento».
Viabilità, traffico e criticità
Il tessuto sociale di Fiumicello si intreccia a quello economico. E via Milano ne è il cuore pulsante, con i suoi numerosi negozi etnici che rappresentano ormai la maggioranza delle attività. Una ricchezza, «ma anche una sfida per gli esercizi storici che faticano a resistere». Sono proprio questi a lamentare «degrado sociale, abbandono di rifiuto, spaccio e scarsa illuminazione». A questi si aggiungono «problemi di inquinamento acustico, traffico di auto e carenza di parcheggi».
Le proposte
Per far fronte alla situazione il Consiglio di Quartiere ha richiesto una maggiore presenza delle Forze dell’ordine, l’installazione di telecamere in aree particolarmente sensibili al degrado sociale e il potenziamento dell’illuminazione. «Proposte che sono state ascoltate, ma che tuttavia non sono sufficienti».
Soluzioni attuate anche in vista dei numerosi cambiamenti che Fiumicello sta vivendo. Tra i tanti ricordiamo il futuro insediamento dell’azienda Intred nell’area ex Ideal Standard «con data center, uffici, parcheggi e strada di collegamento». E infine la bonifica dell’area Caffaro, dove da poco è iniziata la demolizione degli edifici.
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