Un’isola, la Sardegna, fuori dal tempo e dalla storia. Un percorso che non fa sconti a nessuno, né agli abili né ai meno abili. A dimostrarlo, i racconti dei partecipanti alla sesta edizione del progetto «InSuperAbile», la staffetta inclusiva nata nel 2020 da un’idea del dottor Gabriele Rosa, presidente di Lamu (Libera accademia del movimento utile) e di Asd Rosa Running Team. Al fianco dell’associazione, anche «Se Vuoi Puoi» e «PedalAbile» rappresentate rispettivamente dai presidenti Maria Luisa Garatti e Roberto Dalla Pellegrina.
Il progetto, che porta in viaggio ragazzi e ragazze con disabilità, quest’anno ha sfidato il caldo e la fatica: da Livorno per immettersi sui 353 chilometri del Cammino di Bonaria.
Parte prima
La partenza da piazza Loggia il 19 agosto e lo sbarco ad Olbia il giorno dopo. In questa prima parte del viaggio sono stati protagonisti i ciclisti: 8 bici (di cui due tandem) per un totale di 10 persone fra accompagnatori, rappresentanti delle associazioni partecipanti al viaggio e ragazzi con disabilità. Nel gruppo c’erano Alessandro Botti e suo figlio Davide.

Per Alessandro è il terzo anno, per Davide il sesto: «È andata benissimo, bellissima esperienza. Bei posti da vedere e accoglienza meravigliosa - racconta papà Alessandro -. È un’esperienza bella da fare con il proprio figlio. Ci godiamo un po’ di tempo insieme».
Parte seconda
Da Olbia passando per Barchideddu, Alà dei Sardi, fino a Nuoro, Sedilo e con traguardo a Usellus. Nel gruppo ci sono i veterani, ma ci sono anche partecipanti alla loro prima esperienza come i coniugi Mario Bosio e Sabina Franceschini e Mariarosa Faustini: tutti sono arrivati al progetto bresciano tramite l’associazione PedalAbile. «Ho fatto il percorso in coppia con Daniel che mi sta dando una carica enorme - racconta Mario -. Va in difficoltà, ma se gli dai la carica è lui che ti traina con la felicità. Quello che diamo noi è molto meno di quello che riceviamo da questi meravigliosi ragazzi».
La staffetta ha visto il passaggio di testimone a Usellus: i ciclisti hanno fatto ritorno a casa, mentre hanno cominciato il loro viaggio i camminatori. Una trentina di persone hanno percorso il Cammino di Bonaria fino a Cagliari, passando per la visita al carcere minorile di Quartucciu:
«Quest’anno per me il momento più forte è stata la visita all’istituto penitenziario - ha spiegato l’avvocata -: una tappa importante. Camminare significa avanzare, attraversare le proprie fragilità e provare a costruire un futuro diverso. È ciò che stavamo facendo noi ed è l’augurio che abbiamo voluto portare a quei ragazzi».
Un’altra esperienza per i partecipanti che tornano a casa arricchiti umanamente: «Dal punto di vista organizzativo è stato un viaggio complesso - ha detto Mariella Faustinoni, vicepresidente di Asd Rosa Running Team e responsabile organizzativa - perchè il Cammino di Bonaria attraversa paesini con ricettività limitata. Mi ha sorpreso il supporto che abbiamo ricevuto da parte dei sardi: grande umanità. Un cammino denso di emozioni durante il quale sono nati rapporti bellissimi».



