Un mazzo di carte nello zaino occupa meno spazio di una crema solare, e può essere considerato altrettanto fondamentale. Una box di un piccolo gioco in scatola formato viaggio può stare tra un libro e un telo mare. Eppure, se la scelta è buona, entrambi possono salvare una serata in campeggio, un pomeriggio troppo caldo, una vacanza con gli amici.
Sì, perché i giochi da tavolo, negli ultimi anni, sono usciti dal perimetro dei grandi classici da armadio (Risiko, Monopoly, Cluedo, Taboo) e sono diventati un piccolo universo variegato, che raccoglie fan di qualsiasi età. Lo confermano anche i numeri di Play-Festival del Gioco, che nel 2026 ha portato a BolognaFiere oltre 35mila visitatori unici, con 43mila metri quadrati coperti, quattro padiglioni e più di 3mila tavoli di gioco gratuiti. Non più, insomma, una nicchia per appassionati, ma una forma di intrattenimento sempre più trasversale.
A raccontare la stessa direzione, su scala internazionale, è anche il primo Tabletop Game Barometer, l’indagine globale dedicata al mondo dei giochi da tavolo e di carte, realizzata da Asmodee, uno dei principali editori e distributori di giochi da tavolo a livello mondiale, con Kantar, società internazionale specializzata in ricerche di mercato: secondo l’indagine, i giochi da tavolo e di carte sono sempre più percepiti non solo come passatempo, ma come strumenti di relazione, benessere e socialità lontana dagli schermi.
E dunque, quale periodo migliore se non l’estate, per dedicarsi a questi passatempo? La buona notizia è che da un po’ non servono più necessariamente tavoli enormi, regolamenti da studiare per ore o gruppi di amici già allenati. Molti titoli contemporanei si spiegano in pochi minuti, si giocano in un quarto d’ora, coinvolgono adulti e bambini, stanno in una pochette e funzionano anche quando la compagnia è mista: chi gioca sempre, chi non gioca mai, chi dice «io guardo» e poi alla seconda mano è già dentro.
Quali giochi provare
Tra i titoli più adatti a questo spirito ci sono i giochi di carte rapidi, quelli che mescolano memoria, fortuna, colpo d’occhio e un minimo di strategia. «Trio», per esempio, è una piccola evoluzione del Memory: bisogna trovare tre carte uguali, pescandole dal centro del tavolo o dalle mani degli altri giocatori. Si capisce subito, genera risate e sospetti e una partita tira l’altra.
Nella stessa categoria, «Sea Salt & Paper» porta al tavolo un immaginario marino (perfetto per la spiaggia) fatto di origami, collezioni di carte e piccole scommesse sul momento giusto per chiudere la mano.
Per le serate in gruppo, invece, servono giochi capaci di rompere il ghiaccio. Qui il party game resta imbattibile. «Hitster», ad esempio, funziona con le canzoni: si ascolta un brano e bisogna collocarlo nella propria linea del tempo musicale, provando a indovinare se sia uscito prima o dopo quelli già raccolti. Non bisogna essere enciclopedici, spesso basta ricordare un’estate, un film, un ballo, una radio accesa in macchina. È un gioco che porta fuori aneddoti, gusti musicali e ricordi, e proprio per questo funziona bene anche con gruppi di età diverse.
Per chi preferisce le parole e le associazioni, restano validissimi titoli come «Just One», cooperativo e immediato, perfetto per le famiglie, oppure «Wavelength», dove il gioco diventa quasi una conversazione: bisogna far capire agli altri dove si collocherebbe un indizio lungo una scala invisibile, tra due estremi.
In coppia
Per le serate gioco a due la scelta è ampia e interessante. «Sky Team» è uno dei titoli più riusciti degli ultimi anni: due giocatori diventano pilota e copilota e devono far atterrare un aereo coordinando dadi, manovre, carrello, flap, velocità e comunicazione limitata. È collaborativo, teso, quasi cinematografico e ha quel tipo di difficoltà progressiva che fa dire: «Riproviamo, stavolta ce la facciamo».
Più diretto e competitivo è «Toy Battle», un gioco tattico per due, veloce e molto rigiocabile, con battaglie tra giocattoli e partite che durano abbastanza poco da poter diventare una piccola sfida quotidiana.
Per le famiglie
Per le famiglie, la regola è sempre più chiara. Il gioco deve includere, non mettere alla prova. Con i bambini funzionano i titoli in cui si capisce cosa fare guardando gli altri, dove la fortuna aiuta a riequilibrare il tavolo e dove l’adulto non è costretto a «far vincere» nessuno.
«Dobble» resta un classico contemporaneo per rapidità e colpo d’occhio. «Sushi Go!» è una buona porta d’ingresso ai giochi di carte moderni, perché introduce scelte e combinazioni senza appesantire. «Dragomino», pensato anche per i più piccoli, usa la logica del domino e la trasforma in un’esplorazione colorata, con tessere, paesaggi e cuccioli di drago.
Chi invece vuole approfittare dell’estate per provare qualcosa di un po’ più strutturato può guardare ai cosiddetti «family plus»: giochi accessibili, ma con abbastanza profondità da interessare anche chi è già abituato al tavolo. «Faraway» è un esempio interessante. Si gioca andando avanti, ma si calcola il punteggio guardando indietro, come se il viaggio acquistasse senso solo al ritorno. «Castle Combo» lavora invece sugli incastri tra carte e personaggi, con una griglia personale da costruire poco alla volta.
«Botanicus», premiato come Gioco dell’Anno 2025, porta invece i giocatori dentro la cura di un giardino botanico. È competitivo, ma conserva un’idea di gioco ordinata, accessibile e visivamente piacevole. Non sono titoli da aprire sotto l’ombrellone, ma possono essere perfetti per una sera di pioggia o per una vacanza in cui c’è voglia di sedersi attorno a un tavolo.
I grandi classici
Infine, i grandi classici. Perché se è vero che il mondo dei giochi da tavolo si è allargato, contaminato e rinnovato, è altrettanto vero che alcuni titoli continuano a funzionare proprio perché tutti, o quasi, li conoscono già.
«Uno», «Taboo», «Cluedo», «Risiko», «Trivial Pursuit», «Monopoly», ma anche classici più recenti come «Dixit», «Ticket to Ride», «Carcassonne” e «Exploding Kittens».



