Buttare oggetti che potrebbero ancora funzionare è ormai un’abitudine. Una lavatrice ferma per un pezzo guasto, un telefono che non tiene più la carica: sostituirli sembra spesso più semplice che trovare chi li aggiusti o un ricambio a un prezzo sostenibile. Da alcuni giorni però le regole sono cambiate: il 22 ottobre è entrato in vigore in Italia il decreto sul diritto alla riparazione, che recepisce una direttiva europea. L’obiettivo è far durare più a lungo i prodotti, rendendo più facile aggiustarli e riducendo così i rifiuti e il consumo di materie prime. Una questione che riguarda milioni di tonnellate di apparecchi: secondo Eurostat, nel 2024 nell’Unione europea sono stati raccolti 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici. In Italia il Rapporto annuale 2025 del Centro di coordinamento Raee ne registra quasi 367mila di provenienza domestica avviati al trattamento.
Cosa cambia
Ma che cosa cambia quando qualcosa si rompe? Prendiamo una lavatrice comprata da pochi mesi. Se il guasto è coperto dalla garanzia, ci si rivolge al venditore e l’intervento è gratuito. Con le nuove regole chi sceglie la riparazione al posto della sostituzione ottiene un anno di garanzia in più sull’intera lavatrice, non soltanto sul pezzo cambiato. Il vantaggio viene riconosciuto una sola volta e riguarda gli acquisti conclusi dal 31 luglio 2026. La riparazione può però essere esclusa se è impossibile o comporta costi sproporzionati rispetto alla sostituzione.
Quando invece la garanzia è scaduta, il cliente può rivolgersi al produttore, che ha l’obbligo di riparare il bene, salvo che sia impossibile. Questo non significa che qualsiasi oggetto debba essere aggiustato per sempre. La regola riguarda soltanto i prodotti e i componenti per i quali le norme europee prevedono obblighi di riparazione. Tra gli apparecchi interessati ci sono lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, aspirapolveri, televisori, smartphone e tablet. Possono rientrare anche prodotti acquistati anni fa, purché rispettino le condizioni stabilite per quella categoria: la durata dell’obbligo di fornire i ricambi, per esempio, cambia secondo l’apparecchio e il pezzo necessario.
Tempi e costi
Quanto si paga? Fuori garanzia la riparazione può essere a carico del cliente. Il decreto prevede che il produttore intervenga gratuitamente oppure a un prezzo ed entro un tempo ragionevoli. Non stabilisce, quindi, un tetto di spesa o un numero di giorni valido per tutti. Impone però di pubblicare online i prezzi indicativi degli interventi più comuni e di offrire ricambi e strumenti a condizioni che non scoraggino la riparazione.
E mentre si aspetta? Per gli interventi in garanzia il venditore può mettere gratuitamente a disposizione un apparecchio sostitutivo. Fuori garanzia il produttore può offrirlo gratis oppure a un costo ragionevole. In entrambi i casi è una possibilità, non un servizio sempre dovuto. Si può anche continuare a scegliere il tecnico di fiducia. Se un telefono è già stato aggiustato nel laboratorio sotto casa, il produttore non può rifiutare una successiva riparazione soltanto per questo motivo. Sono vietati gli ostacoli tecnici e le clausole contrattuali che impediscono senza giustificazione di riparare un prodotto. I tecnici indipendenti possono inoltre usare pezzi compatibili o usati, nel rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale. Per confrontare le offerte è previsto un modulo europeo che riporta l’intervento da eseguire, il prezzo e i tempi. Il riparatore può usarlo, ma non è obbligato. Se lo consegna al cliente, deve mantenere le condizioni proposte per trenta giorni: è il tempo concesso per valutare l’offerta, non quello entro cui deve finire il lavoro. Il modulo è gratuito, mentre individuare la causa del guasto può avere un costo, che va comunicato al cliente.
Sanzioni
A vigilare è l’Antitrust: per le violazioni previste dal decreto sono stabilite multe da 5mila a 50mila euro, che salgono a 10mila e a 100mila euro nei casi particolarmente gravi o quando l’infrazione viene ripetuta.



