La Cittadella dell’Innovazione accelera, bando in primavera per la sede

Dev’essere adatta a una realizzazione «modulare» (un po’ sulla scia del concetto dei mattoncini Lego) per poter realizzare strutture «componibili» in base a chi vorrà starci, anche strada facendo. Meglio ancora se accanto c’è uno spazio sul quale fare nascere parallelamente funzioni differenti (un esempio: uffici da affittare), una sorta di compendio da poter «mettere a reddito».
E il massimo sarebbe avere al piano terra l’opportunità di fare alzare le saracinesche a piccoli spazi commerciali: un bar-tavola calda, un panificio, una tabaccheria, cose così. Eccolo, in estrema sintesi, l’identikit dell’area prediletta per fare mettere radici all’annunciata e attesa Cittadella, il quartier generale del futuro Distretto dell’Innovazione.
Ed è proprio sulla base di queste coordinate che il Comune ha iniziato da settimane la sua fase esplorativa, una caccia ai siti papabili per capire se e quali aree in città hanno le carte migliori per giocarsi ampi spazi (e vocazioni), ma soprattutto per «potersi fare avanti».
I comparti
Nell’agenda della Loggia (dove le redini dell’affaire Innovazione sono affidate all’assessore Andrea Poli) c’è infatti la prospettiva di accelerare l’iter operativo, che passa anche dall’individuazione di un’area da mettere a disposizione per realizzare la Cittadella. E siccome il Comune non ha spazi adeguati di proprietà, l’obiettivo è arrivare a indire la manifestazione d’interesse a stretto giro, il che significa entro la primavera.
Ecco perché, nelle scorse settimane, la città è stata «scannerizzata», uno screening che ha portato a posare i riflettori prima su sei aree, poi ridotte a quattro. Si tratta nel 100% dei casi di grandi siti dismessi, ma due sono stati quasi subito scartati.
Il primo polo è la ex caserma Ottaviani, che sarebbe sì subito disponibile, ma su cui pesano impegnativi vincoli della Soprintendenza. Il secondo è il maxi polo industriale Caffaro di via Nullo, archiviato come tutti i comparti che devono subire una bonifica ambientale, operazione troppo lunga e complessa per poterla conciliare con il progetto del Distretto.
A superare la prova dei criteri generali sono state invece quattro comparti: l’ex area industriale dell’Editrice La Scuola di via Luigi Cadorna: circa 28mila metri quadrati a ridosso della ferrovia. Quindi l’ex Santoni di Sant’Eufemia, dove anni fa era stata prevista la realizzazione di un maxi centro commerciale e, prima ancora, del «polo della casa», entrambi progetti mai andati infine in porto.
Anche San Polo è una zona cerchiata di rosso: nel mezzo dell’omonima via ci sono infatti i quasi 41mila metri quadrati della ex Baribbi, abbandonati da oltre vent’anni. Proprio lì la società San Polo Real Estate, società del gruppo Leone, aveva tentato di realizzare la «City of work», una sorta di città del lavoro composta da un mix funzionale: spazi per l’innovazione e startup, ma anche laboratori artigianali. Infine, c’è l’area degli ex Magazzini Generali affacciata lungo via Dalmazia, da anni al centro di una trasformazione per step.
La Fondazione
Il Comune ha molta fretta di chiudere anche la partita legata alla costituzione della Fondazione, un passaggio chiave e indispensabile perché sarà quello che andrà a definire la platea degli attori che vorranno effettivamente scendere in campo.
Ma soprattutto sarà il banco di prova che misurerà il «sistema Brescia», sollecitato anche dalla sindaca Laura Castelletti proprio a dicembre: «Il Comune - ha detto la numero uno di Palazzo Loggia - ha sempre cercato di spingere e favorire il processo, perché è inutile lamentarsi se poi non si riesce a fare sistema. Altri sono stati capaci di farlo, Brescia non è da meno: è ora di trovare una risposta concreta insieme, ma non c’è più tempo da perdere. Non possiamo rimanere indietro: dobbiamo saper guardare avanti.
Se vogliamo davvero muoverci, è il momento: sullo sviluppo, sul green ognuno va per sé o si riesce a muoversi insieme?». La risposta è affidata alle prossime settimane.
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