Cronaca

Al Don Bosco tra trasformazioni urbane, sport e socialità

Tanti parchi, una rete associativa solida e un quartiere al centro di importanti interventi di rigenerazione urbana
Nada El Khattab

Nada El Khattab

Giornalista

Parrocchia Don Bosco
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Il quartiere Don Bosco

Questo articolo fa parte di una serie di reportage dedicati ai 33 quartieri di Brescia: un viaggio alla scoperta della storia, dei volti e delle trasformazioni urbane che hanno ridefinito la città. Per scoprire tutti gli altri capitoli clicca qui.

Il Don Bosco

Passeggiando nella campagna bresciana, in quella che un tempo si chiamava Bottonaga, era impossibile non notarla: piccola, in marmo bianco e immersa nel verde. Gli abitanti la chiamavano «Madunina dei custù», probabilmente per le coltivazioni di verze che circondavano l’area. Era la chiesa di Santa Maria in Silva, progettata dall’architetto Rodolfo Vantini e costruita appena fuori dalle mura cittadine. Un tempo luogo di culto frequentato da una popolazione rurale e in gran parte analfabeta, oggi svolge anche una funzione sociale ed educativa all’interno del Don Bosco. Un quartiere nato proprio da quell’antico paesaggio e trasformato, negli anni, in una delle zone più frequentate della città.

Associazioni e sport

Qui la vita sociale si vive in primis grazie alle associazioni presenti, tra queste c’è Perlar, nata nel 2016, che si occupa dell’aspetto relazione dei senza dimora. Formata da giovani volontari, l’Odv gestisce il centro diurno ricreativo «Il Riparo», dove le persone possono trascorrere il tempo insieme, leggere, guardare un film o semplicemente fare amicizia. 

All’interno della sede operano diverse realtà tra cui Palcogiovani, Emergency, Decrescita felice e il Punto di Comunità, «un progetto che nasce come snodo tra il territorio e i servizi sociali – spiega il referente Agostino Zanotti (e anche uno dei volontari partiti da Brescia verso Zavidovici in Bosnia e sopravvissuto a un attacco da parte di una banda militare, ndr) –. Il suo obiettivo è intercettare i bisogni e le fragilità che spesso non emergono attraverso i canali tradizionali». Ma non solo: la struttura svolge anche attività di ascolto e orientamento grazie a uno sportello aperto settimanalmente.

A coordinare il Punto è Adl a Zavidovici, di cui lo stesso Zanotti è fondatore, «una realtà che si occupa di accoglienza e integrazione per rifugiati politici e richiedenti asilo – gli fa eco Tiziana Cherubini, presidente del Consiglio di Quartiere –, attraverso progetti mirati, corsi di lingua italiana e percorsi di accompagnamento sociale». 

Molto attivi anche il Centro per la famiglia dell’Ats, uno spazio di supporto che promuove il benessere delle persone, la cooperativa sociale Arborea, che promuove inclusione lavorativa per persone fragili, e l’Associazione culturale Amici di Bottonaga, nata nel 1968 con lo spirito di far ritrovare vecchi amici. Anche il lavoro svolto da Spazio Lampo è prezioso: «Qui dove operano diverse realtà, tra cui Musical-Mente, Escape Dance Project e Casa dello Studente che propongono attività educative, musicali e formative rivolte ai giovani».

Socialità ma non solo, al Don Bosco anche il tessuto educativo è ricco. Il progetto Space propone, infatti, un doposcuola sportivo gratuito per i bambini delle scuole del quartiere, mentre pochi anni fa è stato inaugurato il MITA, museo internazionale del tappeto antico. 

Sul fronte sport infine è operativa Feel sport Asd, «fondata da tre ex rugbisti e impegnata nell’attività sportiva inclusiva per persone con disabilità – prosegue Cherubini –, con l’obiettivo di superare barriere fisiche e culturali attraverso l’attività sportiva».

Parrocchie e verde

Una rete associativa molto forte che lavora quotidianamente con le parrocchie Santa Maria in Silva e Don Bosco. Entrambe organizzano «attività per la cittadinanza, dai doposcuola ai grest estivi, e ospitano punti di ascolto per chi è in difficoltà – spiega il membro del CdQ –. L’oratorio Don Bosco è uno spazio educativo, così come il Centro Santa Maria in Silva che propone progetti per piccoli e le loro famiglie». Da anni viene organizzato il «Grest degli adulti», pensato per gli anziani.

Anche gli spazi verdi, «numerosi e ampi», offrono momenti di socialità. Tra i principali troviamo il parco Gallo, l’Alberini e i giardini di via Sardegna. Ci sono poi il parco Martinoni, «particolarmente significativo dal punto di vista naturalistico, poiché ospita essenze arboree tutelate a livello nazionale, e il Pescheto, recentemente interessato da interventi di riqualificazione».

Tra futuro e criticità

Proprio i parchi rappresentano un elemento di criticità all’interno del quartiere. I residenti lamentano «in particolare la presenza di persone senza fissa dimora negli spazi pubblici – chiosa Cherubini –. Un fenomeno aumentato dopo la chiusura del Freccia Rossa e favorito dal collegamento del sovrappasso di via Brozzoni con via Zara». Preoccupazioni anche in tema di parcheggi. «Pur essendo numerosi, molti stalli vengono occupati fin dalle prime ore del mattino da pendolari che raggiungono la stazione ferroviaria».

Nonostante le criticità, il Don Bosco resta un quartiere in continua trasformazione, al centro di importanti interventi di rigenerazione urbana. Tra questi si distingue il progetto «La scuola al centro del futuro», che punta a creare un nuovo polo scolastico, culturale e sociale. Nel quartiere sorgerà inoltre la nuova sede di A2A nell’area del Comparto Milano, mentre continua a crescere anche il comparto universitario e residenziale, con il nuovo studentato destinato a ospitare centinaia di studenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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