Molti hanno sperato che le immagini diffuse sul web (un giovane che, aggrappato al cofano dell’auto, si fa portare in giro nel parcheggio del McDonald’s di Ghedi) fossero frutto dell’intelligenza artificiale.
Se fosse così, visto quanto accaduto pochi giorni fa a Roccafranca, dove il 22enne Pio Domenico Fazzolari è morto cadendo a terra dopo aver perso la presa del cofano dell’auto al quale era aggrappato, quelle immagini taggate Ghedi andrebbero derubricate a misero espediente per acchiappare qualche like.
Purtroppo però pare che l’intelligenza artificiale non c’entri niente: nella notte tra sabato e domenica, il parcheggio del McDonald’s ha fatto per davvero da teatro ad un gesto tanto stupido quanto pericoloso. Tecnicamente la bravata ha un nome: «Car surfing». Fa parte della più ampia categoria delle cosiddette «challenge social», competizioni virali tra giovani volte a ricercare l’approvazione del gruppo.
Se la storia non insegna niente, la cronaca fa altrettanto. A poche ore dal funerale di Pio Domenico (celebrato solo sabato), forse per spirito di emulazione, o forse per dimostrare chissà cosa a chissà chi, un altro giovane ha pensato di imitare un gesto che solo poche ore prima era costato la vita ad un ragazzo di 22 anni. Sicuramente una bravata. Ma ne vale la pena? E cosa si può fare per evitare che scene del genere non accadano più?
«Ghedi ha un territorio di oltre 60 chilometri quadrati – dice Enrico Cavalli, comandante della Polizia locale di Ghedi –. Impossibile controllarli tutti a tutte le ore. Le nostre pattuglie stazionano spesso nel parcheggio del McDonald’s, ma ovviamente non possono fermarsi 24 ore su 24. Chi vuole fare idiozie aspetta che le forze dell’ordine si allontanino, poi entra in scena». Qualcosa si sta facendo: «Lunedì – anticipa Cavalli – sono in programma gli esami scritti per l’assunzione di un altro agente, così da implementare l’organico». Ben venga. Però temiamo che il car surfing non dipenda dal numero di pattuglie in servizio. Fosse così, sarebbe tutto più semplice.



